La Perugia che non funziona

Le segnalazioni dei cittadini


Certo non si può avere la perfezione ma a tutto c'è un limite: anche alla "non perfezione"!

La buona politica di un Comune inizia dal risolvere le necessità più utili e necessarie ai cittadini come, ad esempio, la manutenzione di strade e le infrastrutture ecc... che siano, sempre, adeguate alle loro necessità. 

(Le segnalazioni possono essere indirizzate a: newscitypg@gmail.com  )


Perugia e il "salasso" TARI.

Perché la tassa sui rifiuti è tra le più alte d'Italia?

Mentre il 2026 si apre con nuove sfide economiche per le famiglie italiane, a Perugia il tema della TARI (Tassa sui Rifiuti) continua a infiammare il dibattito pubblico. Secondo i recenti rapporti di Cittadinanzattiva e della UIL, Perugia si conferma stabilmente nella "top ten" delle città con la pressione fiscale sui rifiuti più elevata, con costi che superano di gran lunga la media nazionale.
I numeri della stangata.
Per una famiglia tipo (nucleo di 3-4 persone in una casa di 100mq), la bolletta a Perugia ha ormai superato la soglia critica dei 420-440 euro annui.
Tassa sempre in aumento costante.

Nel 2025, le tariffe hanno subito un ulteriore rincaro medio del 6,47% per le utenze domestiche.
Un confronto con il resto del Paese è semplice.

L'Umbria, con una spesa media di circa 391 euro a famiglia, si posiziona tra le cinque regioni più care d'Italia, superata solo da realtà come Puglia, Campania e Sicilia.
E al Nord?

Mentre città come Cremona o Trento riescono a mantenere tariffe sotto i 200 euro grazie a sistemi di raccolta e smaltimento ultra-efficienti.
Perché Perugia paga così tanto e si lamenta?
Le lamentele dei cittadini non riguardano solo l'importo, ma anche la mancanza di trasparenza percepita. Ecco i fattori principali che gonfiano il bollettino:
Costi di smaltimento fuori regione. L'Umbria sconta la cronica mancanza di autosufficienza nell'impiantistica. Senza un termovalorizzatore regionale e con le discariche ormai sature, gran parte dei rifiuti deve essere trasportata e trattata altrove, con costi logistici enormi che ricadono interamente in bolletta.
Adeguamenti ARERA: Molti degli aumenti recenti sono "obbligati" dalle normative nazionali dell'Autorità di Regolazione (ARERA), che impongono ai comuni di coprire il 100% dei costi del servizio attraverso la tassa, includendo gli adeguamenti all'inflazione e i costi per nuovi investimenti del gestore (Gesenu).
L'eredità del passato: Il dibattito politico locale ha evidenziato come i rincari del 2025 siano figli di piani economici (PEF) approvati negli anni precedenti, che hanno posticipato alcuni costi ora giunti "a riscossione".
Il malcontento perugino è esploso in particolare tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, a causa della cosiddetta "quarta rata sorpresa", un conguaglio che molti cittadini hanno percepito come un'operazione poco trasparente legata ai cicli elettorali.
"Paghiamo per un servizio che non brilla"!

È questa la critica più comune. Molti residenti lamentano che, a fronte di tariffe da record, il decoro urbano in alcune zone e l'efficienza della raccolta porta a porta non siano migliorati in modo proporzionale.
E la risposta delle istituzioni?
L'attuale amministrazione comunale ha cercato di tamponare l'impatto sociale stanziando circa 2 milioni di euro per le esenzioni e agevolazioni ISEE, nel tentativo di proteggere le fasce più deboli. Tuttavia, per il "ceto medio" e per le utenze non domestiche (negozi e artigiani), la pressione rimane altissima.
E il futuro cosa riserva?
La sfida per Perugia nel 2026 rimane la tariffazione puntuale (paghi per quanto produci), la cui estensione a tutto il territorio comunale è vista come l'unica via per premiare i cittadini virtuosi e abbassare finalmente il costo complessivo del ciclo dei rifiuti.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Perugia, la città che si ferma alle 22:

il paradosso di una mobilità "a metà".

