La Perugia che non funziona
Le segnalazioni dei cittadini
Certo non si può avere la perfezione ma a tutto c'è un limite: anche alla "non perfezione"!
La buona politica di un Comune inizia dal risolvere le necessità più utili e necessarie ai cittadini come, ad esempio, la manutenzione di strade e le infrastrutture ecc... che siano, sempre, adeguate alle loro necessità.
(Le segnalazioni possono essere indirizzate a: newscitypg@gmail.com )
L'eterna sfida della mobilità perugina.
La Corsa a Ostacoli contro il Tempo!
Perugia
e il Metrobus:
La nostra è
una città abituata alle pendenze, ma stavolta la salita più ripida
non è quella di via Alessi, bensì quella cronometrica. Il progetto
del Bus Rapid Transit (BRT), battezzato "Metrobus", è nato
con una promessa ambiziosa: accorciare le distanze tra la periferia
di Castel del Piano e il cuore pulsante di Fontivegge. Tuttavia, il
rapporto tra la città e quest'opera sta diventando un paradosso
temporale dove il "risparmio futuro" rischia di essere
divorato dal "caos presente".
Il
Cappio del PNRR: Una Scadenza senza appello!
Il
primo nemico del Comune non è il traffico, ma il calendario. I fondi
del PNRR sono legati a una data di scadenza tassativa (giugno 2026).
Questo ha trasformato Perugia in un cantiere a cielo aperto dove la
fretta è diventata la direttrice principale.
Il
rischio? Correre così tanto per non perdere i finanziamenti da
sacrificare la qualità dell'integrazione urbana o, peggio, lasciare
l'opera incompiuta se un solo ingranaggio della macchina burocratica
dovesse incepparsi.
Il
tempo
dei cittadini:
Un investimento
a perdere?
C'è
un divario ironico tra il tempo che il Metrobus dovrebbe far
risparmiare e quello che sta facendo perdere oggi. I cantieri lungo
l'asse via Settevalli - via Pievaiola hanno dilatato i tempi di
percorrenza dei pendolari in modo esponenziale.
Oggi:
Code chilometriche e residenti "ostaggio" dei
lavori.
Domani:
La promessa di un mezzo rapido ogni 7 minuti.
La
critica qui è d'obbligo: una comunicazione più trasparente e una
gestione più fluida della viabilità alternativa avrebbero potuto
mitigare l'astio sociale che sta crescendo attorno a un'opera che,
sulla carta, è un progresso ecologico indiscutibile.
La
velocità
commerciale
vs la
realtà
perugina.
Il
Metrobus si basa sul concetto di corsia preferenziale protetta. Ma
Perugia non è una città piatta di pianura. La vera sfida temporale
sarà mantenere la "velocità commerciale" promessa in un
contesto urbano dove ogni incrocio è un potenziale collo di
bottiglia. Se il Metrobus dovesse finire imbottigliato nel traffico
ordinario a causa di una progettazione non abbastanza audace nei
punti critici, il "guadagno temporale" svanirebbe,
trasformando l'investimento in un semplice autobus un po' più lungo
e molto più costoso.
In
conclusione:
rivoluzione
o ripiego?
Il
Comune di Perugia sta giocando una partita d'azzardo contro le
lancette dell'orologio. Il Metrobus è un'opera necessaria per
decongestionare una città soffocata dalle auto, ma il "tempo
contro" sta evidenziando le fragilità di una pianificazione che
sembra inseguire le emergenze anziché prevenirle.
Perugia
non ha bisogno solo di un mezzo che vada veloce, ma di una visione
urbanistica che non faccia sentire i cittadini come se stessero
perdendo tempo in attesa di un futuro che sembra non arrivare mai.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Gli alberi di Perugia visti dalla politica comunale!

Ritornando
sul datato comunicato
(Dicembre
'25)
pubblicato dal
Comune
di
Perugia, (leggi
qui)
dove
si evidenzia
un piano di manutenzione straordinaria del patrimonio arboreo dal
valore di 430.000 euro, l'associazione
"Perugia
Social City" vuole analizzare,
con occhio critico, diversi punti di riflessione che spaziano
dall'efficacia comunicativa alla sostanza politica
dell'intervento.
Taglio
Comunicativo: Informazione vs Propaganda.
Il
comunicato
si presenta con un tono marcatamente rassicurante e istituzionale.
L'uso di espressioni come "percorso di cura" e "valorizzare
i servizi ecosistemici" mira a inquadrare gli interventi (che
spesso includono potature drastiche o abbattimenti) in una cornice di
sostenibilità e amore per l'ambiente.
Manca,
però,
un dettaglio tecnico trasparente. Sebbene si parli di "sicurezza
dei cittadini", non vengono sempre esplicitate le perizie
tecniche che portano alla scelta di abbattere determinati esemplari,
lasciando spazio a dubbi sulla reale necessità di alcuni interventi
radicali.
Manutenzione
Straordinaria vs Ordinaria.
L'investimento
di 430.000 euro viene presentato come un successo.
Spesso
la "manutenzione straordinaria" è il sintomo di una
carenza di manutenzione ordinaria costante. Intervenire con grandi
somme una tantum suggerisce una gestione reattiva (basata
sull'emergenza o sulla disponibilità di fondi residui) piuttosto che
una pianificazione strutturale. Le opposizioni e i comitati cittadini
(come Coscienza Verde) hanno storicamente criticato il Comune di
Perugia proprio per questo: l'assenza di un "Piano del Verde"
georeferenziato e aggiornato in tempo reale.
Trasparenza
e Partecipazione.
Il
suddetto comunicato
menziona l'importanza dei cittadini, ma non specifica come questi
siano stati coinvolti. Basterà
solamente la formula "Adottate un albero" che il Comune ha
pubblicizzato per placare le polemiche?
Nonostante
l'istituzione della Consulta del Verde, il flusso informativo sembra
ancora unidirezionale ("il Comune annuncia"). Una nota
critica deve rilevare che la comunicazione istituzionale tende a
bypassare il dibattito pubblico sui singoli quartieri (come i casi di
San Sisto o viale Indipendenza), dove i residenti spesso scoprono
l'entità degli abbattimenti solo a lavori iniziati.
Il
Bilancio Arboreo.
Si
insiste molto sui nuovi impianti per compensare i tagli.
Esiste
un gap temporale e funzionale che l'articolo ignora. Un albero
secolare abbattuto fornisce servizi ecosistemici (ombra, filtraggio
CO2, mitigazione termica) che una giovane pianta impiegherà 30-40
anni a eguagliare. Presentare il "numero di piante totali"
come unico indicatore è scientificamente parziale se non si
considera la biomassa e l'età degli esemplari.
In
sintesi
Tale
comunicato
è un ottimo esempio di comunicazione politica di difesa: cerca di
prevenire le critiche sulla sicurezza (caduta rami) e sul decoro
urbano, ma pecca di approfondimento tecnico. Per essere davvero
"comunicazione di servizio", dovrebbe includere mappe degli
interventi e link diretti alle relazioni agronomiche.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Cannabis light si, cannabis light no?
Punto di vista del comune di Perugia!

L'articolo
pubblicato su Perugia Comunica, del
24 Febbraio, (leggi
qui)
riporta la posizione dei gruppi di opposizione del Consiglio comunale
di Perugia riguardo alla cosiddetta "cannabis light". La
nota esprime un netto rifiuto verso un Ordine del Giorno (OdG) che
chiedeva di contrastare la normativa nazionale restrittiva.
Cerchiamo
di fare, a questo proposito, un'analisi
critica dei contenuti, suddivisa in pro (argomentazioni a favore
della tutela) e contro (criticità o punti deboli), secondo
la prospettiva del cittadino comune.
Ecco
i "Pro"
(Dal punto di vista della sicurezza e della salute pubblica).
Dalla
prospettiva del cittadino che prioritizza la prevenzione e la
chiarezza istituzionale, l'articolo offre diversi spunti
validi.
Chiarezza
nei messaggi (Stop alla "semplificazione"). L'articolo
solleva un punto cruciale: il termine "light" può indurre
i cittadini, specialmente i più giovani, a credere che la sostanza
sia totalmente priva di effetti o rischi. Per un genitore o un
educatore, la richiesta di una comunicazione meno ambigua è un
vantaggio per la prevenzione.
Sicurezza
stradale. Il richiamo alla letteratura scientifica su come
l'assunzione di cannabis possa interferire con l'attenzione e i
riflessi è un punto di forza. Dal punto di vista della sicurezza
collettiva, ridurre le zone grigie su cosa sia "sicuro alla
guida" è percepito come una tutela per chiunque si metta in
strada.
Principio
di precauzione. L'articolo sostiene che, in assenza di certezze
assolute sulle interazioni metaboliche (anche del CBD), lo Stato
debba agire con prudenza. Per il cittadino comune, questo approccio
"cautelativo" è visto come una forma di protezione da
parte delle istituzioni.
Ecco
i
"Contro" (Dal punto di vista delle libertà individuali ed
economiche).
Dalla
prospettiva del cittadino consumatore, imprenditore o sostenitore
della libertà di scelta, l'articolo presenta diverse
criticità.
Svalutazione
del settore economico. L'articolo liquida la difesa della filiera
come la volontà di "difendere due imprenditori". Per un
cittadino, questa appare come una semplificazione eccessiva.
Il
settore della cannabis light coinvolge migliaia di lavoratori,
agricoltori e commercianti che operano legalmente. Ignorare l'impatto
economico può sembrare una mancanza di empatia verso il tessuto
produttivo locale.
Rischio
di "effetto rimbalzo" (Mercato nero). Molti cittadini ed
esperti sostengono che vietare la cannabis light non faccia smettere
i giovani di consumare, ma li spinga verso il mercato illegale
controllato dalle narcomafie, dove non esiste controllo sulla qualità
o sulla percentuale di THC. L'articolo non affronta questo rischio,
che per un cittadino preoccupato della criminalità è
fondamentale.
Limitazione
del benessere personale (CBD). L'articolo cita i "possibili
effetti farmacologici" del CBD in termini negativi. Tuttavia,
molti cittadini utilizzano prodotti a base di CBD per gestire ansia,
insonnia o dolori cronici in modo non psicotropo. Vedere queste
sostanze equiparate a droghe pericolose viene percepito come un
attacco alla propria libertà di cura e benessere.
Percezione
di "Paternalismo". Il tono dell'opposizione può essere
letto come paternalistico. Definire ogni critica alle restrizioni
come una "banalizzazione" rischia di ignorare la capacità
di discernimento dei cittadini adulti, che potrebbero preferire una
regolamentazione rigorosa (ma legale) alla proibizione
totale.
Analisi
Critica Finale:
L'articolo
si concentra quasi esclusivamente sulla dimensione pedagogica e
medica, ponendo il Comune come "custode" della salute
morale e fisica dei ragazzi. È un approccio che rassicura una parte
della cittadinanza preoccupata per il degrado o il consumo di
sostanze.
Tuttavia,
manca una visione pragmatica. Il cittadino moderno spesso chiede alle
istituzioni di gestire fenomeni complessi tramite la regolamentazione
(es. limiti di età rigorosi, controlli di qualità, tassazione)
piuttosto che con il divieto. Liquidando il tema come una scelta tra
"salute" e "ideologia della libertà", l'articolo
evita di discutere se il proibizionismo sia effettivamente lo
strumento più efficace per tutelare i giovani nel 2026, o se non sia
invece un modo per evitare di gestire una realtà sociale già
consolidata.
In
sintesi: Per un cittadino che teme il consumo di droga e vuole regole
ferree, l'articolo è un manifesto di responsabilità. Per un
cittadino che crede nella libertà individuale, nell'economia verde e
nella distinzione scientifica tra sostanze psicotrope e non,
l'articolo appare come un passo indietro basato su una visione datata
del problema.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Il comune di Perugia e il finanziamento per le strade.