Mentre i cantieri del BRT ridisegnano le strade e il Minimetrò chiude il bilancio 2024 in profondo rosso, la cittadinanza, e soprattutto i giovani, chiedono il ritorno del servizio notturno GIMO. Un'inchiesta sui costi e i disservizi di un sistema che isola le periferie.
PERUGIA – Erano le 22:00 di un venerdì sera del 2017 quando il primo bus GIMO (GIovani In MObilità) partiva tra l'entusiasmo degli studenti universitari (leggi qui). Oggi, nel gennaio 2026, quel ricordo appare come un'utopia burocratica. Nonostante Perugia si confermi un polo accademico internazionale, la sua rete di trasporto pubblico continua a soffrire di un "coprifuoco" di fatto che spegne la città alle prime ore della notte, lasciando residenti e studenti prigionieri delle periferie o costretti all'uso dell'auto privata.
Il "buco nero" del Minimetrò.
Il cuore del problema non è solo l'orario, ma la sostenibilità economica. I dati ufficiali dell'ultimo bilancio 2024 della Minimetrò S.p.A., approvato a metà 2025, raccontano un paradosso: le validazioni (i passeggeri) sono aumentate del 6%, superando i 2,7 milioni di viaggiatori, eppure la società è tornata in perdita per 506.935 euro.
A pesare sono stati l'impennata dei costi di manutenzione (+440 mila euro) e il rialzo dei tassi d'interesse sui debiti a tasso variabile. Risultato? Il Comune di Perugia, che detiene il 70% delle quote, deve coprire il disavanzo con fondi pubblici, mentre l'infrastruttura continua a chiudere i battenti alle 21:00 (o poco dopo) nei giorni feriali, lasciando scoperto il bisogno di mobilità serale.
La battaglia per i propri diritti.
"La mobilità notturna è un diritto alla socialità e alla sicurezza", denunciano le associazioni studentesche come l'UdU, che nel corso del 2025 hanno intensificato le proteste per il ripristino di linee circolari notturne. La mozione depositata in Consiglio Comunale a fine 2025 punta il dito contro il vuoto lasciato dalla soppressione di GIMO e del successivo, e meno efficace, servizio Adibus.
Senza bus dopo le 22:00, quartieri popolosi come Ponte San Giovanni, San Sisto e Castel del Piano diventano isole lontane. Chi non possiede un'auto o non può permettersi un taxi si trova escluso dalla vita culturale del centro, alimentando indirettamente il rischio di incidenti stradali legati alla guida in stato di alterazione.
Cantieri BRT: speranza o altro traffico?
L'Amministrazione risponde puntando tutto sul Metrobus (BRT). I cantieri della linea Castel del Piano-Fontivegge sono in piena attività: proprio in questi giorni di gennaio 2026, i lavori a Ponte della Pietra e Viale San Sisto hanno imposto sensi unici e modifiche alla viabilità che dureranno fino a marzo.
Tuttavia, il dubbio dei cittadini resta: il BRT sarà solo una nuova "corsia veloce" diurna o segnerà finalmente l'estensione degli orari? Ad oggi, la carenza di personale di Busitalia (con scioperi che continuano a bloccare il servizio, l'ultimo proprio il 13 gennaio 2026) rende difficile immaginare un potenziamento delle corse senza un massiccio piano di assunzioni e migliori condizioni contrattuali per gli autisti.
Il conclusione:
Perugia si trova davanti a un bivio: continuare a investire milioni di euro per ripianare i debiti di un sistema rigido o avere il coraggio di finanziare una rete di bus elettrici notturni flessibili. Finché la "città universitaria" non sarà in grado di garantire un ritorno a casa sicuro ai suoi abitanti dopo la mezzanotte, rimarrà una città a metà, moderna nei progetti sulla carta, ma ferma al palo nella realtà quotidiana.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


La sanità pubblica umbra: 

una malata che non sa curare.

L'Umbria, un tempo modello nazionale per la gestione della sanità pubblica, sta attraversando una fase di profonda trasformazione che molti osservatori e cittadini definiscono una "crisi sistemica".

Nella realtà attuale si può definire un sistema in affanno.
Nonostante l'impegno del personale sanitario, il sistema umbro, mostra crepe evidenti che colpiscono direttamente il diritto alla salute.
Liste d'attesa infinite sono il problema più percepito. Per esami diagnostici o visite specialistiche, i tempi superano spesso i limiti regionali. Questo spinge, chi può permetterselo, verso il privato mentre chi non ha risorse rinuncia alle cure.

Se vogliamo veramente superare il problema un sistema unico regionale realmente trasparente che impedisca le prenotazioni "fantasma" e ottimizzi l'uso dei macchinari (anche nei festivi e nelle ore serali) è l'unico da adottare.

Se ciò non si realizzerà nel breve periodo rimarrà la sensazione diffusa della volontà di uno scivolamento verso un modello che favorisce l'accreditamento dei privati per colmare le lacune del pubblico, rischiando di erodere l'universalità del servizio.

C'è poi un altro aspetto da valutare per quanto riguarda le Aziende Ospedaliere della regione.

Integrazione tra le due Aziende Ospedaliere.
Perugia e Terni devono smettere di essere mondi separati e iniziare a operare come i due poli di un unico motore ad alta specializzazione.

Con lo sbilanciamento attuale tra Ospedale e Territorio, Il sistema rimane troppo "ospedalocentrico". I distretti sanitari e i medici di medicina generale sono spesso isolati, trasformando i pronto soccorso in imbuti dove confluiscono anche codici bianchi.
La sanità non deve aspettare il malato in ospedale, ma andargli incontro.
Le Case della Comunità non devono essere semplici uffici, ma centri multi specialistici aperti h24 dove infermieri di comunità, medici di base e specialisti collaborano davvero.
È anche importante potenziare la telemedicina per monitorare i malati cronici (moltissimi in una regione anziana come l'Umbria) direttamente a casa loro.
La mobilità passiva e la fuga dei cervelli è, di fatto, un altro enorme problema. Un tempo l'Umbria attirava pazienti da fuori regione mentre oggi dobbiamo assistere ad una crescita della mobilità passiva (umbri che si curano altrove) e a una preoccupante fuga di medici e infermieri verso il settore privato o altre regioni, attirati da migliori condizioni lavorative.
La trasparenza e la programmazione, a questo punto sono irrimandabili.

C'è poi un altro aspetto da valutare per quanto riguarda le Agenzie Ospedaliere della regione.
Per una avanzata della sanità pubblica è altresì di estrema importanza la valorizzazione del Capitale Umano.
Nessuna riforma funziona senza chi deve attuarla.

Far ripartire la sanità, che sia a livello ottimale per le esigenze del cittadino, è una scelta politica che va realizzata immediatamente.
La sanità in Umbria non è solo un tema tecnico, ma la principale sfida politica del decennio. Il "modello umbro" originario si basava sull'idea che la salute non fosse una merce. Per salvare questo principio, serve il coraggio di investire nel pubblico, non per "tappare i buchi", ma per ricostruire una rete che non lasci indietro nessuno, specialmente nelle aree interne.

Se il sistema continua a rispondere alle carenze del pubblico con l'acquisto di prestazioni dai privati, l'Umbria rischia di perdere definitivamente la sua identità di regione equa e solidale.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


PIEVE DI CAMPO (PERUGIA): IL "CALVARIO" PRIMA DEL RIPOSO.

Quel piazzale che offende i defunti e i cittadini!