(Per il comunicato comunale "leggi qui").
Capire
come il
nostro
comune
di Perugia finanzia il rifacimento delle strade significa addentrarsi
nei meccanismi del bilancio pubblico. Non si tratta solo di "avere
i soldi", ma di come questi vengono vincolati e da dove
provengono.
Le
Fonti di Finanziamento.
Il
comune
di Perugia attinge a diverse "casse" per le strade:
Fondi
Propri (Bilancio Comunale): Derivano dalle tasse locali (IMU, IRPEF).
Per il 2025-2026, l'amministrazione ha previsto uno stanziamento
straordinario di circa 7,4 - 7,5 milioni di euro specificamente per
la manutenzione straordinaria di strade e marciapiedi.
Proventi
dalle multe
(Codice della Strada):
Per legge (Art. 208 CdS), il 50% degli incassi delle multe deve
essere destinato a finalità precise, tra cui il miglioramento della
sicurezza stradale e la manutenzione. A Perugia, le sanzioni
peseranno
per circa 6,8 milioni di euro nel bilancio 2026; una parte
significativa di questi viene "iniettata" nei ripristini
stradali.
PNRR
(Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza):
Sebbene la maggior parte dei fondi PNRR sia destinata a grandi opere
(scuole, rigenerazione urbana come a San Sisto o Monteluce), questi
fondi liberano risorse interne che il comune
può poi spostare sulla manutenzione ordinaria delle vie
secondarie.
Contributi
Regionali e Statali:
La Regione Umbria ha stanziato circa 7,2 milioni di euro per il
triennio 2024-2026 per le strade di competenza regionale che
attraversano la provincia, di cui Perugia è il fulcro.
Il
"Piano Strade" 2025-2026: Dove andranno i soldi?
Per
il biennio 2025-2026, il comune di Perugia ha messo in campo una
strategia di manutenzione stradale definita "strutturale",
superando la logica dei soli "toppi" per concentrarsi su
rifacimenti profondi e sicurezza pedonale.
Il piano triennale
delle opere pubbliche approvato prevede investimenti complessivi che,
per il solo settore strade e marciapiedi, superano i 7,4 milioni di
euro (di cui circa 3,7 milioni già in fase di
cantierizzazione/appalto tra fine 2025 e inizio 2026).
Aree
prioritarie e vie Interessate.
La
Giunta ha suddiviso gli interventi principali in lotti funzionali per
coprire sia i grandi assi di scorrimento sia le vie di quartiere più
ammalorate.
In
dettaglio delle zone chiave sono:
Polo
Ospedaliero e accessi sud (San Sisto – Centova).
È
considerata l'area a più alto traffico e dunque prioritaria:
Viale
Centova: Intervento massiccio dal Capitini fino alla rotatoria
Fellini (confine con strada Pievaiola).
Viale Berlinguer e via
Gerardo Dottori: Riqualificazione completa fino alla rotatoria
Berardi e in prossimità del cimitero di Ponte della
Pietra.
Rotatoria Giovanni Battista Danti: Snodo fondamentale
per il collegamento con l'Ospedale Santa Maria della
Misericordia.
Area Universitaria e Nord (Elce - Porta
Sant'Angelo).
Per la sicurezza dei pedoni e degli studenti via
Annibale Vecchi e via Innamorati: Rifacimento asfalto e marciapiedi
(zona Elce).
Via Sperandio e via Monteripido: Interventi attesi
da anni per lo stato di forte degrado.
Rotatoria Vittime delle
Mafie: Miglioramento della circolazione nel cuore del quartiere
Elce.
Collegamenti Strategici e Periferie.
Strada
dei Loggi: Un investimento specifico di 1,2 milioni di euro è
destinato a questa arteria, storicamente critica per il traffico
pesante.
Strada dei Lambrelli: Fondamentale collegamento tra
Monteluce/Sant'Erminio e Ponte Rio.
Via XIV Settembre e Galleria
Kennedy: Interventi di manutenzione straordinaria programmati per il
2025-2026.
Via dei Priori e via XX Settembre: Riqualificazioni
mirate a migliorare il decoro e la sicurezza degli accessi al centro
storico.
Distribuzione dei Fondi.
L'amministrazione
Ferdinandi ha stanziato le risorse seguendo una certa
logica.
Manutenzione straordinaria (Asfalti): Circa 3,7 milioni
di euro per i 4 lotti principali (gara avviata a fine 2025).
Via
dei Loggi: Fondo dedicato di 1,2 milioni.
Cantiere Comunale:
Investimenti in nuovi mezzi e materiali per consentire alla squadra
del comune di intervenire direttamente e rapidamente sulle buche
minori, riducendo le esternalizzazioni.
PEBA (Piano Eliminazione
Barriere Architettoniche): Fondi specifici per marciapiedi e
attraversamenti pedonali, con priorità alla zona Stazione (Via
Angeloni) e zona Universitaria.
A differenza del passato, gli
interventi previsti hanno uno spessore di 12-15 cm (intervento sul
"sottofondo") anziché i classici 4-5 cm del solo tappetino
superficiale, per garantire una durata decennale alle pavimentazioni.
SI POTEVA FARE DI PIÙ?
Dal punto di vista della gestione amministrativa e tecnica, la risposta è quasi sempre "sì"!
Nel
caso specifico, per il biennio 2025-2026, la critica si muove su tre
binari principali: risorse finanziarie, metodo di intervento e
tempistiche.
Ci sono dei punti dove il piano potrebbe risultare
insufficiente o dove si sarebbe potuto osare di più?
Si!
Il divario tra "Piano" e "Fabbisogno Reale".
Il
piano da circa 7-8 milioni di euro è un passo avanti rispetto al
passato, ma resta una goccia nel mare.
Si stima che per
rimettere in sicurezza l'intera rete stradale di Perugia (circa 1.000
km di strade comunali) servirebbero oltre 30-40 milioni di euro.
Cosa
si poteva fare? Molte opposizioni e comitati di quartiere spingono
per l'accensione di mutui specifici più audaci o per una
rinegoziazione dei fondi PNRR avanzati, lamentando che l'attuale
stanziamento copre a malapena le "emergenze storiche" (come
Strada dei Loggi), lasciando scoperte le strade secondarie delle
frazioni.
Manutenzione vs. Prevenzione.
Il comune ha
iniziato a puntare sui rifacimenti profondi (12-15 cm), ma la maggior
parte degli interventi è ancora di tipo reattivo.
Si interviene
dove il danno è già strutturale.
Cosa si poteva fare?
Implementare un sistema di monitoraggio digitale (Smart Road) con
sensori o mappatura laser periodica. Questo permetterebbe una
"manutenzione predittiva": intervenire con costi minimi
(sigillature) prima che la buca si formi, risparmiando milioni sul
lungo periodo.
L'approccio "Auto-centrico".
Sebbene
il piano includa i marciapiedi (zona Elce e Stazione), la stragrande
maggioranza dei fondi 2025-2026 è destinata al tappeto d'asfalto per
veicoli a motore.
In un'ottica di transizione ecologica, il
"Piano Strade" non è ancora pienamente un "Piano
Mobilità".
Cosa si poteva fare? Integrare ogni rifacimento
stradale con il potenziamento di corsie ciclabili o zone 30 (come
fatto in molte città europee). Spesso si riasfalta una via senza
ridisegnarne lo spazio a favore di pedoni e ciclisti, perdendo
l'occasione di cambiare il volto della città durante il cantiere.
Il
coordinamento con i sottoservizi.
Uno dei problemi storici
di Perugia è la strada rifatta che viene scavata dopo tre mesi per
tubature o fibra ottica.
Manca ancora una "regia unica"
ferrea che impedisca alle aziende di servizi di rompere l'asfalto
nuovo.
Cosa si poteva fare? Imporre per regolamento comunale il
divieto di scavo per 5 anni sulle strade appena rifatte (salvo
emergenze documentate), obbligando i gestori a coordinare i loro
investimenti con il cronoprogramma del Comune.
In sintesi:
un bilancio in chiaroscuro!
Il piano 2025-2026 è coraggioso
nella qualità (asfalti più profondi e duraturi) ma timido nella
quantità e nell'innovazione tecnologica. Si è scelto di sanare le
ferite più aperte (San Sisto, Loggi, Elce) piuttosto che ripensare
globalmente il modo in cui Perugia gestisce la propria rete
viaria.
Un punto a favore: L'aver riportato risorse nel
"Cantiere Comunale" per gli interventi diretti è una mossa
critica corretta: riduce i tempi di attesa per le piccole riparazioni
che, se trascurate, diventano grandi voragini.
Giampiero Tamburi
(coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia: il paradosso delle case "fantasma".
Tra emergenza abitativa e immobili vuoti.
Mentre
le graduatorie ATER contano migliaia di famiglie in attesa, a Perugia
quasi un'abitazione su cinque risulta non occupata. Un viaggio tra
i ritardi della manutenzione pubblica e il mercato privato
"congelato" dagli affitti brevi.
A
Perugia, l'emergenza abitativa non è una questione di mancanza di
muri, ma di accessibilità. I dati del Piano Industriale 2026-2030 di
Ater Umbria, presentato appena qualche
tempo
fa (dicembre 2025), rivelano una realtà cruda: a fronte di oltre
4.200 nuclei familiari in attesa di un alloggio popolare in tutta la
regione (di cui una larga parte concentrata nel capoluogo), le
risposte concrete faticano ad arrivare.
Il
patrimonio ATER: il costo dell'abbandono.
Il
paradosso inizia dal pubblico. Secondo gli ultimi dati ufficiali,
l'azienda regionale per l'edilizia residenziale gestisce circa 9.500
alloggi, ma il 18% di questi è attualmente "da ripristinare".
Sono
circa 1.270 gli alloggi pubblici sfitti in Umbria perché inagibili o
degradati.
Sebbene
il nuovo piano industriale preveda investimenti per 147 milioni di
euro per ristrutturare 232 alloggi e costruirne 203 nuovi entro il
2030, il ritmo attuale non tiene il passo con la domanda. Nel 2025,
gli alloggi in fase di ristrutturazione sono saliti a 153 (quasi il
doppio rispetto all'anno precedente), ma rimangono una goccia nel
mare rispetto alle migliaia di persone in graduatoria.
Lo
scandalo del privato:
16.000 case senza abitanti.
Se
il pubblico soffre, il privato non sta meglio. Gli ultimi censimenti
permanenti ISTAT rielaborati a fine 2025 mostrano un dato
impressionante per Perugia:
Su
circa 89.000 unità abitative totali presenti nel comune, ben 16.514
risultano "non utilizzate" (pari al 18,6%).
Perché
sono vuote? Una parte consistente è rappresentata da seconde case o
appartamenti in attesa di vendita, ma cresce il fenomeno degli
immobili "congelati" dai proprietari che temono la morosità
o preferiscono destinarli al circuito degli affitti brevi (Airbnb)
per turisti, sottraendoli al mercato per residenti e studenti.
Il
fattore PNRR: opportunità o miraggio?
Perugia
ha puntato molto sul
progetto
PinQua (Programma innovativo nazionale per la qualità
dell'abitare):
Ponte
San Giovanni "da periferia a città":
Un progetto da milioni di euro che dovrebbe riconnettere il quartiere
al centro.
Ma c'è un
problema critico: Come rilevato dai monitoraggi di inizio 2026,
l'Umbria sta affrontando un "rischio ingorgo" nei cantieri
PNRR. Se i lavori non verranno rendicontati entro agosto/settembre
2026, si rischia la perdita dei finanziamenti, trasformando
potenziali case popolari in scheletri di cemento mai ultimati.
La
voce della piazza:
studenti e famiglie.
Le
associazioni come l'Unione degli Inquilini e l'UdU (Unione degli
Universitari) denunciano da mesi che la "bolla" degli
affitti a Perugia è diventata insostenibile. Con il 38% degli
studenti che proviene da fuori regione, la pressione sugli alloggi è
altissima, spingendo i canoni a livelli proibitivi per le famiglie a
basso reddito.
"Non
mancano le case, mancano le politiche per rimetterle in circolo",
è lo slogan che ha accompagnato le ultime manifestazioni sotto
Palazzo Donini.
Cosa
chiedere al Comune?
Tassa sugli immobili sfitti!
Una
strategia per incentivare i proprietari privati a locare a canone
concordato!
Ed
infine. Agenzia
Sociale per la Casa:
A che punto è il progetto di un ente mediatore che garantisca i proprietari e abbassi i canoni per gli inquilini?
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Fontivegge e Piazza del Bacio:
il sociale è un ponte, non un punto di arrivo!
L'approvazione
dell'ordine del giorno (26
Gennaio)
da parte del Comune di Perugia (leggi
qui),
focalizzato sulla rigenerazione di Piazza del Bacio e Fontivegge
attraverso la "vitalità sociale", rappresenta un cambio di
paradigma interessante, ma solleva anche diversi interrogativi sulla
sua reale efficacia a lungo termine.
Analizziamo
di seguito la
potenzialità e i
limiti
di questo approccio:
Il
"Modello Via del Macello": Un'arma a doppio taglio?
Il
cuore della proposta è l'estensione del modello già sperimentato in
Via del Macello: concedere locali sfitti ad associazioni e terzo
settore in comodato gratuito.
Punti
di forza:
L'occupazione di spazi vuoti elimina fisicamente i "buchi neri"
del degrado urbano che spesso diventano basi per attività illecite.
La presenza di persone che vivono il quartiere per scopi sociali crea
quello che i sociologi chiamano "controllo sociale informale"
o "occhi sulla strada".
Criticità:
Il rischio è che queste isole di socialità rimangano scollegate dal
tessuto economico reale. Se le associazioni non sono supportate da un
piano di rientro dei servizi commerciali tradizionali (negozi,
artigianato), la zona rischia di trasformarsi in un "ghetto del
sociale" che vive solo negli orari di apertura dei centri,
lasciando la piazza nuovamente deserta e vulnerabile durante le ore
notturne o nei periodi di inattività.
Eventi
vs. Quotidianità.
L'OdG
cita il successo dei concerti e degli eventi dell'estate 2025 come
prova della rinascita dell'area.
Punti
di forza:
Gli eventi dimostrano che la cittadinanza è disposta a
riappropriarsi di spazi percepiti come "pericolosi" se
viene offerto un motivo valido per farlo.
Criticità:
La sicurezza urbana non si risolve con "l'evento straordinario".
Il pericolo della manifestazione
temporanea è che, una volta spenti i riflettori del concerto, le
dinamiche di marginalità riemergano intatte. La vera sfida non è
portare 5.000 persone una sera, ma portarne 50 ogni ora in modo
naturale e spontaneo. Senza una rigenerazione che includa la
residenzialità e il decoro urbano costante, l'effetto "vitalità"
rischia di essere un palliativo.
La
complessità di Fontivegge e Piazza del Bacio.
L'area
in questione non è una periferia isolata, ma un nodo di scambio
(stazione) con una stratificazione sociale complessa.
Punti
di forza:
L'approccio multidisciplinare (non solo polizia, ma cultura e
sociale) riconosce che la repressione da sola ha fallito negli ultimi
decenni.
Criticità:
Piazza del Bacio soffre di un errore strutturale architettonico
(spazi ampi, freddi, difficili da presidiare) e di una forte
concentrazione di marginalità estrema (spaccio, tossicodipendenza,
criminalità).
Un'associazione culturale in un locale sfitto può davvero
contrastare reti criminali strutturate? Esiste il rischio che i
volontari del terzo settore si trovino in "prima linea"
senza gli strumenti adeguati per gestire situazioni di ordine
pubblico che esulano dalle loro competenze.
Il
coordinamento delle risorse.
L'OdG
impegna la giunta a coordinare le politiche di sicurezza
partecipata.
Il
dubbio critico:
Spesso questi documenti restano dichiarazioni d'intenti se non
supportati da investimenti massicci in illuminazione, pulizia,
manutenzione del verde e, soprattutto, incentivi fiscali per chi
decide di aprire un'attività commerciale vera e propria (non solo
sociale) in quella zona. La continuità politica tra la vecchia
amministrazione (che ha investito 20 milioni) e la nuova è un
segnale positivo, ma la frammentazione degli interventi è stata
spesso il punto debole del passato.
Conclusione:
È un obiettivo realizzabile?
Sì,
ma a una condizione: la rigenerazione sociale non deve essere vista
come l'alternativa alla sicurezza, ma come un suo complemento.
Se
il Comune pensa di risolvere il problema di Fontivegge delegando la
sicurezza alle associazioni "occupando locali", l'obiettivo
fallirà non appena i fondi per i progetti sociali termineranno. Se
invece questo metodo serve a creare un ponte per riportare residenti,
professionisti e commercianti privati nell'area, allora la vitalità
sociale diventerà il motore di una sicurezza duratura e non solo un
esperimento stagionale.
In
sintesi, il metodo è corretto nella diagnosi, ma la sua efficacia
dipenderà dalla capacità di trasformare l'area in un luogo dove la
gente vuole vivere, non solo dove le associazioni devono operare.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia e il "salasso" TARI.
Perché la tassa sui rifiuti è tra le più alte d'Italia?

Mentre
il 2026 si apre con nuove sfide economiche per le famiglie italiane,
a Perugia il tema della TARI (Tassa sui Rifiuti) continua a
infiammare il dibattito pubblico. Secondo i recenti rapporti di
Cittadinanzattiva e della UIL, Perugia si conferma stabilmente nella
"top ten" delle città con la pressione fiscale sui rifiuti
più elevata, con costi che superano di gran lunga la media
nazionale.
I
numeri della stangata.
Per
una famiglia tipo (nucleo di 3-4 persone in una casa di 100mq), la
bolletta a Perugia ha ormai superato la soglia critica dei 420-440
euro annui.
Tassa
sempre in aumento
costante.
Nel
2025, le tariffe hanno subito un ulteriore rincaro medio del 6,47%
per le utenze domestiche.
Un
confronto
con
il resto del Paese è semplice.
L'Umbria,
con una spesa media di circa 391 euro a famiglia, si posiziona tra le
cinque regioni più care d'Italia, superata solo da realtà come
Puglia, Campania e Sicilia.
E
al Nord?
Mentre
città come Cremona o Trento riescono a mantenere tariffe sotto i 200
euro grazie a sistemi di raccolta e smaltimento
ultra-efficienti.
Perché
Perugia
paga così tanto e
si lamenta?
Le
lamentele dei cittadini non riguardano solo l'importo, ma anche la
mancanza di trasparenza percepita. Ecco i fattori principali che
gonfiano il bollettino:
Costi
di smaltimento fuori regione.
L'Umbria sconta la cronica mancanza di autosufficienza
nell'impiantistica. Senza un termovalorizzatore regionale e con le
discariche ormai sature, gran parte dei rifiuti deve essere
trasportata e trattata altrove, con costi logistici enormi che
ricadono interamente in bolletta.
Adeguamenti
ARERA: Molti degli aumenti recenti sono "obbligati" dalle
normative nazionali dell'Autorità di Regolazione (ARERA), che
impongono ai comuni di coprire il 100% dei costi del servizio
attraverso la tassa, includendo gli adeguamenti all'inflazione e i
costi per nuovi investimenti del gestore (Gesenu).
L'eredità
del passato: Il dibattito politico locale ha evidenziato come i
rincari del 2025 siano figli di piani economici (PEF) approvati negli
anni precedenti, che hanno posticipato alcuni costi ora giunti "a
riscossione".
Il
malcontento perugino è esploso in particolare tra la fine del 2024 e
l'inizio del 2025, a causa della cosiddetta "quarta rata
sorpresa", un conguaglio che molti cittadini hanno percepito
come un'operazione poco trasparente legata ai cicli
elettorali.
"Paghiamo
per un servizio che non brilla"!
È
questa la critica più comune. Molti residenti lamentano che, a
fronte di tariffe da record, il decoro urbano in alcune zone e
l'efficienza della raccolta porta a porta non siano migliorati in
modo proporzionale.
E la
risposta delle istituzioni?
L'attuale
amministrazione comunale ha cercato di tamponare l'impatto sociale
stanziando circa 2 milioni di euro per le esenzioni e agevolazioni
ISEE, nel tentativo di proteggere le fasce più deboli. Tuttavia, per
il "ceto medio" e per le utenze non domestiche (negozi e
artigiani), la pressione rimane altissima.
E
il futuro cosa
riserva?
La
sfida per Perugia nel 2026 rimane la tariffazione puntuale (paghi per
quanto produci), la cui estensione a tutto il territorio comunale è
vista come l'unica via per premiare i cittadini virtuosi e abbassare
finalmente il costo complessivo del ciclo dei rifiuti.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia, la città che si ferma alle 22:
il paradosso di una mobilità "a metà".
Mentre
i cantieri del BRT ridisegnano le strade e il Minimetrò chiude il
bilancio 2024 in profondo rosso, la cittadinanza, e soprattutto i
giovani, chiedono il ritorno del servizio notturno GIMO. Un'inchiesta
sui costi e i disservizi di un sistema che isola le
periferie.
PERUGIA
– Erano le 22:00 di un venerdì sera del 2017 quando il primo bus
GIMO (GIovani
In MObilità)
partiva tra l'entusiasmo degli studenti universitari (leggi
qui).
Oggi, nel gennaio 2026, quel ricordo appare come un'utopia
burocratica. Nonostante Perugia si confermi un polo accademico
internazionale, la sua rete di trasporto pubblico continua a soffrire
di un "coprifuoco" di fatto che spegne la città alle
prime ore della notte,
lasciando residenti e studenti prigionieri delle periferie o
costretti all'uso dell'auto privata.
Il
"buco nero" del Minimetrò.
Il
cuore del problema non è solo l'orario, ma la sostenibilità
economica. I dati ufficiali dell'ultimo bilancio 2024 della
Minimetrò S.p.A., approvato a metà 2025, raccontano un paradosso:
le validazioni (i passeggeri) sono aumentate del 6%, superando i 2,7
milioni di viaggiatori, eppure la società è tornata in perdita per
506.935 euro.
A
pesare sono stati l'impennata dei costi di manutenzione (+440 mila
euro) e il rialzo dei tassi d'interesse sui debiti a tasso variabile.
Risultato? Il Comune di Perugia, che detiene il 70% delle quote, deve
coprire il disavanzo con fondi pubblici, mentre l'infrastruttura
continua a chiudere i battenti alle 21:00 (o poco dopo) nei giorni
feriali, lasciando scoperto il bisogno di mobilità serale.
La
battaglia per i
propri diritti.
"La
mobilità notturna è un diritto alla socialità e alla sicurezza",
denunciano le associazioni studentesche come l'UdU, che nel corso del
2025 hanno intensificato le proteste per il ripristino di linee
circolari notturne. La mozione depositata in Consiglio Comunale a
fine 2025 punta il dito contro il vuoto lasciato dalla soppressione
di GIMO e del successivo, e meno efficace, servizio Adibus.
Senza
bus dopo le 22:00, quartieri popolosi come Ponte San Giovanni, San
Sisto e Castel del Piano diventano isole lontane. Chi non possiede
un'auto o non può permettersi un taxi si trova escluso dalla vita
culturale del centro, alimentando indirettamente il rischio di
incidenti stradali legati alla guida in stato di
alterazione.
Cantieri
BRT: speranza o altro traffico?
L'Amministrazione
risponde puntando tutto sul Metrobus (BRT). I cantieri della linea
Castel del Piano-Fontivegge sono in piena attività: proprio in
questi giorni di gennaio 2026, i lavori a Ponte della Pietra e Viale
San Sisto hanno imposto sensi unici e modifiche alla viabilità che
dureranno fino a marzo.
Tuttavia,
il dubbio dei cittadini resta: il BRT sarà solo una nuova "corsia
veloce" diurna o segnerà finalmente l'estensione degli orari?
Ad oggi, la carenza di personale di Busitalia (con scioperi che
continuano a bloccare il servizio, l'ultimo proprio il
13 gennaio 2026) rende difficile immaginare un potenziamento delle
corse senza un massiccio piano di assunzioni e migliori condizioni
contrattuali per gli autisti.
Il
conclusione:
Perugia
si trova davanti a un bivio: continuare a investire milioni di euro
per ripianare i debiti di un sistema rigido o avere il coraggio di
finanziare una rete di bus elettrici notturni flessibili. Finché la
"città universitaria" non sarà in grado di garantire un
ritorno a casa sicuro ai suoi abitanti dopo la mezzanotte, rimarrà
una città a metà, moderna nei progetti sulla carta, ma ferma al
palo nella realtà quotidiana.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
La sanità pubblica umbra:
una malata che non sa curare.