C'è un limite oltre il quale la trascuratezza amministrativa smette di essere un semplice disservizio e diventa una questione di dignità. Quel limite, a Ponte San Giovanni, è segnato dal confine del cimitero di Pieve di Campo. O meglio, le indegne buche del parcheggio che accolgono chiunque provi ad avvicinarsi al luogo del riposo eterno.
Questo piazzale versa, da un tempo infinito, in condizioni pietose. Non è una novità, dicono i residenti, ma una ferita aperta che non vuole rimarginarsi. Il copione è sempre lo stesso: quando compaiono buche indecorose arriva sempre la "soluzione" del Comune, una manciata di bitume a freddo, una livellata veloce e via.
Ma è un'illusione che dura lo spazio di un attimo: fino a che uno pneumatico non vi passa sopra. A quel passaggio il catrame di scarsa qualità si affonda, restituendo al piazzale un aspetto post-bellico, se possibile peggiore di prima. Un ciclo infinito di spreco di risorse che non porta mai a una asfaltatura definitiva e duratura.
Ma quelle buche, per i cittadini che frequentano quel cimitero, non rappresentano "solo" delle buche!
Certo, i perugini hanno sviluppato una sorta di callo al dissesto stradale e convivere con le strade "groviera" del capoluogo è diventata quasi una necessità di sopravvivenza per ammortizzatori e schiene. Ma il caso di Pieve di Campo è diverso.
Qui non si tratta solo di viabilità: si tratta di rispetto. Il piazzale di un cimitero è l'ultimo spazio di transito tra la frenesia del mondo e il silenzio del ricordo. Obbligare i congiunti, spesso anziani e con difficoltà motorie, a saltare tra le pozzanghere e a rischiare inciampi mentre portano un fiore ai propri cari è un atto di profonda inciviltà e, soprattutto, una spiacevole questione di mancanza di dignità.
Il decoro urbano di un'area cimiteriale è lo specchio della considerazione che un'amministrazione ha per la propria comunità. Ad oggi, quel piazzale comunica solo disinteresse.
I cittadini non chiedono miracoli, ma un intervento strutturale. Non serve altro "bitume di passaggio", serve un cantiere serio che restituisca decoro e sicurezza.
In definitiva quanto ancora dovranno aspettare i defunti e i loro familiari prima che il Comune di Perugia decida che la dignità del lutto vale quanto (o più) di una toppa elettorale?
La pazienza della gente che ha lì i propri defunti è esaurita. Pieve di Campo merita di più di un piazzale dimenticato da Dio e dagli amministratori che occupano le poltrone a Palazzo dei Priori.

Infine, per il gruppo informale "Perugia Social City" (che rappresento) mi corre l'obbligo di prevenire delle eventuali scuse che potrebbero essere addotte come giustificazione!

Non si prenda la scusa che il piazzale del parcheggio non viene ripristinato perché all'interno del cimitero fervono lavori per costruire nuove tombe. Queste costruzioni sono recenti mentre il piazzale in questione (purtroppo) sono anni su anni che soffre di quel male e quindi, se ci fosse stata la reale volontà di intervenire seriamente con una asfaltatura completa e necessaria, di tempo se ne avrebbe avuto in abbondanza.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


L'ANALISI DELLA SICUREZZA DI PERUGIA E LE SUE PROSPETTIVE.

L'analisi della sicurezza a Perugia oggi, all'inizio del 2026, rivela una città che sta affrontando una trasformazione complessa. Se da un lato i dati ufficiali mostrano una tenuta su certi fronti, dall'altro la percezione dei cittadini e l'aumento di reati specifici come i furti in aC'è un limite oltre il quale la trascuratezza amministrativa smette di essere un semplice disservizio e diventa una questione di dignità. Quel limite, a Ponte San Giovanni, è segnato dal confine del cimitero di Pieve di Campo. O meglio, le indegne buche del parcheggio che accolgono chiunque provi ad avvicinarsi al luogo del riposo eterno.

​Questo piazzale versa, da un tempo infinito, in condizioni pietose. Non è una novità, dicono i residenti, ma una ferita aperta che non vuole rimarginarsi. Il copione è sempre lo stesso: quando compaiono buche indecorose arriva sempre la "soluzione" del Comune, una manciata di bitume a freddo, una livellata veloce e via.

​Ma è un'illusione che dura lo spazio di un attimo: fino a che uno pneumatico non vi passa sopra. A quel passaggio il catrame di scarsa qualità si affonda, restituendo al piazzale un aspetto post-bellico, se possibile peggiore di prima. Un ciclo infinito di spreco di risorse che non porta mai a una asfaltatura definitiva e duratura.

​Ma quelle buche, per i cittadini che frequentano quel cimitero, non rappresentano "solo" delle buche!

​Certo, i perugini hanno sviluppato una sorta di callo al dissesto stradale e convivere con le strade "groviera" del capoluogo è diventata quasi una necessità di sopravvivenza per ammortizzatori e schiene. Ma il caso di Pieve di Campo è diverso.

​Qui non si tratta solo di viabilità: si tratta di rispetto. Il piazzale di un cimitero è l'ultimo spazio di transito tra la frenesia del mondo e il silenzio del ricordo. Obbligare i congiunti, spesso anziani e con difficoltà motorie, a saltare tra le pozzanghere e a rischiare inciampi mentre portano un fiore ai propri cari è un atto di profonda inciviltà e, soprattutto, una spiacevole questione di mancanza di dignità.

​Il decoro urbano di un'area cimiteriale è lo specchio della considerazione che un'amministrazione ha per la propria comunità. Ad oggi, quel piazzale comunica solo disinteresse.

I cittadini non chiedono miracoli, ma un intervento strutturale. Non serve altro "bitume di passaggio", serve un cantiere serio che restituisca decoro e sicurezza.

​In definitiva quanto ancora dovranno aspettare i defunti e i loro familiari prima che il Comune di Perugia decida che la dignità del lutto vale quanto (o più) di una toppa elettorale?

​La pazienza della gente che ha lì i propri defunti è esaurita. Pieve di Campo merita di più di un piazzale dimenticato da Dio e dagli amministratori che occupano le poltrone a Palazzo dei Priori.


Infine, per il gruppo informale "Perugia Social City" (che rappresento) mi corre l'obbligo di prevenire delle eventuali scuse che potrebbero essere addotte come giustificazione!


Non si prenda la scusa che il piazzale del parcheggio non viene ripristinato perché all'interno del cimitero fervono lavori per costruire nuove tombe. Queste costruzioni sono recenti mentre il piazzale in questione (purtroppo) sono anni su anni che soffre di quel male e quindi, se ci fosse stata la reale volontà di intervenire seriamente con una asfaltatura completa e necessaria, di tempo se ne avrebbe avuto in abbondanza!




Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")

bitazione (dove Perugia è tristemente finita nella "top 20" nazionale) hanno riacceso un dibattito politico e sociale molto aspro.