L'Umbria, un tempo modello nazionale per la gestione della sanità pubblica, sta attraversando una fase di profonda trasformazione che molti osservatori e cittadini definiscono una "crisi sistemica".
Nella
realtà
attuale
si
può definire
un
sistema
in affanno.
Nonostante
l'impegno del personale sanitario, il sistema umbro, mostra crepe
evidenti che colpiscono direttamente il diritto alla salute.
Liste
d'attesa
infinite
sono
il problema più percepito. Per esami diagnostici o visite
specialistiche, i tempi superano spesso i limiti regionali. Questo
spinge, chi può permetterselo, verso il privato mentre chi non ha
risorse rinuncia alle cure.
Se vogliamo veramente superare il problema un sistema unico regionale realmente trasparente che impedisca le prenotazioni "fantasma" e ottimizzi l'uso dei macchinari (anche nei festivi e nelle ore serali) è l'unico da adottare.
Se ciò non si realizzerà nel breve periodo rimarrà la sensazione diffusa della volontà di uno scivolamento verso un modello che favorisce l'accreditamento dei privati per colmare le lacune del pubblico, rischiando di erodere l'universalità del servizio.
C'è poi un altro aspetto da valutare per quanto riguarda le Aziende Ospedaliere della regione.
Integrazione
tra le due Aziende Ospedaliere.
Perugia
e Terni devono smettere di essere mondi separati e iniziare a operare
come i due poli di un unico motore ad alta specializzazione.
Con
lo sbilanciamento attuale tra
Ospedale e Territorio,
Il sistema rimane troppo "ospedalocentrico". I distretti
sanitari e i medici di medicina generale sono spesso isolati,
trasformando i pronto
soccorso
in imbuti dove confluiscono anche codici bianchi.
La sanità non
deve aspettare il malato in ospedale, ma andargli incontro.
Le
Case
della Comunità
non
devono essere
semplici uffici, ma centri multi specialistici aperti h24 dove
infermieri di comunità, medici di base e specialisti collaborano
davvero.
È
anche importante potenziare
la telemedicina per monitorare i malati cronici (moltissimi in una
regione anziana come l'Umbria) direttamente a casa loro.
La
mobilità
passiva
e la
fuga
dei cervelli
è, di
fatto, un altro enorme problema.
Un tempo l'Umbria attirava pazienti da fuori regione mentre
oggi
dobbiamo
assistere
ad
una crescita della mobilità passiva (umbri che si curano altrove) e
a una preoccupante fuga di medici e infermieri verso il settore
privato o altre regioni, attirati da migliori condizioni
lavorative.
La
trasparenza
e
la programmazione,
a
questo punto
sono
irrimandabili.
C'è
poi un altro aspetto da valutare per quanto riguarda le Agenzie
Ospedaliere della regione.
Per
una avanzata della sanità pubblica
è altresì di estrema importanza la valorizzazione
del Capitale Umano.
Nessuna riforma funziona senza chi deve
attuarla.
Far
ripartire la sanità,
che sia a livello ottimale per le esigenze del cittadino, è una
scelta
politica
che
va realizzata immediatamente.
La
sanità in Umbria non è solo un tema tecnico, ma la principale sfida
politica del decennio. Il "modello umbro" originario si
basava sull'idea che la salute non fosse una merce. Per salvare
questo principio, serve il coraggio di investire nel pubblico, non
per "tappare i buchi", ma per ricostruire una rete che non
lasci indietro nessuno, specialmente nelle aree interne.
Se il sistema continua a rispondere alle carenze del pubblico con l'acquisto di prestazioni dai privati, l'Umbria rischia di perdere definitivamente la sua identità di regione equa e solidale.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
PIEVE DI CAMPO (PERUGIA): IL "CALVARIO" PRIMA DEL RIPOSO.
Quel piazzale che offende i defunti e i cittadini!

C'è
un limite oltre il quale la trascuratezza amministrativa smette di
essere un semplice disservizio e diventa una questione di dignità.
Quel limite, a Ponte San Giovanni, è segnato dal confine del
cimitero di Pieve di Campo. O meglio, le
indegne buche del parcheggio
che accolgono
chiunque provi ad avvicinarsi al luogo del riposo eterno.
Questo
piazzale
versa, da un
tempo
infinito,
in condizioni pietose. Non è una novità, dicono i residenti, ma una
ferita aperta che non vuole rimarginarsi. Il copione è sempre lo
stesso: quando
compaiono
buche indecorose
arriva
sempre
la "soluzione" del Comune, una
manciata di bitume a freddo, una livellata veloce e via.
Ma
è un'illusione che dura lo spazio di
un attimo:
fino
a che uno
pneumatico non vi passa sopra.
A
quel passaggio
il
catrame di scarsa qualità si
affonda,
restituendo al piazzale un aspetto post-bellico, se possibile
peggiore di prima. Un ciclo infinito di spreco di risorse che non
porta mai a una asfaltatura definitiva e duratura.
Ma
quelle buche, per i cittadini che frequentano quel cimitero, non
rappresentano "solo"
delle
buche!
Certo,
i perugini hanno sviluppato una sorta di callo al dissesto stradale e
convivere
con le strade "groviera" del capoluogo è diventata quasi
una necessità di sopravvivenza per ammortizzatori e schiene. Ma il
caso di Pieve di Campo è diverso.
Qui
non si tratta solo di viabilità: si tratta di rispetto. Il piazzale
di un cimitero è l'ultimo spazio di transito tra la frenesia del
mondo e il silenzio del ricordo. Obbligare i congiunti, spesso
anziani e con difficoltà motorie, a saltare tra le pozzanghere e a
rischiare inciampi mentre portano un fiore ai propri cari è un atto
di profonda inciviltà e,
soprattutto, una spiacevole questione di mancanza di dignità.
Il
decoro urbano di un'area cimiteriale è lo specchio della
considerazione che un'amministrazione ha per la propria comunità.
Ad oggi, quel piazzale comunica solo disinteresse.
I
cittadini non chiedono miracoli, ma un intervento strutturale. Non
serve altro "bitume di passaggio", serve un cantiere serio
che restituisca decoro e sicurezza.
In
definitiva quanto
ancora dovranno aspettare i defunti e i loro familiari prima che il
Comune di Perugia decida che la dignità del lutto vale quanto (o
più) di una toppa elettorale?
La
pazienza della gente
che ha lì i propri defunti
è esaurita. Pieve di Campo merita di più di un piazzale dimenticato
da Dio e dagli amministratori
che occupano le poltrone a Palazzo dei Priori.
Infine, per il gruppo informale "Perugia Social City" (che rappresento) mi corre l'obbligo di prevenire delle eventuali scuse che potrebbero essere addotte come giustificazione!
Non si prenda la scusa che il piazzale del parcheggio non viene ripristinato perché all'interno del cimitero fervono lavori per costruire nuove tombe. Queste costruzioni sono recenti mentre il piazzale in questione (purtroppo) sono anni su anni che soffre di quel male e quindi, se ci fosse stata la reale volontà di intervenire seriamente con una asfaltatura completa e necessaria, di tempo se ne avrebbe avuto in abbondanza.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")

L'ANALISI DELLA SICUREZZA DI PERUGIA E LE SUE PROSPETTIVE.

L'analisi della sicurezza a Perugia oggi, all'inizio del 2026, rivela una città che sta affrontando una trasformazione complessa. Se da un lato i dati ufficiali mostrano una tenuta su certi fronti, dall'altro la percezione dei cittadini e l'aumento di reati specifici come i furti in aC'è un limite oltre il quale la trascuratezza amministrativa smette di essere un semplice disservizio e diventa una questione di dignità. Quel limite, a Ponte San Giovanni, è segnato dal confine del cimitero di Pieve di Campo. O meglio, le indegne buche del parcheggio che accolgono chiunque provi ad avvicinarsi al luogo del riposo eterno.
Questo piazzale versa, da un tempo infinito, in condizioni pietose. Non è una novità, dicono i residenti, ma una ferita aperta che non vuole rimarginarsi. Il copione è sempre lo stesso: quando compaiono buche indecorose arriva sempre la "soluzione" del Comune, una manciata di bitume a freddo, una livellata veloce e via.
Ma è un'illusione che dura lo spazio di un attimo: fino a che uno pneumatico non vi passa sopra. A quel passaggio il catrame di scarsa qualità si affonda, restituendo al piazzale un aspetto post-bellico, se possibile peggiore di prima. Un ciclo infinito di spreco di risorse che non porta mai a una asfaltatura definitiva e duratura.
Ma quelle buche, per i cittadini che frequentano quel cimitero, non rappresentano "solo" delle buche!
Certo, i perugini hanno sviluppato una sorta di callo al dissesto stradale e convivere con le strade "groviera" del capoluogo è diventata quasi una necessità di sopravvivenza per ammortizzatori e schiene. Ma il caso di Pieve di Campo è diverso.
Qui non si tratta solo di viabilità: si tratta di rispetto. Il piazzale di un cimitero è l'ultimo spazio di transito tra la frenesia del mondo e il silenzio del ricordo. Obbligare i congiunti, spesso anziani e con difficoltà motorie, a saltare tra le pozzanghere e a rischiare inciampi mentre portano un fiore ai propri cari è un atto di profonda inciviltà e, soprattutto, una spiacevole questione di mancanza di dignità.
Il decoro urbano di un'area cimiteriale è lo specchio della considerazione che un'amministrazione ha per la propria comunità. Ad oggi, quel piazzale comunica solo disinteresse.
I cittadini non chiedono miracoli, ma un intervento strutturale. Non serve altro "bitume di passaggio", serve un cantiere serio che restituisca decoro e sicurezza.
In definitiva quanto ancora dovranno aspettare i defunti e i loro familiari prima che il Comune di Perugia decida che la dignità del lutto vale quanto (o più) di una toppa elettorale?
La pazienza della gente che ha lì i propri defunti è esaurita. Pieve di Campo merita di più di un piazzale dimenticato da Dio e dagli amministratori che occupano le poltrone a Palazzo dei Priori.
Infine, per il gruppo informale "Perugia Social City" (che rappresento) mi corre l'obbligo di prevenire delle eventuali scuse che potrebbero essere addotte come giustificazione!
Non si prenda la scusa che il piazzale del parcheggio non viene ripristinato perché all'interno del cimitero fervono lavori per costruire nuove tombe. Queste costruzioni sono recenti mentre il piazzale in questione (purtroppo) sono anni su anni che soffre di quel male e quindi, se ci fosse stata la reale volontà di intervenire seriamente con una asfaltatura completa e necessaria, di tempo se ne avrebbe avuto in abbondanza!
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
bitazione (dove Perugia è tristemente finita nella "top 20" nazionale) hanno riacceso un dibattito politico e sociale molto aspro.
Ecco,
secondo
il gruppo "Perugia Social City",
un'analisi di quanto fatto, quanto omesso e degli errori
commessi.
Cosa
è stato fatto:
Negli
ultimi due anni, l'approccio alla sicurezza si è diviso tra
interventi di "pugno duro" statali e tentativi di
rigenerazione urbana locale.
L'esperimento
della "Zona Rossa" a Fontivegge: Una delle misure più
incisive del 2025 è stata l'istituzione della "zona rossa"
nel quartiere della stazione. Questo presidio straordinario del
Governo (voluto dal Ministero dell'Interno) ha portato a oltre 3.600
identificazioni e decine di arresti in tre mesi, riducendo
drasticamente lo spaccio visibile in quell'area
specifica.
Potenziamento
della Videosorveglianza: È proseguito l'investimento tecnologico
iniziato dalla precedente giunta Romizi, con l'installazione di nuove
telecamere intelligenti collegate direttamente alle centrali
operative di Polizia e Carabinieri.
Controlli
mirati nei quartieri critici: Oltre a Fontivegge, sono stati
intensificati i pattugliamenti in zone come l'Ottagono, il Triangolo
e Ponte San Giovanni, spesso attraverso operazioni interforze
(Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza).
Cosa
è mancato: Il "non fatto" necessario
Nonostante
i presidi militari e di polizia, diverse lacune strutturali
impediscono una risoluzione definitiva del problema.
Mancanza
di continuità amministrativa: Con il cambio di giunta (da Romizi a
Ferdinandi), si è percepito un rallentamento nell'integrazione tra
sicurezza sussidiaria e sicurezza sociale. È mancata l'attribuzione
di una delega specifica alla sicurezza per diversi mesi, lasciando un
vuoto di coordinamento politico.
Rigenerazione
urbana incompleta: Sebbene si parli da anni di "riappropriazione
degli spazi", molti edifici abbandonati (soprattutto a
Fontivegge e nell'hinterland) rimangono rifugi per la criminalità.
La sicurezza non può essere solo polizia; è mancato un piano
aggressivo di recupero edilizio che trasformi i "buchi neri"
della città in centri di aggregazione.
Scarsa
prevenzione sui furti in abitazione: Mentre ci si concentrava sulla
microcriminalità di strada, le bande specializzate nei furti in casa
hanno agito quasi indisturbate, portando Perugia ai vertici delle
classifiche negative del Sole 24 Ore. Non sono stati incentivati a
sufficienza protocolli di "controllo del vicinato"
assistiti tecnologicamente dal Comune.
Gli
errori commessi
L'errore
principale è stato trattare la sicurezza come un tema elettorale di
parte, invece che come una priorità tecnica e sociale.
Il
demansionamento della Polizia Locale: Una critica ricorrente riguarda
la scelta di deprioritare il nucleo speciale della Polizia Municipale
che si occupava di zone calde come Fontivegge, privilegiando compiti
amministrativi o di viabilità. Questo ha tolto al territorio "occhi"
che conoscevano bene le dinamiche locali.
L'ideologizzazione
del problema:
Da
destra: L'errore è stato talvolta quello di puntare solo sulla
repressione, senza capire che una zona "ripulita" dai blitz
torna sporca in 24 ore se non viene riabitata da famiglie e
studenti.
Da
sinistra: L'errore è stato spesso quello di minimizzare la
percezione di insicurezza, derubricandola a "paura irrazionale",
mentre i dati sui reati contro il patrimonio (furti e danneggiamenti)
parlavano di un disagio reale.
Comunicazione
disorganica: Mostrare una città "sotto assedio" (come in
alcuni servizi TV nazionali del 2025) ha danneggiato l'immagine
turistica di Perugia senza offrire soluzioni, mentre
l'amministrazione comunale ha peccato di reattività nel difendere e,
al contempo, correggere le criticità emerse.
Quale
potrebbe essere il prossimo passo?
Per uscire da questa fase
di stallo, Perugia necessita di un Patto per la Sicurezza Integrata
che unisca il controllo del territorio (Stato) a un assessore
dedicato e a un piano di illuminazione e decoro urbano massiccio
(Comune).
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Aldilà delle varie buche stradali, del verde nel degrado, ecc...
PERUGIA E LE SUE SFIDE NEL 2026!