Ecco, secondo il gruppo "Perugia Social City", un'analisi di quanto fatto, quanto omesso e degli errori commessi.
Cosa è stato fatto:
Negli ultimi due anni, l'approccio alla sicurezza si è diviso tra interventi di "pugno duro" statali e tentativi di rigenerazione urbana locale.
L'esperimento della "Zona Rossa" a Fontivegge: Una delle misure più incisive del 2025 è stata l'istituzione della "zona rossa" nel quartiere della stazione. Questo presidio straordinario del Governo (voluto dal Ministero dell'Interno) ha portato a oltre 3.600 identificazioni e decine di arresti in tre mesi, riducendo drasticamente lo spaccio visibile in quell'area specifica.
Potenziamento della Videosorveglianza: È proseguito l'investimento tecnologico iniziato dalla precedente giunta Romizi, con l'installazione di nuove telecamere intelligenti collegate direttamente alle centrali operative di Polizia e Carabinieri.
Controlli mirati nei quartieri critici: Oltre a Fontivegge, sono stati intensificati i pattugliamenti in zone come l'Ottagono, il Triangolo e Ponte San Giovanni, spesso attraverso operazioni interforze (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza).
Cosa è mancato: Il "non fatto" necessario
Nonostante i presidi militari e di polizia, diverse lacune strutturali impediscono una risoluzione definitiva del problema.
Mancanza di continuità amministrativa: Con il cambio di giunta (da Romizi a Ferdinandi), si è percepito un rallentamento nell'integrazione tra sicurezza sussidiaria e sicurezza sociale. È mancata l'attribuzione di una delega specifica alla sicurezza per diversi mesi, lasciando un vuoto di coordinamento politico.
Rigenerazione urbana incompleta: Sebbene si parli da anni di "riappropriazione degli spazi", molti edifici abbandonati (soprattutto a Fontivegge e nell'hinterland) rimangono rifugi per la criminalità. La sicurezza non può essere solo polizia; è mancato un piano aggressivo di recupero edilizio che trasformi i "buchi neri" della città in centri di aggregazione.
Scarsa prevenzione sui furti in abitazione: Mentre ci si concentrava sulla microcriminalità di strada, le bande specializzate nei furti in casa hanno agito quasi indisturbate, portando Perugia ai vertici delle classifiche negative del Sole 24 Ore. Non sono stati incentivati a sufficienza protocolli di "controllo del vicinato" assistiti tecnologicamente dal Comune.
Gli errori commessi
L'errore principale è stato trattare la sicurezza come un tema elettorale di parte, invece che come una priorità tecnica e sociale.
Il demansionamento della Polizia Locale: Una critica ricorrente riguarda la scelta di deprioritare il nucleo speciale della Polizia Municipale che si occupava di zone calde come Fontivegge, privilegiando compiti amministrativi o di viabilità. Questo ha tolto al territorio "occhi" che conoscevano bene le dinamiche locali.
L'ideologizzazione del problema:

Da destra: L'errore è stato talvolta quello di puntare solo sulla repressione, senza capire che una zona "ripulita" dai blitz torna sporca in 24 ore se non viene riabitata da famiglie e studenti.
Da sinistra: L'errore è stato spesso quello di minimizzare la percezione di insicurezza, derubricandola a "paura irrazionale", mentre i dati sui reati contro il patrimonio (furti e danneggiamenti) parlavano di un disagio reale.
Comunicazione disorganica: Mostrare una città "sotto assedio" (come in alcuni servizi TV nazionali del 2025) ha danneggiato l'immagine turistica di Perugia senza offrire soluzioni, mentre l'amministrazione comunale ha peccato di reattività nel difendere e, al contempo, correggere le criticità emerse.

Quale potrebbe essere il prossimo passo?
​Per uscire da questa fase di stallo, Perugia necessita di un Patto per la Sicurezza Integrata che unisca il controllo del territorio (Stato) a un assessore dedicato e a un piano di illuminazione e decoro urbano massiccio (Comune).

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Aldilà delle varie buche stradali, del verde nel degrado, ecc...

PERUGIA E LE SUE SFIDE NEL 2026!

Perugia, all'inizio del 2026, sta attraversando una fase di profonda trasformazione politica e sociale. Dopo il cambio di rotta del 2024 con l'elezione della sindaca Vittoria Ferdinandi, la città si trova nel pieno della fase di "messa a terra" dei grandi progetti finanziati dal PNRR e nel delicato equilibrio di una coalizione di centrosinistra che guida sia il Comune che la Regione (con Stefania Proietti).