Perugia, all'inizio del 2026, sta attraversando una fase di profonda trasformazione politica e sociale. Dopo il cambio di rotta del 2024 con l'elezione della sindaca Vittoria Ferdinandi, la città si trova nel pieno della fase di "messa a terra" dei grandi progetti finanziati dal PNRR e nel delicato equilibrio di una coalizione di centrosinistra che guida sia il Comune che la Regione (con Stefania Proietti).
Vogliamo
fare un veloce excursus
delle principali criticità?
Il
Nodo della Sicurezza e il "Caso" Fontivegge.
La
sicurezza urbana rimane il tema più divisivo. Sebbene i dati
nazionali mostrino talvolta cali statistici nei reati predatori, la
percezione di insicurezza dei residenti è alta, specialmente in zone
critiche come Fontivegge, via del Macello e le aree limitrofe alla
stazione.
Scontro
Politico:
L'opposizione
di centrodestra critica la scelta della Giunta di non istituire un
assessorato alla sicurezza specifico, preferendo un approccio di
"sicurezza integrata" e inclusione sociale.
Contrasto
allo Spaccio: Nonostante
l'intensificazione dei controlli (la cosiddetta "zona rossa"),
il quartiere soffre ancora di un degrado strutturale che la
riqualificazione urbana stenta a sanare completamente nel breve
periodo.
Mobilità
e Cantieri. La
Sfida del BRT (Bus Rapid Transit)
Il
2026 è l'anno della verità per il Metrobus. Si tratta del progetto
più ambizioso e impattante per la viabilità cittadina degli ultimi
decenni, con l'obiettivo di collegare Castel del Piano a
Fontivegge.
Impatto
sui cittadini:
I cantieri (specialmente a San Sisto e Ponte della Pietra) hanno
causato pesanti disagi al traffico, modifiche alla viabilità e
polemiche sulla rimozione di alberature storiche.
Scadenze
PNRR:
L'amministrazione corre contro il tempo per completare l'opera entro
giugno 2026, termine ultimo per non perdere i finanziamenti
europei.
ZTL:
Il dibattito sulla nuova regolamentazione della Zona a Traffico
Limitato in centro storico, avviato a gennaio 2026, vede contrapposti
i residenti (che chiedono più vivibilità) e i commercianti
(preoccupati per l'accessibilità).
Emergenza
Abitativa e Vita Universitaria.
Perugia
sta perdendo parte della sua attrattiva
per gli studenti fuori sede a causa del caro affitti e della scarsità
di alloggi.
Studenti
vs. Turismo:
La proliferazione di affitti brevi per turisti ha ridotto l'offerta
di stanze per studenti nel centro storico, spingendo i prezzi verso
l'alto.
Posti
letto ADISU:
Nonostante l'apertura di nuove residenze (come quella dell'Ottagono),
il numero di borse di studio e alloggi garantiti non copre ancora
interamente la platea degli aventi diritto, generando tensioni
sociali e proteste studentesche.
Tensioni
Politiche e Fiscali.
Il
2026 si è aperto con forti polemiche riguardanti le scelte
economiche della nuova amministrazione regionale e
comunale.
Pressione
Fiscale:
L'aumento dell'addizionale regionale IRPEF è diventato il principale
cavallo di battaglia dell'opposizione, che accusa la coalizione di
centrosinistra di aver tradito le promesse elettorali ("mani
nelle tasche dei cittadini").
Tenuta
della Coalizione:
La sindaca Ferdinandi deve mediare tra l'anima più radicale della
sua maggioranza (spesso presente in manifestazioni pro-Palestina o su
temi antagonisti) e l'area moderata e cattolica che sostiene la
giunta Proietti in Regione.
In sintesi la sfida per Perugia nel 2026 è riuscire a trasformarsi in una città moderna e sostenibile senza perdere la sua identità di città universitaria e senza lasciare indietro le periferie, che lamentano spesso una minore attenzione rispetto al "salotto buono" del centro storico.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia: Il tramonto della "Città ideale".
Perugia
non è solo una città; è un'occasione mancata. Da troppo tempo,
chi varca le mura dell'acropoli ha l'impressione di trovarsi in una
splendida scenografia teatrale dove, però, gli attori hanno
dimenticato il copione. La narrazione pubblica degli ultimi decenni,
figlia di amministrazioni di ogni colore che si sono alternate a
Palazzo dei Priori, ha ridotto il capoluogo umbro a una rassegna
stagionale: un po' di jazz a luglio, un'orgia di zuccheri a
ottobre e da
qualche
tempo una sfilata medievale,
poi, un lungo rassegnato silenzio.
L'errore
fatale commesso dalla politica locale è stato (ed
è)
confondere l'intrattenimento con la cultura. Umbria Jazz,
Eurochocolate e
sfilate medievali, sono
asset fondamentali, ma non possono rappresentare l'unico respiro di
una città che ospita una delle Università per Stranieri più
antiche del mondo e un'Accademia d'arte di prestigio
plurisecolare. Abbiamo trasformato il centro storico in un "parco
a tema" per turisti mordi-e-fuggi, perdendo di vista la
dimensione della città come centro di produzione intellettuale
permanente. Una città portatrice
della
cultura non è quella che ospita passivamente un festival, ma quella
che offre ai suoi cittadini e ai suoi studenti spazi di aggregazione,
laboratori e una programmazione che duri 365 giorni l'anno.
Mentre
la politica si divideva in
dispute elettorali su
piccoli interventi di rinnovamenti,
Perugia ha subito un'emorragia invisibile: quella dei suoi
cervelli. Gli studenti arrivano, si innamorano dei vicoli, e poi
scappano. Scappano perché manca una visione post-laurea, perché il
tessuto creativo è asfittico e perché l'offerta culturale è spesso
relegata a nicchie mal finanziate o chiusa in un provincialismo che
odora di muffa.
Per
invertire la rotta non servono altri slogan, ma un cambio di
paradigma. Perugia non può continuare a vivere di rendita sulla sua
storia medievale o sul successo di intuizioni nate trent'anni fa.
Per tornare a essere una capitale europea, servono azioni
strutturali.
Luoghi
come Palazzo Penna, San
Francesco al Prato e l'ex Carcere di Piazza Partigiani, devono
smettere di essere solo "sale da affitto". Occorre
trasformarli in centri di produzione culturale sul modello europeo:
residenze artistiche, luoghi
di collaborazione
per startup creative e studi di registrazione a canone agevolato. La
cultura deve generare economia reale, non solo scontrini nei
bar.
Basta
guardare agli studenti come semplici affittuari. L'Università deve
diventare il polmone della città, con biblioteche aperte 24 ore
su 24,
laboratori aperti alla cittadinanza e un coinvolgimento diretto dei
ricercatori nella pianificazione urbana.
La
cultura deve uscire dall'acropoli per curare le ferite delle
periferie. A
Fontivegge, Ponte San Giovanni ed
altrove,
servono presidi culturali permanenti: biblioteche di condominio,
festival di arte
di strada
e cinema all'aperto che trasformino i quartieri-dormitorio in centri
di partecipazione attiva.
Serve
un ufficio dedicato che lavori quotidianamente per attrarre fondi
europei (come Creative Europe) e creare gemellaggi produttivi con
città d'arte estere, portando a Perugia produzioni di respiro
globale indipendentemente dai grandi festival di massa.
Il
tempo della "città del cioccolato" è scaduto. Perugia
deve avere l'audacia di investire nel contemporaneo e di rimettere al
centro la qualità della vita intellettuale dei suoi residenti.
Dobbiamo decidere cosa vogliamo: essere una bomboniera per i selfie
dei turisti o una capitale che pulsa, produce e osa? È ora di
tornare a essere, finalmente, la città del pensiero.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
INTEGRAZIONE NON GHETTIZZAZIONE.
L'integrazione
a Perugia rappresenta una sfida cruciale per il tessuto sociale della
città. Se da un lato l'economia locale beneficia enormemente della
manodopera straniera, dall'altro il rischio di una "segregazione
invisibile", sia urbana che scolastica, è concreto.
Un'analisi
critica della situazione attuale e alcune proposte concrete per
favorire una reale inclusione ci
possono aiutare a capire e a risolvere questo delicato problema.
I
rischi
della "Ghettizzazione"
sono
enormi!
A
Perugia, il fenomeno della concentrazione degli immigrati in
specifiche
zone
(come l'area della Stazione, Fontivegge o
di altri quartieri)
si riflette inevitabilmente nelle "scuole di
prossimità".
Alcuni
istituti presentano classi con una percentuale di alunni stranieri
che supera il 50-60%. Questo non è un limite cognitivo, ma
logistico: docenti e programmi spesso non hanno le risorse per
gestire una tale eterogeneità linguistica.
Molte
famiglie italiane, per timore di un rallentamento didattico, tendono
a iscrivere i figli in scuole di altri quartieri, accelerando la
creazione di "scuole-ghetto".
Un
altro fattore importante, che determina un muro tra famiglie
di stranieri
immigrati e scuola,
è che
i lavoratori
spesso vivono ritmi di lavoro serrati che impediscono la
partecipazione alla vita scolastica, creando un solco tra la famiglia
e l'istituzione.
È
opportuno
a questo punto che la
scuola deve smettere di essere un semplice luogo di "accoglienza"
per diventare un laboratorio di cittadinanza.
Bisogna,
se si vogliono cambiare le prospettive del problema, applicare
con intelligenza i tetti ministeriali della
presenza di stranieri per classe, incentivando però il trasporto
scolastico gratuito per permettere una distribuzione più omogenea
tra i vari istituti della città.
Se
vogliamo , quindi,
una
reale integrazione, non
basta solo
inserire
il bambino in classe. Servono laboratori linguistici intensivi
pomeridiani, finanziati dal Comune, che evitino al ragazzo di restare
indietro nelle materie curricolari.
Ogni
scuola, poi,
con
alta densità di stranieri, dovrebbe avere un mediatore culturale
fisso, non solo a chiamata, per tradurre non le parole, ma i codici
culturali tra docenti e genitori.
Altro
grande problema: l'Integrazione
dei Lavoratori oltre
il Cantiere di
lavoro!
L'integrazione
dei figli passa inevitabilmente attraverso la dignità e la stabilità
dei genitori e,
per realizzare ciò, occorrono centri
di formazione serali per
adulti.
Molti lavoratori stranieri a Perugia restano confinati in mansioni a
bassa specializzazione. Creare percorsi di riqualificazione
professionale serale permetterebbe loro una mobilità sociale che si
riflette positivamente sull'autostima dei figli.
Sarebbe,
in
fine,
necessario coinvolgere
le associazioni di categoria e le imprese che impiegano manodopera
straniera in progetti di "adozione" degli spazi pubblici o
delle scuole, creando un legame identitario con la città.
Se
vogliamo realizzare una
visione ottimale
per
il futuro della
città,
Perugia
non deve guardare all'immigrazione come a un'emergenza, ma come a un
investimento. La "ghettizzazione"
si combatte quando lo straniero non è più un "ospite
temporaneo" ma un cittadino che vive il centro storico e le
periferie con lo stesso senso di appartenenza di
ogni persona nata in quel luogo.
Giampiero
Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Il "Taglio" di propaganda del nastro:
parco Silvio Pellico e l'Ipocrisia del verde pubblico a Perugia.
L'intervento
recentemente celebrato (7
Gennaio scorso)
presso il parco
Silvio Pellico di Perugia, lungi dall'essere percepito, agli occhi di
molti cittadini come un virtuoso esempio di riqualificazione del
verde urbano, ha
assunto
i contorni di un'abile manovra di propaganda politica .
Quello che doveva essere un "taglio" di
una "riorganizzazione" necessaria è sembrato, piuttosto,
un evento attentamente orchestrato per generare consenso e
visibilità, trasformando la cura del verde in un palcoscenico
politico.
Non
si discute la necessità di intervenire su aree specifiche, ma è il
modus operandi e, soprattutto, il netto contrasto con la realtà
quotidiana a suscitare profonda critica.
Il
vero nodo critico della gestione del verde a Perugia risiede nella
sua evidente politica a due velocità. Se alcune aree, quelle di
maggiore prestigio o visibilità, vengono illuminate dai riflettori e
godono di interventi anche puntuali (e ben pubblicizzati), mentre
la
stragrande maggioranza del patrimonio verde pubblico cittadino è
condannata a un progressivo e silenzioso impoverimento.
Basta
allontanarsi da quei
parchi di risonanza mediatica
per osservare lo stato di degrado in cui versano parchi, giardini e
aiuole di posizioni
meno visibili
politicamente.
Erba alta, giochi per bambini vandalizzati mai riparati
e altri aspetti di assoluto degrado.
Il
problema non è l'assenza di interventi straordinari (come quello al
Silvio Pellico), ma la cronica carenza di manutenzione ordinaria. Questa
negligenza costante priva il verde pubblico del suo valore ecologico,
estetico e sociale, rendendo i luoghi meno fruibili e meno sicuri per
i cittadini.
L'impressione
generale è che vi sia uno scarso, se non nullo, interesse strategico
dell'Amministrazione verso la totalità del verde cittadino,
considerato un costo da contenere piuttosto che una risorsa vitale
per la qualità della vita. La manutenzione, un pilastro fondamentale
per la gestione di qualsiasi area verde, viene trattata come un
optional, un lusso da riservare solo in vista di eventi o necessità
di facciata.
In
conclusione, l'episodio del parco
Ferdinandi non può e non deve distogliere l'attenzione dal quadro
generale: una città che non cura il proprio verde in modo omogeneo e
costante dimostra di non avere una visione lungimirante della propria
sostenibilità urbana. Finché la cura dei parchi sarà un'occasione
di propaganda anziché una priorità civica, la maggior parte del
verde pubblico perugino continuerà a
soffrire,impoverito
dalla negligenza e dall'attenzione selettiva.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Lo stato di fatiscenza delle strisce pedonali in Via della Pallotta a Perugia
Via
della Pallotta, l'invisibilità che mette a rischio i pedoni:
l'allarme sulle strisce pedonali fatiscenti.
Perugia
– In una città che ambisce a migliorare la sua mobilità e la
sicurezza stradale, è inaccettabile che arterie nevralgiche come Via
della Pallotta presentino un degrado così marcato degli
attraversamenti pedonali. Quella che dovrebbe essere una via
efficiente e sicura, si sta trasformando in un potenziale pericolo
quotidiano per residenti, studenti e pendolari.
Le
strisce pedonali, dove ancora visibili, sono spesso ridotte a mere
ombre sbiadite sull'asfalto consumato. La vernice bianca, un tempo
brillante segnale di priorità e attenzione, è ormai corrosiva e
indistinguibile, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione o
di pioggia. Il contrasto cromatico, essenziale per garantire la
sicurezza del pedone e avvisare il conducente, è quasi nullo.
Via
della Pallotta è una strada a elevato scorrimento per il traffico
veicolare e il trasporto pubblico in diverse fasce orarie. La
mole di veicoli che la percorrono dovrebbero imporre standard di
sicurezza elevatissimi. Invece, l'attuale condizione delle strisce
pedonali costringe il pedone a una vera e propria scommessa sulla
propria incolumità, affidandosi più alla cautela dei singoli
automobilisti che all'efficacia della segnaletica.
La
mancata manutenzione della segnaletica orizzontale non è solo un
problema estetico o di decoro urbano; è un'omissione che viola il
Codice della Strada e compromette direttamente la sicurezza
pubblica.
Se
il degrado fosse confinato a vie periferiche, sarebbe comunque grave,
ma vederlo in una via centrale come Via della Pallotta, che serve
anche aree ad alta frequentazione, solleva interrogativi sulla
gestione delle priorità urbane.
Il
problema si acuisce nelle ore di punta e, in particolare, in
prossimità dei punti di maggiore affluenza (vedi
uscita dalle numerose scuole),
dove l'attraversamento è più intenso. La mancanza di chiarezza
nella segnaletica crea confusione e incertezza sia per chi è a piedi
sia per chi è alla guida, aumentando esponenzialmente il rischio di
incidenti.
Nonostante
il Comune di Perugia abbia recentemente annunciato (o messo in atto)
investimenti per il miglioramento della sicurezza stradale e il
rifacimento della segnaletica, è fondamentale che questi interventi
vengano attuati con urgenza nelle aree più critiche e
trafficate.
Chiediamo
all'Amministrazione comunale e agli assessorati competenti:
Quando
è previsto il ripristino totale e con materiali ad alta rifrangenza
delle strisce pedonali in Via della Pallotta?
La
sicurezza dei cittadini non può attendere i lunghi tempi della
burocrazia. È ora di azioni concrete e restituire a Via della
Pallotta la dignità di strada urbana sicura e a norma.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia: pro e contro sulla sicurezza percepita.

Gli
articoli recenti e le analisi sulla sicurezza a Perugia del 2025
mostrano un quadro più complesso, dove coesistono sia dati che
indicano un miglioramento oggettivo della sicurezza (ad esempio,
nella classifica Qualità della Vita) sia una forte percezione di
insicurezza e preoccupazione tra i cittadini, spesso amplificata da
specifici fatti di cronaca e dal dibattito politico.
Queste
sono le
posizioni critiche emerse nel dibattito del 2025:
Analisi
critica:
sicurezza
percepita
a Perugia 2025: Il divario
tra dati
e paura
La
Tesi della Critica: Insicurezza Diffusa malgrado
i numeri
mentre
alcuni dati statistici (come la classifica ItaliaOggi sulla qualità
della Vita 2025) indicano un miglioramento nella categoria "Reati
e Sicurezza" di Perugia rispetto all'anno precedente, le voci
critiche e parte dell'opposizione politica hanno continuato a
sottolineare un deterioramento della sicurezza percepita e della
vivibilità urbana.
Punti
salienti
della critica
nel 2025
L'Impatto
degli Episodi di Cronaca e Degrado:
La
critica si è concentrata su una serie di episodi specifici
(aggressioni, spaccio, degrado in aree chiave come l'Acropoli e
Fontivegge) che, pur non riflettendosi necessariamente in un aumento
generalizzato del tasso di criminalità, hanno generato una
"palpabile sensazione di insicurezza" tra i residenti.
Si
lamenta che fatti come risse, o il ritrovamento di oggetti simbolici
di degrado in luoghi centrali (come l'episodio del divano in Piazza
IV Novembre), abbiano avuto un forte impatto sulla percezione di
controllo del territorio da parte delle istituzioni.
L'inclinazione
a un atteggiamento individualistico esagerato
e la strumentalizzazione:
Una
parte della critica (proveniente anche da commentatori) ha accusato
l'opposizione di "accecamento irragionevole" e "bieca
propaganda", trasformando ogni fatto di cronaca in un attacco
all'amministrazione, e quindi contribuendo ad esasperare la paura dei
cittadini a fini politici.
Tuttavia,
queste stesse analisi riconoscono che il problema della sicurezza
percepita non può essere banalizzato e che le paure dei cittadini
sono reali e vanno affrontate con segnali concreti e non solo con i
numeri.
La
richiesta
di maggiore
presidio
e visibilità:
I
critici hanno spesso chiesto l'istituzione di un Assessorato alla
Sicurezza con delega specifica e un incremento degli interventi
straordinari e del presidio della Polizia Locale, sostenendo che la
città appare in una fase di "arretramento sul piano della
vivibilità e della coesione sociale".
Questo
suggerisce che il problema non sia solo la commissione di reati
gravi, ma la microcriminalità e il degrado urbano che minano la
tranquillità quotidiana.
La
contrapposizione
(per
chiarezza)
È
importante notare che, in risposta a questa critica sulla percezione
peggiorata, l'amministrazione e il Governo hanno spesso citato:
Il
calo dei reati (ad esempio, -23% nei primi mesi del 2025 citato dal
sottosegretario Prisco).
L'istituzione
di zone a vigilanza rafforzata ("zona rossa" a Fontivegge)
e l'impiego di centinaia di operatori per controlli straordinari.
Il
miglioramento oggettivo nel posizionamento della provincia di Perugia
nella classifica sulla qualità
della vita
2025 (in particolare per l'indicatore "Reati e Sicurezza").
In
sintesi, la critica del 2025 non si è concentrata tanto su un
peggioramento delle statistiche ufficiali (che in alcuni casi
mostrano il contrario), quanto sul fallimento percepito nel contenere
l'escalation del degrado e della microcriminalità in aree sensibili,
che ha portato a un forte e diffuso deterioramento della sensazione
di tranquillità tra i residenti.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
Perugia: il centro storico che sanguina!
Per
gli
articoli e delle discussioni che hanno interessato il dibattito
pubblico e le iniziative amministrative, è possibile delineare un
quadro delle carenze e criticità principali relative al centro
storico di Perugia riferite
all'anno
2025.
Queste
criticità sono spesso interconnesse e al centro delle strategie di
rilancio come il recente "Patto della Mercanzia".
Consideriamo
le principali
carenze
e criticità
dell'anno
in corso.
Spopolamento
e crisi
della residenzialità.
Questa
è considerata una delle problematiche più gravi e a lungo
termine.
Il
centro storico è percepito, dalle
famiglie,
come un luogo disagevole per la vita familiare, il che ha portato
all'abbandono da parte dei residenti storici. L'obiettivo dichiarato
da più parti è riportare la popolazione residente ad almeno 10.000
abitanti (oggi attorno agli 8.000).
Valori
immobiliari bassi.
Nonostante la bellezza e la posizione, i valori immobiliari nel
centro storico risultano talvolta inferiori a quelli delle periferie,
segno di uno scarso interesse residenziale stabile.
Problema
degli affitti brevi (B&B non regolamentati)
La proliferazione di B&B e affitti turistici non regolamentati,
contribuisce a sottrarre immobili al mercato residenziale a lungo
termine, trasformando aree abitative in zone di sola accoglienza
turistica.
Degrado
Urbano e Sicurezza. Nonostante
il centro sia riconosciuto come uno dei più belli d'Italia,
permangono problemi di decoro e ordine pubblico:
Degrado
e sporcizia: Si registrano proteste e segnalazioni riguardo alla
sporcizia, all'accumulo di rifiuti e al degrado urbano in alcune
aree, inclusi atti di vandalismo e problemi nei bagni pubblici o
vicino ai terminal bus (Piazza Partigiani).
Insicurezza
percepita: Il tema della sicurezza, legato anche alla presenza di
fenomeni come assembramenti notturni (movida), spaccio e
microcriminalità, è ricorrente. L'Amministrazione sta intervenendo
con misure come l'impiego di "Informatori Civici" e la
discussione sull'implementazione della
videosorveglianza.
Desertificazione
Commerciale e Sbilanciamento delle Attività.
Il
tessuto commerciale è in difficoltà e
sbilanciato:
Desertificazione
commerciale: Molti negozi storici o di vicinato, nel
tempo,
hanno chiuso. Il dibattito si concentra sulla necessità di invertire
questa tendenza, sostenendo le attività commerciali storiche e
artigianali.
Sbilanciamento
merceologico: C'è una prevalenza di attività legate alla
somministrazione (bar e ristoranti) a discapito di altre tipologie
commerciali. Questo impatta anche sulla logistica (es. furgoni per il
rifornimento) e sulla vivibilità complessiva.
Difficoltà
per gli
spazi
aperti per locali (dehors):
La gestione delle occupazioni di suolo pubblico e dei dehors è
complessa e richiede un coordinamento con la Soprintendenza per
trovare soluzioni sostenibili e rispettose del contesto
storico.
Mobilità
e Accessibilità.
Le
difficoltà logistiche e di accesso al centro sono un fattore di
disagio per i residenti.
Complessità
della Mobilità: Il centro storico è intrinsecamente disagevole per
gli spostamenti e l'uso dell'auto. La discussione si concentra su
come migliorare l'accessibilità (non solo "come arrivare",
ma "perché venire").
Logistica
per i residenti: Chi vive in centro lamenta problemi quotidiani
legati al carico/scarico, ai parcheggi e alla circolazione, che
rendono la vita più "complicata" e meno attrattiva per le
famiglie.
Mancanza
di una Visione Strategica Integrata (Dibattito Politico).Interventi
a compartimenti stagni:
In passato è stata criticata la tendenza a intervenire "per
emergenze", senza una visione a 360 gradi che rimetta mano al
Piano Regolatore o che integri pienamente il centro storico con il
resto della città. L'amministrazione comunale
sta
cercando di porre rimedio attraverso strumenti come il Patto della
Mercanzia e i piani di sviluppo.
In
sintesi, la lotta per la vitalità del centro storico di Perugia nel
2025 si concentra sulla triade Residenzialità, Sicurezza/Decoro e
Sostenibilità Commerciale, tutte legate alla necessità di integrare
questo spazio storico nella vita contemporanea della città, senza
snaturarne l'identità.
Le
iniziative in corso, come il Patto della Mercanzia e il lavoro sulla
Agenda Urbana, mirano a dare risposte coordinate a queste
problematiche.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City).
La criticità del manto stradale di Perugia e la sua gestione!
Questo problema della città si potrebbe concentrare sui seguenti aspetti, desunti anche dalle recenti cronache locali, dalle denunce dei cittadini e della minoranza consiliare:
Stato
di degradazione
generalizzato
e sicurezza
a rischio:
La
critica principale è l'evidente stato di degrado di ampie porzioni
della rete stradale cittadina, non limitato alle periferie ma esteso
anche ad arterie principali e aree centrali. Buche, crepe, dissesti e
rappezzi di scarsa qualità rendono la circolazione pericolosa per
veicoli, pedoni e ciclisti. L'inerzia o la lentezza nel ripristino
sollevano questioni sulla responsabilità civile del Comune in caso
di danni (pneumatici, ammortizzatori rotti) o incidenti causati dalle
"voragini".
Mancanza
di un piano
di manutenzione
serio:
Viene
spesso denunciata l'assenza di un vero e proprio "piano di
manutenzione serio" di lungo periodo. Gli interventi, seppur a
volte annunciati, vengono percepiti come estemporanei, reattivi alle
emergenze (le cosiddette "tappabuche") e non come parte di
una strategia organica di rifacimento completo e preventivo. Questo
approccio comporta un ciclo vizioso in cui il manto stradale si
deteriora rapidamente dopo interventi parziali e le buche "vecchie
e nuove tornano a rappresentare un disagio quotidiano".
Criticità
nelle periferie
e frazioni:
Le
critiche si focalizzano spesso sulle condizioni "gravemente
compromesse" delle strade nelle frazioni, dove si segnalano non
solo il manto dissestato, ma anche banchine impraticabili per la
vegetazione e l'assenza o il danneggiamento di staccionate di
protezione. Questo evidenzia una presunta disparità di attenzione
tra il centro e le zone più esterne.
Problemi
legati
ai sottoservizi
e ai ripristini
incompleti:
Un
altro punto dolente è la cattiva coordinazione con gli interventi
sui sottoservizi (acqua, gas, elettricità). Si critica la logica di
asfaltare una strada che, poco dopo, deve essere riaperta per lavori
urgenti su acquedotti o altri servizi. Sebbene il Comune si difenda
sostenendo che rimandare l'asfalto sia una "scelta di buona
amministrazione" per evitare di distruggere un lavoro nuovo, la
cittadinanza subisce nel frattempo l'attesa e il disagio delle
condizioni stradali precarie, spesso per mesi o anni. Inoltre, viene
sollevato il problema della scarsa qualità dei ripristini effettuati
dalle aziende che eseguono gli scavi, e la mancanza di un recupero
efficiente del "bitume" dovuto da queste aziende al
Comune.
Richieste
e interrogazioni
ignorate
o evasive:
La
minoranza consiliare e i comitati cittadini lamentano spesso la
mancata o tardiva risposta alle interrogazioni o alle petizioni che
denunciano il degrado. Questo crea un senso di frustrazione e la
percezione di una scarsa trasparenza e di un dialogo insufficiente
tra Amministrazione e residenti.
In
sintesi:
si
vuole mettere
in luce una gestione del manto stradale che appare reattiva anziché
proattiva, caratterizzata da una carenza cronica di risorse e
pianificazione strutturale, lasciando ampie zone della città in
condizioni di pericolosità e degrado prolungato a discapito della
qualità della vita e della sicurezza dei cittadini.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
La Perugia che non funziona:
IL BRACCIO CORTO DEL COMUNE!
L'ex sede della Telecom in via Jacopone da Todi, nel quartiere della Pallotta a Perugia, è da molti anni in stato di abbandono e degrado, suscitando preoccupazione tra i residenti e le associazioni locali.
L'edificio è in disuso da circa 20-30 anni, a
seconda delle fonti, e mostra segni evidenti di usura, con cemento
che si sgretola e sporcizia.
L'immobile è da
molto tempo passato
di proprietà (una fonte parla di acquisto da parte di una società
legata a Gesenu, ma la notizia è datata e andrebbe verificata), ma
la situazione di degrado persiste. Le associazioni locali, come la
nostra "Perugia
Social City",
hanno più volte denunciato la situazione totalmente
insostenibile
e chiesto l'intervento del Comune per
realizzare i progetti già approvati.
L'intervento prevedeva la demolizione dei volumi preesistenti e la costruzione di nuovi edifici. In particolare, gli edifici sono stati concepiti con tecnologie strutturali e di tamponamento prefabbricate e dovrebbero includere appartamenti di varie metrature e attici con serre solari e ampi terrazzamenti, dotati anche di un impianto fotovoltaico sul tetto.
Già
nel 2011, il Comune di Perugia aveva approvato un piano attuativo che
aveva come obiettivo la riqualificazione dell'area, sottolineando il
notevole degrado in cui versava l'immobile, situato vicino a
un'importante arteria stradale come via della Pallotta.
Il
degrado, segnalato anche da comitati di quartiere (vedi
articoli di "Perugia
Social City"),
riguarda non solo l'edificio in sé, ma anche la
sua area
privata
circostante,
con problemi di accumulo di rifiuti e incuria generale.
In
sintesi, l'antico
intento
era
di trasformare l'ex sede dismessa in un moderno complesso direzionale
e residenziale, risolvendo così la situazione di degrado e offrendo
nuove opportunità abitative e commerciali per la zona.
Ma,
purtroppo per chi risiede in quella zona e diciamo pure per la
dignità di tutti
i perugini,
la
mancata riqualificazione è una
persistente e
pericolosa
condizione
di degrado e abbandono, nonostante
i piani approvati e i progetti presentati nel corso degli anni.
I residenti continuano a denunciare l'area di questo "stabile fantasma" come una ferita aperta nel quartiere della Pallotta ma, purtroppo, a nulla valgono i loro tentativi di cambiare la situazione.
Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione informale "Perugia Social City")
FONTIVEGGE E LA SUA "ZONA ROSSA" A PERUGIA

La "zona rossa" a cui fanno riferimento i recenti articoli di cronaca a Perugia non riguarda misure sanitarie legate alla pandemia, ma un'area di vigilanza e controllo rafforzato istituita nel quartiere di Fontivegge, in particolare attorno alla stazione ferroviaria, per contrastare fenomeni di degrado, microcriminalità e spaccio.
Facciamo,
in questo articolo,
un riassunto dei pro e dei contro (o dei risultati e delle criticità)
emersi in relazione all'istituzione di questa misura straordinaria,
basato sulle
pubblicazioni
dai media locali e nazionali di
questo ultimo periodo.
I
vantaggi?
Significativa
Riduzione dei Reati.
Il
principale risultato positivo riscontrato è la diminuzione della
delittuosità nell'area circoscritta. I bilanci ufficiali hanno
evidenziato una sensibile flessione degli episodi di
microcriminalità, con alcune fonti che riportano un calo complessivo
dei reati fino al 23% nel periodo di attivazione della
misura.
Aumento
della Sicurezza Percepita.
L'intensificazione
della presenza di Forze dell'Ordine e Polizia Locale (Carabinieri,
Polizia di Stato, Guardia di Finanza) ha innalzato i livelli di
sicurezza, anche quella percepita dai residenti e dai frequentatori
della zona, riportando una maggiore serenità in un'area nevralgica
della città.
Elevato
Numero di Controlli ed Efficacia Repressiva.
La
misura ha consentito di effettuare un gran numero di controlli su
persone e veicoli. I dati diffusi includono:
Migliaia
di persone identificate.
Decine
di denunce e di arresti/fermi di polizia giudiziaria.
Provvedimenti
di allontanamento notificati a individui ritenuti pericolosi o
irregolari.
Sequestri
di sostanze stupefacenti e armi.
Risposta
Istituzionale Contro il Degrado.
L'istituzione
della "zona rossa" è stata vista da molti come un segnale
chiaro e concreto che lo Stato ha voluto dare una risposta forte e
determinata contro il degrado urbano, lo spaccio e la violenza in uno
dei quartieri più difficili di Perugia.
I
contro? (criticità
e punti
deboli)
Necessità
di Misure Territoriali Complementari.
La
critica principale mossa dagli analisti e da alcune forze politiche è
che l'azione repressiva (la "zona rossa") è efficace nel
breve termine, ma non sufficiente nel lungo periodo. Per consolidare
i risultati, è ritenuto fondamentale affiancare:
Riqualificazione
urbana e sociale: Accelerare i percorsi di rigenerazione del
quartiere.
Controlli
sugli immobili: Verifiche a tappeto sugli edifici a rischio degrado e
abbandono.
Politiche
sociali: Interventi mirati contro le dipendenze e
l'emarginazione.
Rischio
di Spostamento della Criminalità.
Una
misura circoscritta in una zona specifica comporta il rischio che le
attività illecite vengano semplicemente spostate in aree limitrofe,
anziché essere eliminate, rendendo necessaria una "vigilanza a
geometria variabile" per evitare che la criminalità si
riorganizzi altrove.
Dipendenza
dall'Intervento Straordinario.
La
fine del periodo di vigilanza rafforzata solleva il problema di come
mantenere i risultati ottenuti. Gli articoli sottolineano che, pur
essendosi formalmente conclusa la "zona rossa," è
necessario proseguire con servizi straordinari, soprattutto nei fine
settimana, per evitare un rapido ritorno alla situazione
preesistente.
E
per finire non potevano mancare le opinioni della politica!
Critiche
alla Gestione Comunale
L'efficacia
della "zona rossa" è stata spesso inserita nel dibattito
politico, con qualche
posizione politica che
che ha attribuito il successo all'intervento del Governo centrale,
criticando aspramente la Giunta Comunale per la presunta inerzia o
per scelte ritenute sbagliate in materia di sicurezza (come il
mancato presidio o l'indebolimento dei nuclei di polizia locale
nell'area).
Giampiero Tamburi coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City"
Il nodo stradale (più che altro politico) di Perugia!
Il
dibattito sul Nodo di Perugia è uno dei temi più che
dividono la
politica locale e regionale, con posizioni chiare da parte dei vari
partiti. Le motivazioni addotte da ciascuno riflettono visioni
diverse sullo sviluppo del territorio, sulla gestione del traffico e
sull'impatto ambientale.
Partiti
a favore del Nodo di Perugia.
Generalmente,
i partiti di centro-destra (Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia)
sono i principali sostenitori del progetto. Le loro argomentazioni si
basano su:
Necessità
strategica: il Nodo è visto come un'opera strategica per lo sviluppo
economico dell'Umbria. Si sottolinea che l'isolamento
infrastrutturale della regione ha penalizzato la crescita economica
per decenni e che un'opera di questo tipo è fondamentale per colmare
il divario.
Decongestione
del traffico: si ritiene che la nuova arteria sia l'unica soluzione
per alleggerire il traffico che oggi paralizza la città, in
particolare in zone sensibili come il viadotto dei Volumni e Ponte
San Giovanni.
Miglioramento
della sicurezza: la realizzazione di una strada moderna e a
scorrimento veloce è presentata come un modo per ridurre gli
incidenti stradali, separando i flussi di traffico.
Responsabilità
politica: i partiti di centro-destra accusano gli avversari di
ambiguità e di mancanza di coraggio nel prendere decisioni
importanti per il futuro della città.
Partiti
contrari o dubbiosi.
I
partiti di centro-sinistra e in particolare Movimento 5 Stelle e
Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), si dimostrano scettici o decisamente
contrari alla realizzazione del Nodo. Le loro motivazioni
includono:
Inefficacia
dell'opera: si basano su studi che, secondo loro, dimostrerebbero che
il "Nodino" (il primo stralcio tra Collestrada e Madonna
del Piano) porterebbe solo una minima riduzione del traffico,
insufficiente a giustificare l'investimento.
Impatto
ambientale e paesaggistico: si sottolinea l'impatto devastante che la
costruzione avrebbe su aree naturali, agricole e paesaggistiche di
grande valore. Si preferisce la tutela dell'ambiente a un progetto
che ritengono superato.
Carenza
di fondi: si mette in discussione la fattibilità economica del
progetto, sostenendo che al momento non ci sono i finanziamenti
necessari e che l'opera potrebbe rimanere bloccata per
anni.
Alternative
di mobilità: si promuovono soluzioni alternative, come il
potenziamento del trasporto pubblico (inclusa la mobilità su ferro),
la riorganizzazione della viabilità esistente e la promozione di una
mobilità sostenibile, considerate più adatte alle esigenze attuali
e future della città.
In
sintesi, la discussione politica sul Nodo di Perugia non è solo
tecnica o economica, ma riflette una profonda divergenza di visioni:
da una parte, chi vede nelle grandi infrastrutture la chiave per lo
sviluppo e il superamento del "gap" umbro; dall'altra, chi
ritiene che il futuro debba passare per la sostenibilità, la tutela
del territorio e una mobilità basata su soluzioni alternative.
E la storia continua!!!
Giampiero Tamburi (coordinatore associazione gruppo informale "Perugia Social City")

SICUREZZA PERCEPITA E REALE DI PERUGIA?
L' associazione "Perugia Social City" la vede in modo differente!
Sulla base delle informazioni disponibili, si può affermare che a Perugia, come in molte altre città, la sicurezza è un tema complesso, con percezioni e dati che non sempre coincidono.
Percezione
e dati sulla sicurezza
La
percezione di insicurezza a Perugia è un argomento che ricorre nel
dibattito pubblico e politico. Recentemente, si sono registrati
appelli e richieste di interventi straordinari contro episodi di
violenza e degrado, in particolare nel centro storico e in zone come
Fontivegge. Questo ha portato all'intensificazione dei controlli da
parte delle forze dell'ordine per ridurre la sensazione di
insicurezza.
Secondo
un'indagine Istat condotta tra il 2022 e il 2023, pur sentendosi
sicuri a camminare da soli di sera nella propria zona, molti umbri
(incluso il territorio di Perugia) hanno espresso preoccupazione per
furti in casa, scippi, rapine e aggressioni.
Per
quanto riguarda i dati ufficiali, la situazione appare più
articolata:
Un
rapporto del Ministero dell'Interno del 2024 indica che il numero
totale di reati denunciati a Perugia è diminuito del 37% negli
ultimi dieci anni, un dato significativo che suggerisce un
miglioramento della situazione generale.
Tuttavia,
alcuni tipi di reati, come i furti in abitazione, mostrano un tasso
superiore alla media nazionale e del Centro Italia.
Allo
stesso modo, sono aumentate le segnalazioni di aggressioni contro
operatori sanitari nella regione.
Risposte
istituzionali
Le
istituzioni locali e nazionali hanno riconosciuto la problematica e
stanno adottando misure per affrontarla:
Nel
2024 è stato deciso un incremento dei controlli nel centro storico e
in altre aree sensibili della città, con pattuglie congiunte di
Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia
Locale.
Le
forze dell'ordine di Perugia hanno potenziato la loro attività, con
migliaia di servizi esterni, controlli su persone e mezzi, e un
aumento degli arresti, in particolare per reati legati agli
stupefacenti.
Inoltre,
sono stati annunciati e in parte già realizzati rinforzi di
personale per la Questura di Perugia, con nuove unità assegnate per
migliorare il presidio del territorio.
In
sintesi, mentre la percezione di insicurezza persiste e si manifesta
in specifici contesti urbani, i dati a lungo termine indicano una
diminuzione complessiva dei reati nel capoluogo umbro.
Le autorità stanno rispondendo con un aumento della presenza e dei controlli sul territorio per affrontare sia la realtà dei crimini che la percezione di insicurezza dei cittadini.
Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione gruppo informale "Perugia Social City)
Le formiche minacciano le piante secolari dei giardini del Frontone: urge un intervento
Perugia
- I giardini del Frontone, un'oasi di tranquillità e storia nel
cuore di Perugia, sono in pericolo.
Un'incuria
che rischia di compromettere la salute e la stabilità delle sue
piante secolari, minacciate dall'azione implacabile delle
formiche.
Le
formiche, infatti, stanno scalzando le radici di questi alberi
monumentali, creando vuoti sotterranei che ne compromettono
l'ancoraggio al terreno. Ma
non solo: aggrediscono, anche con discreto successo, il tronco
stesso!
Aumenta
così in modo esponenziale il rischio di caduta, con gravi pericoli
per la pubblica incolumità e un danno incalcolabile al patrimonio
verde della città.
In
questa
pericolosa
situazione,
denunciata da tempo da cittadini , si
associa anche "Perugia Social City" evidenziando e denunciando
ciò
che
è
un
evidente
sintomo di una cattiva manutenzione che il Comune di Perugia non può
più ignorare.
Non
si tratta di un problema improvviso, ma del risultato di un'assenza
di interventi preventivi e di un monitoraggio costante che dovrebbe
essere la norma in luoghi di tale valore storico e naturalistico.
È
incomprensibile come un bene comune così prezioso venga trascurato,
lasciando che un problema apparentemente piccolo, come la presenza di
formiche (o
qualsiasi altro parassita sia),
si trasformi in una minaccia seria.
Le
amministrazioni comunali hanno il dovere di tutelare il proprio
patrimonio, e in questo caso l'inerzia dimostrata è preoccupante.
I
giardini del Frontone non sono solo un parco, ma un pezzo di storia
di Perugia. Queste
piante, sicuramente, hanno visto la liberazione di Perugia, con il
sacrificio della vita di molti cittadini, nella liberazione della
città dal Papato.
Ed ora, è un luogo dove i cittadini si incontrano, passeggiano e si godono momenti di relax.
La
loro salvaguardia non è solo una questione estetica, ma un atto di
rispetto verso la storia e l'identità della città.
"Perugia
Social City"
chiede a gran voce un intervento immediato da parte del Comune: un
sopralluogo tecnico, una valutazione del rischio e l'adozione di
misure urgenti per la disinfestazione e la messa in sicurezza delle
piante, ove
ce ne fosse bisogno.
È giunto il momento di agire, prima che sia troppo tardi.
Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione gruppo informale "Perugia Social City")
Mini spazi verdi: una manutenzione che non c'è!
"Perugia Social City" non si dimenticherà mai di portare costantemente all'attenzione dell'amministrazione competente, questo necessario aspetto per il benessere dei cittadini.
Non c'è dubbio che l'immagine di una città si rifletta anche, e soprattutto, nella cura dei suoi spazi verdi. A Perugia, la situazione dei piccoli giardini pubblici, sparsi per la città sta diventando un tema di crescente polemica.
In
molti si chiedono perché il Comune sembri trascurare proprio questi
"mini-spazi", lasciandoli in uno stato di evidente
abbandono.
Aiuole
incolte, erba alta che invade i marciapiedi e panchine rotte sono
solo alcune delle segnalazioni che arrivano quotidianamente dai
residenti. Questi non sono semplici dettagli: sono segnali di
un'amministrazione che, almeno in apparenza, non considera la
manutenzione del piccolo
verde
urbano una priorità.
Ci
si domanda se manchino le risorse, se ci sia un problema
organizzativo o se, più semplicemente, l'attenzione sia concentrata
solo sui grandi parchi e sulle aree più visibili.
Eppure,
sono proprio questi piccoli polmoni verdi a migliorare la qualità
della vita nei quartieri, a offrire un momento di pausa agli anziani,
un luogo di gioco per i bambini e un po' di ristoro per chi cammina.
La loro trascuratezza non è solo un problema estetico, ma incide
direttamente sul benessere dei cittadini.
È
tempo che l'amministrazione perugina si interroghi seriamente su
questa problematica.
Non si tratta di chiedere interventi faraonici, ma di garantire una manutenzione costante e dignitosa che dimostri rispetto per i cittadini e per la città stessa.
Perché un grande parco curato è importante, ma una città che si prende cura anche dei suoi angoli più piccoli è una città che funziona davvero.
Giampiero Tamburi (coordinatore Gruppo informale "Perugia Social City")
PERUGIA SOMMERSA DAI RIFIUTI
L'emergenza di una città che non sa più differenziare.
L'immagine
di una Perugia bella e "verde" si scontra ogni giorno con
una realtà ben diversa: quella dei cassonetti stracolmi, dei rifiuti
che debordano sui marciapiedi e di una gestione del servizio di
raccolta che sembra non riuscire a tenere il passo con le esigenze
della città. Il problema non riguarda solo l'estetica e l'igiene, ma
solleva interrogativi sulla reale efficacia delle politiche
ambientali e sull'adeguatezza degli investimenti in un settore
cruciale.
Il
fallimento del modello del porta a porta, pur se lodato per la sua
efficacia in altre città, a Perugia sembra essere stato introdotto
in modo frammentario e disorganico. Le zone coperte dal servizio
convivono con quelle in cui ancora si affidano ai cassonetti, creando
confusione e disomogeneità. Questo sistema ibrido non ha portato i
risultati sperati, lasciando i cassonetti nelle zone non coperte in
balia di un uso improprio e di conferimenti selvaggi.
L'azienda
incaricata del servizio, Gesenu, è spesso al centro delle critiche.
Le segnalazioni di mancati ritiri, di cassonetti non svuotati per
giorni, e di disservizi sono all'ordine del giorno sui social e nelle
comunicazioni ai cittadini. "Perugia
Social City" si
chiede se l'azienda abbia le risorse e l'organizzazione necessarie
per gestire un servizio così complesso, o se il contratto di
affidamento sia inadeguato a garantire standard di qualità
elevati.
In
oltre, la
gestione dello smaltimento è un altro nervo scoperto. L'impianto di
Ponticelli, (il
quale sarà oggetto di un prossimo articolo)
sebbene fondamentale, è da tempo oggetto di dibattito per la sua
saturazione e per la necessità di un ammodernamento che tarda ad
arrivare. Il rischio concreto è che la città non abbia un luogo
idoneo per trattare i propri rifiuti, finendo per dover ricorrere a
soluzioni costose e inquinanti come il trasporto in altre
regioni.
Poi
c'è da aggiungere che se
da un lato il servizio presenta evidenti criticità, dall'altro non
si può ignorare la responsabilità di una parte della cittadinanza.
Abbandono di rifiuti, conferimento di materiali non idonei nei
cassonetti e mancato rispetto delle regole sono fenomeni diffusi. A
questo si aggiunge la scarsità di controlli e di sanzioni, che
rendono il mancato rispetto delle norme quasi privo di
conseguenze.
In
definitiva, i
disservizi nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti hanno un
impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini,
sull'ambiente e sull'immagine turistica della città. Inoltre, la
gestione inefficiente si traduce in costi più alti, che alla fine
gravano sulle bollette della TARI, senza garantire un servizio
all'altezza delle aspettative.
Di
conseguenza l'emergenza
rifiuti a Perugia non può più essere trattata come un problema
occasionale. È il sintomo di una gestione lacunosa, di
un'organizzazione del servizio da rivedere e di una politica
ambientale che non ha saputo dare risposte chiare ed efficaci. Per
uscire da questa situazione, servono investimenti mirati, una
revisione profonda del modello di raccolta, un controllo più serrato
e una campagna di sensibilizzazione seria e costante. Solo così
Perugia potrà tornare a essere una città pulita e rispettosa
dell'ambiente che la circonda.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)

NON È CORSO VANNUCCI MA È PUR SEMPRE PERUGIA!
Via
Jacopone da Todi, la strada "gruviera" che Perugia finge di
non vedere.
Perugia,
città d'arte, cultura e... buche. Se c'è una via che incarna
perfettamente il degrado della rete stradale cittadina, quella è
senza dubbio via Jacopone da Todi. Stiamo
parlando di una strada secondaria, non
di un'arteria importante che collega il centro a zone residenziali e
commerciali, ma
non per questo meno importante per chi vi abita.
E il suo stato è a dir poco imbarazzante.
Avventurarsi
su via Jacopone da Todi è un'impresa degna di un rally, un slalom
continuo per evitare buche che sembrano più crateri che semplici
dissesti. Avvallamenti, crepe profonde e rattoppi che cedono dopo
pochi giorni rendono il tragitto un vero incubo per chi
la percorre,
con il rischio costante di danneggiare i veicoli o, peggio ancora, di
provocare incidenti.
La
situazione è il manifesto di una manutenzione stradale assente o,
peggio, inadeguata. I cittadini denunciano da tempo il problema, ma
le risposte dell'amministrazione, quando
ci sono,
sembrano limitarsi a interventi tampone che non risolvono il problema
alla radice. Un po' di asfalto versato in fretta e furia, che poi
cede alle prime piogge o al passaggio di un mezzo pesante, è una
soluzione che non è più accettabile.
È
un problema di sicurezza, ma anche di decoro urbano. Una città che
si presenta con strade in queste condizioni dà un'immagine di
trascuratezza che non le rende giustizia. I residenti
di quella via, come il resto dei cittadini,
pagano le tasse per avere servizi efficienti, tra cui strade sicure e
ben tenute.
È
ora che l'amministrazione comunale affronti seriamente la questione.
Via Jacopone da Todi non è un caso isolato, ma è uno degli esempi
più eclatanti di una politica di manutenzione stradale che deve
essere rivista dalle fondamenta. I perugini, compresi
anche i residenti di quella via, se non li vogliamo considerare
cittadini di serie "B",
meritano di più: non solo rattoppi precari, ma una riqualificazione
completa e duratura che restituisca dignità e sicurezza a una delle
vie che
sembrano proprio dimenticate dalla nostra amministrazione comunale.
Ma se l'amministrazione si è dimenticata di via Jacopone da Todi un fatto e certo; i residenti di quella via non si dimenticano di come non sono considerati e non soddisfatti nelle loro esigenze primarie, almeno per i rimanenti quattro anni che devono passare per il rinnovo delle cariche amministrative della città.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
La Storia Nascosta della Fonte dei Tintori
in Via San Galigano a Perugia
il convento di San Francesco al Prato alla fonte stessa, a testimonianza di un'attenta e capillare gestione delle risorse idriche nell'area sin dai tempi antichi.La Fonte dei Tintori, di autore ignoto, fu realizzata a spese del Collegio dei Tintori, le cui botteghe erano concentrate nel rione della Conca. Il nome stesso del rione, "Conca", potrebbe derivare proprio dall'attività di "concia" delle pelli, ulteriore indicazione della vocazione artigianale e idrofila della zona.
Dal punto di vista architettonico, come si vede dalla foto, il manufatto è costituito da una pianta simmetrica formata dalla giustapposizione di tre vani voltati a botte, disposti parallelamente alla via e aperti verso di essa. Il vano centrale è più ampio e di forma quasi quadrata, mentre i due laterali sono rettangolari.
La Fonte dei Tintori non è solo un monumento architettonico, ma un vero e proprio "libro di pietra" che racconta la storia di Perugia, delle sue corporazioni, delle sue esigenze idrauliche e della sua incessante ricerca di bellezza e funzionalità. Rappresenta un importante tassello per comprendere l'evoluzione urbanistica e sociale della città, un luogo dove la memoria storica si fonde con la suggestione del fluire dell'acqua, testimone silenzioso di secoli di attività e trasformazioni.
Il Restauro e le Potenzialità Inespresse
In passato, la fonte presentava evidenti segni di degrado dovuti all'erosione, alle crepature e all'inquinamento atmosferico. Muschi e vegetazione infestante ne ricoprivano le superfici, nascondendo alla vista la sua bellezza originaria.
Fortunatamente, negli ultimi anni, grazie all'impegno dell'amministrazione comunale, la Fonte dei Tintori è stata oggetto di importanti interventi di restauro, spesso resi possibili grazie a iniziative come l'Art Bonus. Questi lavori hanno permesso la ripulitura delle superfici in muratura e travertino, la stuccatura, l'integrazione delle parti mancanti, il rifacimento del marciapiede antistante e la sistemazione dell'area circostante. Grazie a questi interventi, è stato possibile ammirare nuovamente dettagli nascosti, come un Grifo scolpito su pietra serena, simbolo della città di Perugia.
Tuttavia, in tutto questo lavoro, emerge un grande interrogativo: non si riesce a comprendere perché l'intervento non sia stato portato a termine in modo completo. Non mi riferisco al restauro in sé, ma al fatto che l'amministrazione non abbia pensato a come mettere in risalto questo importante momento storico della nostra città, offrendo maggiore pubblicità e accessibilità alla sua ammirazione ed alla storia per chiunque fosse interessato.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)

Il "Fontone" nel Parco Sant'Anna:
Una memoria risorgimentale dimenticata.
Il
"Fontone" del Parco del Vallone Sant'Anna offre uno scorcio
affascinante della storia risorgimentale della nostra città. Questo
piccolo monumento, carico di memoria, è visibile all'interno del
parco, precisamente verso nord, ma è stato dimenticato dai cittadini
e, soprattutto, dall'amministrazione comunale.
I
garibaldini, protagonisti audaci dell'unificazione italiana, usavano
il "Fontone" come riparo strategico dalle cannonate che
partivano dalla Rocca Paolina, fortezza simbolo del potere papale e
austero baluardo difensivo. È straordinario pensare come quel luogo,
al
pari dell'insurrezione dei cittadini al Borgo XX Giugno, che
oggi passa quasi inosservato, abbia vissuto momenti di vera tensione
storica. La Perugia del XIX secolo era, infatti, un crocevia di
ribellione e passione patriottica.
Spesso,
piccoli monumenti come il "Fontone" finiscono nell'ombra,
non per mancanza di valore storico, ma perché non rientrano nei
grandi circuiti turistici o culturali. Eppure, questo monumento alla
storia cittadina ha avuto un ruolo cruciale: secondo la tradizione,
fu proprio lì che, oltre a offrire un prezioso riparo, i garibaldini
trovarono l'acqua necessaria durante la presa di Perugia nel 1859. Un
dettaglio importante che racconta la storia "dal basso",
fatta di gesti concreti e luoghi quotidiani.
Perché
questi piccoli ma importantissimi monumenti storici vengono
trascurati?
Le
ragioni sono molteplici:
Mancanza
di fondi per la manutenzione e la valorizzazione.
Scarso
coinvolgimento delle comunità locali.
Priorità
data ai monumenti più "visibili" o famosi.
Difficoltà
nel raccontare la storia in modo coinvolgente.
Cosa
si potrebbe fare per valorizzarli?
Diverse
iniziative potrebbero riportare questi luoghi alla luce:
Creare
percorsi storici alternativi che includano questi siti.
Coinvolgere
scuole e associazioni in progetti di memoria attiva.
Utilizzare
QR code o app per narrare la storia direttamente sul posto.
Questo
e molto altro si potrebbe fare nel rispetto della storia della nostra
città. Ma, prima di tutto, è necessaria un'azione fondamentale:
l'amministrazione comunale dovrebbe intervenire per il ripristino
strutturale di questo monumento al Risorgimento italiano, troppo a
lungo trascurato.
Come
si evince dalle foto, il suo stato attuale è ridotto a quello di
un'inutile discarica cittadina colma
di liquame di piccione
e,
purtroppo molto spesso, rifugio dei senzatetto, tossicodipendenti ed
altro.
È tempo di restituire dignità a un pezzo così significativo della
nostra memoria collettiva.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
Perugia: Il degrado delle ex segreterie universitarie di Via Tuderte.
Una
ferita aperta nel cuore del quartiere
Pallotta.
Perugia,
città ricca di storia e cultura, sembra a tratti dimenticare i
propri obblighi
sociali, morali ed estetici,
lasciandoli cadere in un lento e inesorabile oblio. È il caso,
emblematico e purtroppo non isolato, delle ex segreterie
universitarie di Via Tuderte, nella zona della Pallotta. Abbandonate
da lunghissimi
anni, queste strutture, un tempo fulcro della vita accademica
cittadina (e
ancora prima filiale FIAT),
sono oggi un triste monumento al degrado, un pugno nell'occhio per i
residenti e una macchia indelebile sull'immagine del comune.
Le
ex segreterie universitarie, situate in una zona strategica e
densamente abitata, sono state abbandonate, appunto
dall'Ateneo universitario,
in seguito al trasferimento delle funzioni altrove. Da allora,
l'edificio è diventato una vera e propria cattedrale nel deserto.
Mura
scrostate, erbacce che crescono rigogliose ovunque, e un'aria
generale di abbandono che grida vendetta. Non si tratta di un
semplice invecchiamento strutturale, ma di una palese mancanza di
cura e programmazione da parte dell'amministrazione comunale che
non interviene nei confronti dei proprietari.
Simbolo
statico di una
quotidianità compromessa!
L'abbandono
di un edificio di queste dimensioni e in una posizione così centrale
non è un fatto di
poco conto,
ma una problematica che si ripercuote quotidianamente sulla vita dei
residenti
le cui conseguenze
sono molteplici e gravi.
Un
edificio abbandonato è, per sua stessa natura, un richiamo per
attività illecite. Spesso diventa rifugio per senzatetto,
tossicodipendenti o persone che cercano riparo, aumentando il rischio
di furti, spaccio e atti di vandalismo nella zona circostante. I
residenti si sentono meno sicuri, soprattutto nelle ore serali,
vivendo con la costante preoccupazione per la propria incolumità e
quella dei propri beni.
Per
quanto poi riguarda l'aspetto della salute, l'accumulo
di rifiuti, la proliferazione di insetti e roditori attirati
dall'incuria, e la mancanza di manutenzione rendono l'area un
potenziale focolaio di infezioni e un serio problema
igienico-sanitario per le abitazioni circostanti: il senso di
sporcizia è palpabile.
Altro
aspetto da non sottovalutare è la
vista di un edificio in rovina che
incide pesantemente sul decoro urbano della zona. Ciò non solo mina
l'orgoglio dei residenti e la loro percezione di vivere in un
quartiere non
curato,
ma ha anche un impatto diretto sul valore degli immobili circostanti.
Nessuno desidera acquistare o affittare una proprietà che si
affaccia su un'area così degradata.
Da
non sottovalutare, poi, che un
edificio di tali dimensioni, se recuperato, potrebbe essere destinato
a svariati scopi utili per la comunità: centri sociali, spazi
culturali, associazioni, servizi per i giovani o per gli anziani.
L'abbandono, quindi, non è solo un danno estetico, ma anche una
perdita di opportunità per lo sviluppo sociale e culturale del
quartiere e dell'intera città.
In
buona sostanza i
residenti si sentono dimenticati dalle istituzioni. Le ripetute
segnalazioni, da
parte della nostra associazione (Perugia Social City),
sempre
cadute nel vuoto, generano un senso di frustrazione e impotenza. La
percezione è quella di un'amministrazione distaccata dalle reali
esigenze dei cittadini, incapace di intervenire su problematiche che,
per quanto locali, hanno un impatto profondo sulla qualità della
vita.
Ancora
una volta l'appello
al Comune è categoricamente
quello
di agire!
Il
Comune di Perugia ha il dovere di intervenire con urgenza presso
i proprietari dell'immobile per far cambiare la precaria
situazione.
Non si tratta solo di una questione di decoro, ma di sicurezza,
salute pubblica e giustizia sociale. Le opzioni sono diverse:
dall'imposizione
ai proprietari
per
obbligarli ad una immediata riqualificazione,
alla messa a bando per progetti sociali o culturali, fino a un
intervento diretto di recupero e riutilizzo pubblico.
Lasciare
che un bene così strategico continui a marcire è un lusso che
Perugia non può permettersi. È tempo che le ex segreterie di Via
Tuderte cessino di essere un simbolo di abbandono e tornino a vivere,
diventando un'opportunità di rinascita per il
quartiere
e per l'intera comunità perugina. I residenti della zona, e con loro
l'intera città, attendono risposte e, soprattutto, azioni concrete.
Il tempo delle promesse è finito, è ora di passare ai fatti.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
L'ABBANDONO DEL VERDE URBANO MINORE:
Un'Amministrazione a Secco di Manutenzione a Perugia.
Perugia
meriterebbe una cura e un'attenzione al dettaglio che, purtroppo,
sembrano mancare nella gestione attuale degli spazi verdi pubblici di
piccole dimensioni. Se i grandi parchi e le aree più visibili
ricevono talvolta interventi, seppur non sempre impeccabili, è nei
fazzoletti di verde incastonati tra le vie che l'amministrazione
comunale mostra la sua più lampante carenza.
È
un problema che va ben oltre la semplice estetica. In
verde minimo
pubblico trascurato è sintomo di una mancanza di attenzione per il
benessere dei cittadini e per la qualità della vita urbana.
Questa
negligenza nella manutenzione ordinaria ha conseguenze dirette e
indirette. In primo luogo, depaupera il patrimonio naturale della
città, rendendo gli spazi meno gradevoli e meno fruibili. Un piccolo
spazio
verde
ben curato, anche se di modeste dimensioni, può rappresentare un
punto di respiro, un'oasi di bellezza in un contesto urbano. Al
contrario, un'area verde abbandonata diventa un ricettacolo di
sporcizia e degrado, contribuendo a un senso generale di abbandono e
trascuratezza che si ripercuote sull'immagine complessiva della
città: esempio
lampante nella foto
a corredo del piccolo spazio verde in fondo alla via Cino da
Pistoia.
In
secondo luogo, la mancanza di manutenzione del verde minore denota
una scarsa programmazione e un'assenza di visione da parte
dell'amministrazione. Non si tratta solo di tagliare l'erba (minimi
interventi che neanche quelli vengono eseguiti, molto spesso, con
regolarità)
ma di una gestione oculata che preveda potature regolari,
sostituzione delle essenze morte, controllo delle malattie e una
pianificazione delle fioriture stagionali. Questi interventi, seppur
apparentemente minori, richiedono una competenza e una continuità
che al momento sembrano disattese.
Ci
si chiede se l'amministrazione comunale sia consapevole del valore
intrinseco di questi piccoli polmoni verdi. Non sono semplici
riempitivi urbani, ma elementi fondamentali per la biodiversità, per
la regolazione termica, per l'assorbimento delle polveri sottili e
per il benessere psicologico dei residenti. Ignorarli significa non
comprendere il ruolo cruciale che il verde pubblico
minore
gioca nella costruzione di una città sostenibile e vivibile.
È
tempo che l'amministrazione di Perugia prenda atto di questa evidente
lacuna e intervenga con urgenza. Non bastano sporadici interventi
"tampone" ma
è
necessaria una strategia a lungo termine che preveda investimenti
concreti nella manutenzione, con particolare attenzione ai piccoli
spazi che, pur essendo diffusi e numerosi, sembrano essere i più
dimenticati.
I
cittadini perugini meritano una città non solo bella da visitare, ma
anche piacevole da vivere in ogni suo angolo, dal più grande al più
piccolo. La cura dei dettagli, inclusa quella del verde urbano
minore, è il primo passo per dimostrare un reale impegno verso la
qualità della vita e il rispetto per il patrimonio comune.
Giampiero Tamburi (Coordinatore "Perugia Social City")
DEGRADO DEL PARCO RIMBOCCHI (e non solo)
L'erba è stata tagliata!
Dopo una marea di proteste da parte dei residenti l'erba è stata tagliata!
Una goccia di decoro su un mare di degrado!
Tanto per dirne alcune:
l'illuminazione è inesistente; come pure panchine inutilizzabili.
Giochi per bambini talmente esigui che si perdono in uno spazio infinito, quando sono utilizzabili!
Dulcis in fundo, ma non ultima cosa, accessi al parco per nulla percorribili con sicurezza, come una discesa talmente ripida e combinata male che il solo affrontarla mette in pericolo anche le gambe più buone o una scalinata che per come è ridotta (nelle foto molto visibile) fa vergogna anche solo a chiamarla tale, adatta solo a rompersi qualche osso.
Il
Parco Rimbocchi di Perugia è un'area verde che ancora
versa
in condizioni di grave degrado. L'associazione "Perugia Social
City" ha più volte denunciato questa situazione nel corso degli
anni, sottolineando la necessità di interventi da parte
dell'amministrazione comunale.
Ecco
la storia
più
significativa degli
interventi e delle segnalazioni dell'associazione:
-
2019:
L'associazione "Perugia: Social City", tramite Giampiero
Tamburi, segnala lo stato di abbandono del parco, con strutture
fatiscenti, scarsa illuminazione e un livello di incuria che lo rende
inutilizzabile per la collettività. Evidenziava,con
ciò,
la necessità di una riqualificazione che andasse oltre la semplice
gestione ordinaria e che considerasse il parco come un luogo vitale
per i residenti.
- 2022:
In occasione di un evento chiamato "Elce & Friends",
svoltosi al Parco Rimbocchi, l'associazione ha partecipato,
dimostrando il suo impegno nel cercare di rivitalizzare l'area.
L'evento ha visto la partecipazione di altre associazioni e attività
commerciali, con l'obiettivo di offrire momenti di svago e
socializzazione.
-2025
(recentemente): Nelle ultime settimane, il degrado del parco è
tornato al centro dell'attenzione mediatica. Diversi articoli di
giornale riportano le denunce dei residenti e delle associazioni, tra
cui "Perugia Social City", che lamentano la presenza di
erbacce alte, rifiuti abbandonati e un'assoluta mancanza di
manutenzione. Si sottolinea come il parco, un tempo luogo di incontro
per famiglie, bambini e sportivi, sia ora inaccessibile e
insicuro.
In
sintesi, l'associazione "Perugia Social City" ha una storia
di interventi e segnalazioni che risale ad anni fa, evidenziando
costantemente il degrado del Parco Rimbocchi e chiedendo
all'amministrazione comunale di agire con urgenza. Le denunce più
recenti del giugno 2025 mostrano che la situazione non è migliorata
e che il problema persiste.
A questPerugia meriterebbe una cura e un'attenzione al dettaglio che, purtroppo, sembrano mancare nella gestione attuale degli spazi verdi pubblici di piccole dimensioni. Se i grandi parchi e le aree più visibili ricevono talvolta interventi, seppur non sempre impeccabili, è nei fazzoletti di verde incastonati tra le vie che l'amministrazione comunale mostra la sua più lampante carenza.
È un problema che va ben oltre la semplice estetica. In verde minimo pubblico trascurato è sintomo di una mancanza di attenzione per il benessere dei cittadini e per la qualità della vita urbana.
Questa negligenza nella manutenzione ordinaria ha conseguenze dirette e indirette. In primo luogo, depaupera il patrimonio naturale della città, rendendo gli spazi meno gradevoli e meno fruibili. Un piccolo spazio verde ben curato, anche se di modeste dimensioni, può rappresentare un punto di respiro, un'oasi di bellezza in un contesto urbano. Al contrario, un'area verde abbandonata diventa un ricettacolo di sporcizia e degrado, contribuendo a un senso generale di abbandono e trascuratezza che si ripercuote sull'immagine complessiva della città: esempio lampante nel filmato a corredo del piccolo spazio verde in fondo alla via Cino da Pistoia.
In secondo luogo, la mancanza di manutenzione del verde minore denota una scarsa programmazione e un'assenza di visione da parte dell'amministrazione. Non si tratta solo di tagliare l'erba (minimi interventi che neanche quelli vengono eseguiti, molto spesso, con regolarità) ma di una gestione oculata che preveda potature regolari, sostituzione delle essenze morte, controllo delle malattie e una pianificazione delle fioriture stagionali. Questi interventi, seppur apparentemente minori, richiedono una competenza e una continuità che al momento sembrano disattese.
Ci si chiede se l'amministrazione comunale sia consapevole del valore intrinseco di questi piccoli polmoni verdi. Non sono semplici riempitivi urbani, ma elementi fondamentali per la biodiversità, per la regolazione termica, per l'assorbimento delle polveri sottili e per il benessere psicologico dei residenti. Ignorarli significa non comprendere il ruolo cruciale che il verde pubblico minore gioca nella costruzione di una città sostenibile e vivibile.
È tempo che l'amministrazione di Perugia prenda atto di questa evidente lacuna e intervenga con urgenza. Non bastano sporadici interventi "tampone" ma è necessaria una strategia a lungo termine che preveda investimenti concreti nella manutenzione, con particolare attenzione ai piccoli spazi che, pur essendo diffusi e numerosi, sembrano essere i più dimenticati.
I cittadini perugini meritano una città non solo bella da visitare, ma anche piacevole da vivere in ogni suo angolo, dal più grande al più piccolo. La cura dei dettagli, inclusa quella del verde urbano minore, è il primo passo per dimostrare un reale impegno verso la qualità della vita e il rispetto per il patrimonio comune.
Giampiero Tamburi (Coordinatore "Perugia Social City"
IL LAMENTO DEL CIMITERO DI PIEVE DI CAMPO
COSÌ È COME DOVREBBE ESSERE:
La
gestione di un cimitero comunale, come quello di Pieve di Campo a
Perugia, comporta sia costi che ricavi per l'amministrazione
comunale. L'obiettivo è spesso quello di garantire un equilibrio
economico-finanziario del servizio.
Ecco
cosa ci guadagna (o può guadagnare) il Comune:
1.
Proventi dalle concessioni:
-
Concessioni
di loculi, cellette ossario e aree per tombe di famiglia: Questa è
la principale fonte di entrata per i cimiteri. I cittadini pagano una
tariffa al Comune per il diritto di utilizzare uno spazio cimiteriale
per un determinato periodo di tempo (generalmente 30 o 99 anni per i
loculi, anche meno per le cellette ossario). Questo denaro serve a
coprire i costi di costruzione e manutenzione delle strutture.
-
Diritti
di utilizzo del suolo: Anche per le tombe a terra, il Comune incassa
una tariffa per l'occupazione del suolo pubblico.
2.
Proventi dai servizi cimiteriali:
-
Diritti
di istruttoria pratiche: Il Comune percepisce una tariffa per la
gestione delle pratiche amministrative relative a sepolture, es
tumulazioni, esumazioni, cremazioni, ecc.
-
Servizi
accessori: In alcuni casi, il Comune può fornire direttamente o
attraverso concessioni a terzi servizi come l'illuminazione votiva,
la pulizia delle tombe, la vendita di fiori, ecc., incassando un
corrispettivo.
- Entrate
per esumazioni ed es tumulazioni: Quando vengono eseguite queste
operazioni, il Comune può applicare delle tariffe.
3.
Manutenzione e sviluppo del patrimonio:
-
Se
la gestione è efficiente e genera un surplus, il Comune può
reinvestire questi proventi nella manutenzione ordinaria e
straordinaria del cimitero (es. rifacimento viali, giardini,
ristrutturazione di cappelle e strutture esistenti) e nella
costruzione di nuovi loculi o aree di inumazione per far fronte alla
domanda futura.
- Questo
garantisce che il cimitero sia sempre in condizioni decorose e
funzionali, un servizio essenziale per la comunità.
4.
Controllo e Regolamentazione:
-
Indipendentemente
dai proventi economici, il Comune ha un ruolo fondamentale nel
garantire il rispetto delle normative igienico-sanitarie e delle
disposizioni di polizia mortuaria. Mantiene il controllo sulla
gestione e sullo sviluppo del cimitero, che è un bene pubblico e un
luogo di memoria e culto.
Cosa
il Comune non "guadagna" nel senso di profitto, ma che è
un obiettivo:
- Copertura
dei costi: Spesso l'obiettivo primario non è il lucro, ma la
copertura dei costi di gestione e investimento del servizio
cimiteriale. I cimiteri sono considerati servizi pubblici a domanda
individuale, e le tariffe dovrebbero tendere a coprire i costi,
inclusi ammortamenti e oneri finanziari.
-
Efficienza
e decoro: Un cimitero ben gestito contribuisce al decoro urbano e
offre un servizio dignitoso alla cittadinanza, aspetto che ha un
valore sociale e civico.
In
sintesi, il Comune di Perugia, gestendo il cimitero di Pieve di Campo
(direttamente o tramite concessione a terzi), trae guadagno dai
proventi delle concessioni e dei servizi, che vengono poi utilizzati
per coprire i costi di gestione, manutenzione e sviluppo del cimitero
stesso, garantendo un servizio essenziale e dignitoso alla comunità.
INVECE COSÌ È LA REALTÀ:
La vera realtà dei fatti, di quel cimitero (manutenzione ecc..), la vedete nelle foto allegate e in più c'è da dire che quest'anno si deve pagare l'energia elettrica, per le lampade votive, con 4 mesi di anticipo rispetto agli anni precedenti che, nella normalità, viene richiesto il loro pagamento alla fine di Novembre (il motivo sarà, forse, perché avranno qualche scadenza da pagare alle ditte che eseguono i lavori delle nuove cappelle e non vogliono anticipare i denari dal bilancio comunale?)!
Giampiero Tamburi (Perugia Social City (Perugia 22 Giugno 2025)
COME NATURA CREA IL COMUNE CONSERVA!
Ma noi cittadini di Perugia ci siamo mai chiesti il perché le nostre lamentele, a parte ascoltate in rarissime occasioni per le quali bisognerebbe indagarne i veri motivi delle loro soddisfazioni, non hanno mai trovato e non trovano tutt'ora, una adeguata risposta?
Sto parlando per quanto riguarda le denunce della cattiva manutenzione delle varie infrastrutture come, tanto per citarne alcune; la mancata manutenzione dei piccoli spazi verdi con l'erba talmente alta che se un padre, una madre o dei nonni vi perdessero i loro pargoli, sarebbe una impresa titanica il ritrovarli. Oppure come (tutte) le strade della città le quali sono ridotte realmente all'osso, tra buche, dossi o cunette, che si rischia di frantumare il mille pezzi le nostre disgraziate autovetture che hanno la sfortuna di passarvi sopra. O ancora la buona parte dei marciapiedi talmente disconnessi o mancanti che per come sono ridotti, portano disagio a tutti ma maggiormente alle persone con disabilità, perché mancanti di rampe di accesso o, ancor più fastidioso, perché le automobili vi fanno ore di sosta impedendone il passaggio pedonale e raramente (per dirla tutta) non vi è nessuno della Polizia Locale che si vede a elevare la giusta sanzione.
Ben s'intende, senza dirlo, che queste problematiche sussistono solo iniziando dalle immediate zone dopo lo splendido centro storico fino al più remoto quartiere ma mai sopra lo stesso centro storico!
E purtroppo, per mancanza di spazio, mi debbo fermare qui anche se l'elenco è molto più lungo e doloroso!
A loro merito ringraziamo, sicuramente, i nostri sindaci e i nostri amministratori che si sono succeduti nel corso degli anni, i quali sono stati capaci di elevare la cultura della città attraverso incontri mirati alla sua storia, all'arte e ad altri argomenti di valore intellettuale che sono stati messi in atto nel tempo e per i quali l' Associazione "Perugia Social City" applaude a piene mani ma ricordando in ogni momento, agli stessi amministratori comunali, passati e presenti, che la buona amministrazione di una comunità inizia sempre dal soddisfare le più immediate necessità per il pieno benessere della medesima o, quanto meno, ad arrivare al massimo punto possibile...e questo, secondo il parere della nostra Associazione, non sembra che ci siano stati sforzi, ne in questo ne in altri tempi passati, che vadano verso questi obbiettivi.
Giampiero Tamburi (Ass. Perugia Social City)
LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE! (Punto e a capo)
Le strade di Perugia sono un disastro!
Questo tutti lo vedono e non è una novità perché questa sgradevole e pericolosa situazione è da molti anni che è in atto!
Ma quello che sanno in pochi è la storia dell'asfalto di via Jacopone da Todi.
Una strada ridotta ai minimi termini che farebbe arrossire di vergogna la Giunta comunale, ammesso che gli interessasse minimamente e avessero la bontà e la voglia di venire a vederla personalmente.
Diceva una mia vecchia professoressa dell'Istituto dove frequentavo le lezioni della mia gioventù; "Ragazzi, non potete pretendere strade come il piano di un biliardo!".
Aveva pienamente ragione ma, c'è una notevole differenza "tra una pioggia regolare e il diluvio universale!" perché, nella via suddetta, è proprio questo che sta succedendo al disgraziato asfalto che non viene rinnovato fin dagli anni '60!
Che ne dite? Sarebbe il caso che la nostra amata Sindaca (o chi per essa) ci farebbe un pensierino sopra?
L'amministrazione uscente già da 2 anni aveva promesso di sistemarla. Addirittura aveva messo anche dei nastri di divieto di sosta per inizio lavori ma poi, visto che in Comune si sentiva odore del cambio di amministrazione, o vuoi per chissà quale altro motivo, tutto è finito a "tarallucci e vino".
Ma ora, vista l'impellente necessità di procedere ad una nuova asfaltatura, cosa dovrebbero fare i residenti per essere ascoltati e soddisfatti nella loro esigenza?
Portare la strada a palazzo comunale non si può e allora scacco matto? No di sicuro!
Forse presentare una petizione, con le firme di tutti i cittadini residenti, per una richiesta di intervento? Buona idea! Se le suppliche dei cittadini trovano una resistenza spietata da chi, da questo orecchio non sente, attrezziamoci per questo e facciamone molta pubblicità sui giornali!
Giampiero Tamburi (Coordinatore Perugia Social City)
L'INFINITO SOTTO IL CIELO DI PERUGIA
Cosa c'è di più infinito a Perugia che la situazione del grave problema della zona di Fontivegge? Credo nulla!
Giustamente le opposizioni di oggi, che erano la maggioranza di ieri, protestano a voce piena, contro la maggioranza di oggi che era l'opposizione di ieri, per la brutta situazione di criminalità che insiste e persiste in quel quartiere della città. E fanno bene!
Come facevano bene a protestare, quelli della maggioranza di oggi quando erano l'opposizione contro la maggioranza di ieri !
Tutto regolare: è il gioco delle parti!
A pensarci bene, tutto questo, mi ricorda quando, da ragazzetto, giocavo a ping-pong nell'Oratorio dei Salesiani in Corso Garibaldi; solamente che allora era un gioco, tra due giocatori, con le racchette e la pallina sul tavolo diviso da una rete mentre, oggi, questo "ping-pong" si gioca sulla pelle dei cittadini di Perugia e sopratutto, su quella dei residenti,
Ora, come ultimo muro di contrasto a questa pericolosa situazione del quartiere, hanno decretato Fontivegge come "Zona Rossa".
Per quattro mesi, a partire de Giugno, divieti e controlli rafforzati per garantire maggior sicurezza!
Dicono che queste azioni sono parte di una strategia più ampia di rigenerazione sociale, culturale ed economica del quartiere.
Cose
grosse dunque (!).
Speriamo
che questa "ennesima" trovata sia risolutiva per togliere il
colore "Rosso" dal quartiere!
Sinceramente ho i miei dubbi
che ciò sia risolutivo per la questione della sicurezza in ballo ma,
al contrario di come si dice, provar non nuoce, se non si riuscisse a
risolvere la questione, ai cittadini nuocerebbe; ed anche parecchio!
Giampiero Tamburi (Coordinatore di "Perugia Social City")

PERUGIA E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI.
(c'è qualcosa che non torna!)
La TARI? A Perugia è come l'erba dei piccoli parchi: ogni anno cresce e non viene mai tagliata!
E il servizio raccolta rifiuti?
Sempre più scarso ed inefficiente!
Può capitare di vedere contenitori dedicati, colmi a tal punto che non si possono serrare con le apposite chiavi. Ma perché?
È naturale se i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 10 in tutta la città!
È naturale se i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 100 in tutta la città!
È naturale si i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 1000 in tutta la città!
Ma, se questi contenitori, in tutta la città, per molti giorni sono stracolmi c'è qualcosa di fondo che non funziona!
Le possibilità, di questa incresciosa situazione sono due; o i contenitori dei vari utenti sono insufficienti alle loro necessità o la raccolta per lo svuotamento è gestita male o viene fatta ad intervalli troppo dilatati.
Comunque sia, noi cittadini, siamo sempre pronti a giustificare e perdonare la nostra amministrazione, se siamo dalla parte politica di chi ci governa, altrimenti pronti a criticare (giustamente o ingiustamente) il loro operato.
Ma quando la misura è colma allora facciamo delle task force per cambiare le situazioni! Ma con quale risultato? Staremo a vedere!
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)

QUELLI DEL COMUNE DALLA DURA CERVICE!
Se hai tempo e ti metti a cercare delle situazioni simili nel comune di Perugia, tra strade e parcheggi, ne trovi una infinità in quello stato ma, oggi, parliamo del parcheggio del cimitero di Pieve di Campo!
Quel piazzale, antistante e di servizio a quel cimitero, è un esempio lampante di come il nostro comune si comporta quando sarebbe invece opportuno e intelligente asfaltare in toto gli spazi e le strade che gli competono.
Sono anni su anni che fanno lo stesso errore ed ancora non si rendono conto che sbagliando e sbagliando, riescono a bruciare i soldi dei contribuenti senza un utile scopo.
Perché? Presto detto!
Dove sarebbe necessario asfaltare ex novo tutto il piazzale del parcheggio, già da tempo immemorabile, chiudono, con qualche centimetro di bitume, le antiche (nonché numerose) buche di cui è ben fornito il medesimo (come si vede bene dalle foto).
Le quali, naturalmente, non fanno che ritornare al loro stato naturale (di buche) dopo pochissimo tempo che si è speso tempo e denaro, per far finta di ripararle.
Non c'è altro da dire; fuorché constatare l'evidenza del fatto che se insistono a intervenire in questo assurdo modo (e lo fanno in qualsiasi parte del territorio comunale), siamo sempre "daccapo a quindici" ed i cittadini, o chi vi transita che siano tali o no, si troveranno sempre nella necessità di prestare attenzione non tanto al traffico quanto ad essere impegnati in uno "slalom speciale" per dribblare le medesime, onde evitare danni alla propria auto che, naturalmente, il comune sarà sempre pronto a non pagare i danni eventuali!
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
E LA DIGNITÀ DEI CITTADINI?
La dignità dei cittadini si tutela anche tagliando l'erba nei parchi al momento opportuno.
Il rispetto per gli spazi pubblici e la loro manutenzione è fondamentale per preservare la dignità e il benessere della comunità. Tagliare l'erba anche nei piccoli parchi al momento giusto non è solo una questione di estetica, ma anche di sicurezza e salubrità, permettendo a tutti di godere di aree verdi curate. È un gesto che valorizza il territorio e dimostra attenzione ai bisogni dei cittadini. Credo che siano questi piccoli gesti quotidiani che costruiscono un ambiente piacevole per tutti e che fanno stimare la propria amministrazione comunale per come porta avanti il suo lavoro.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
L'ennesimo episodio di criminalità a Fontivegge!
Sotto questo aspetto, Perugia, è davvero inquietante.
Secondo le notizie riportate sui giornali (31 Marzo), una lite tra due uomini, un peruviano e un ecuadoriano, è degenerata in violenza, con l'uso di un machete. Il peruviano ha riportato una ferita al volto, mentre l'ecuadoriano è stato disarmato e denunciato. Questo evento si inserisce in un contesto di tensioni crescenti nella zona, già, come chi abita a Perugia conosce benissimo, segnalata per episodi di degrado, insicurezza e criminalità più o meno gravi.
Questi fatti sollevano domande importanti sulla sicurezza pubblica e sulla necessità di interventi più incisivi per prevenire simili episodi.
Non credo che si possa parlare di una "condanna divina." La criminalità a Fontivegge, come in altre aree urbane, è spesso il risultato di fattori complessi: disuguaglianze sociali, mancanza di opportunità, e talvolta una gestione inefficace delle risorse pubbliche. Piuttosto che una maledizione, è una sfida che richiede soluzioni concrete e collaborative.
Da come questi incresciosi episodi si protraggono nel tempo e di come, i vari sindaci che sono passati da parecchi anni a questa parte, non siano stati capaci di migliorare il suo stato, anche se i medesimi si sono impegnati in tal senso mettendoci la loro faccia, sembra quasi che si possa parlare di una "condanna divina." ma la realtà della criminalità a Fontivegge, come in altre aree urbane, sappiamo benissimo che è il risultato di fattori complessi: disuguaglianze sociali, mancanza di opportunità, e talvolta una gestione inefficace delle risorse pubbliche. Piuttosto che una maledizione è, sostanzialmente, una sfida che richiede soluzioni concrete e collaborative.
Ed allora, i nostri politici comunali, cercassero altre strade da percorrere in tal senso magari, se ci riescono, lasciando da parte le proprie posizioni politiche di partito o critiche, non costruttive, alle loro opposizioni e forse, con questi presupposti, riusciranno a dare concrete soluzioni al problema.
Giampiero Tamburi (Perugia Social City)
Perugia È!
Una
buona amministrazione comunale si fonda sulla capacità di rispondere
in modo efficace e tempestivo ai bisogni immediati dei cittadini.
Questo approccio implica una serie di azioni e principi
chiave:
Ascolto
attivo:
L'amministrazione
deve essere costantemente in contatto con la comunità, attraverso
incontri pubblici, sondaggi, e canali di comunicazione aperti, per
comprendere le esigenze e le preoccupazioni dei cittadini.
Priorità
ai servizi essenziali:
Garantire
l'efficienza e l'accessibilità dei servizi fondamentali, come la
raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade, l'illuminazione
pubblica, e l'assistenza sociale.
Rapidità
di intervento:
Rispondere
prontamente alle emergenze e ai problemi segnalati dai cittadini,
dimostrando reattività e capacità di risoluzione.
Trasparenza
e comunicazione:
Informare
i cittadini sulle attività dell'amministrazione, sulle decisioni
prese, e sulle risorse disponibili, promuovendo la partecipazione e
la fiducia.
Collaborazione
con la comunità:
Coinvolgere
i cittadini e le associazioni locali nella pianificazione e
nell'attuazione di progetti e iniziative, valorizzando le competenze
e le risorse del territorio.
Sostenibilità:
Le
amministrazioni devono anche tenere conto delle necessità future,
quindi devono pianificare la sostenibilità dei servizi.
In
sintesi, una buona amministrazione comunale si impegna a costruire un
rapporto di fiducia con i cittadini, basato sull'ascolto, sulla
trasparenza, e sulla capacità di rispondere in modo concreto alle
loro esigenze.
Giampiero Tamburi (Creator digitale)
VIA JACOPONE DA TODI? L'ULTIMA VIA DELLA CITTÀ!
Alla cortese (ma forse anche doverosa) attenzione della Signora Vittoria Ferdinandi, Sindaco si Perugia.
Nelle foto a corredo è evidenziato lo stato pietoso in cui versa l'asfalto di via Jacopone da Todi.
Una via che sembra dimenticata dalle Amministrazioni del nostro Comune.
Perché dimenticata? Presto detto!
L'asfalto che vide la luce, per la prima volta in quella via, risale, addirittura, al 1963 e da allora si sono solo visti interventi con una quantità di asfalto davvero ridicola e solo nelle "voragini" che il tempo ci regalava (e ci regala) o solamente nel caso che furono effettuati lavori, tipo tubazioni per il gas ecc…
Poi, finalmente, a Febbraio dell'anno scorso (2024), l'Amministrazione Romizi, promise una totale asfaltatura ma solamente della fine della strada (la più disastrata da come si vede nelle foto): in effetti gli ultimi cento metri.
Addirittura mettendo cartelli di divieto di sosta dove dovevano essere effettuati i lavori.
Ho detto "dovevano" perché, naturalmente, tutto venne dimenticato. Dimenticato forse perché erano tempi di rinnovo del primo cittadino e per altro non c'era tempo (!) e i poveri residenti non videro il ben che minimo realizzo e tutto restò tale e quale!
Per ciò; fermo restando la "dimenticanza" dell'Amministrazione passata, i suddetti cittadini residenti si chiedono se anche la nuova Amministrazione resta nelle posizioni della vecchia o se, volesse il caso, facendoci mente locale, un pensierino provvedendo alla sua sistemazione (magari quanto prima)!
Giampiero Tamburi (Creator digitale)