Vogliamo fare un veloce excursus delle principali criticità?
Il Nodo della Sicurezza e il "Caso" Fontivegge.
La sicurezza urbana rimane il tema più divisivo. Sebbene i dati nazionali mostrino talvolta cali statistici nei reati predatori, la percezione di insicurezza dei residenti è alta, specialmente in zone critiche come Fontivegge, via del Macello e le aree limitrofe alla stazione.
Scontro Politico: L'opposizione di centrodestra critica la scelta della Giunta di non istituire un assessorato alla sicurezza specifico, preferendo un approccio di "sicurezza integrata" e inclusione sociale.
Contrasto allo Spaccio: Nonostante l'intensificazione dei controlli (la cosiddetta "zona rossa"), il quartiere soffre ancora di un degrado strutturale che la riqualificazione urbana stenta a sanare completamente nel breve periodo.
Mobilità e Cantieri. 
La Sfida del BRT (Bus Rapid Transit)

Il 2026 è l'anno della verità per il Metrobus. Si tratta del progetto più ambizioso e impattante per la viabilità cittadina degli ultimi decenni, con l'obiettivo di collegare Castel del Piano a Fontivegge.
Impatto sui cittadini: I cantieri (specialmente a San Sisto e Ponte della Pietra) hanno causato pesanti disagi al traffico, modifiche alla viabilità e polemiche sulla rimozione di alberature storiche.
Scadenze PNRR: L'amministrazione corre contro il tempo per completare l'opera entro giugno 2026, termine ultimo per non perdere i finanziamenti europei.
ZTL: Il dibattito sulla nuova regolamentazione della Zona a Traffico Limitato in centro storico, avviato a gennaio 2026, vede contrapposti i residenti (che chiedono più vivibilità) e i commercianti (preoccupati per l'accessibilità).
Emergenza Abitativa e Vita Universitaria.
Perugia sta perdendo parte della sua attrattiva per gli studenti fuori sede a causa del caro affitti e della scarsità di alloggi.
Studenti vs. Turismo: La proliferazione di affitti brevi per turisti ha ridotto l'offerta di stanze per studenti nel centro storico, spingendo i prezzi verso l'alto.
Posti letto ADISU: Nonostante l'apertura di nuove residenze (come quella dell'Ottagono), il numero di borse di studio e alloggi garantiti non copre ancora interamente la platea degli aventi diritto, generando tensioni sociali e proteste studentesche.
Tensioni Politiche e Fiscali.
Il 2026 si è aperto con forti polemiche riguardanti le scelte economiche della nuova amministrazione regionale e comunale.
Pressione Fiscale: L'aumento dell'addizionale regionale IRPEF è diventato il principale cavallo di battaglia dell'opposizione, che accusa la coalizione di centrosinistra di aver tradito le promesse elettorali ("mani nelle tasche dei cittadini").
Tenuta della Coalizione: La sindaca Ferdinandi deve mediare tra l'anima più radicale della sua maggioranza (spesso presente in manifestazioni pro-Palestina o su temi antagonisti) e l'area moderata e cattolica che sostiene la giunta Proietti in Regione.

In sintesi la sfida per Perugia nel 2026 è riuscire a trasformarsi in una città moderna e sostenibile senza perdere la sua identità di città universitaria e senza lasciare indietro le periferie, che lamentano spesso una minore attenzione rispetto al "salotto buono" del centro storico.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Perugia: Il tramonto della "Città ideale".

Perugia non è solo una città; è un'occasione mancata. Da troppo tempo, chi varca le mura dell'acropoli ha l'impressione di trovarsi in una splendida scenografia teatrale dove, però, gli attori hanno dimenticato il copione. La narrazione pubblica degli ultimi decenni, figlia di amministrazioni di ogni colore che si sono alternate a Palazzo dei Priori, ha ridotto il capoluogo umbro a una rassegna stagionale: un po' di jazz a luglio, un'orgia di zuccheri a ottobre e da qualche tempo una sfilata medievale, poi, un lungo rassegnato silenzio.
L'errore fatale commesso dalla politica locale è stato (ed è) confondere l'intrattenimento con la cultura. Umbria Jazz, Eurochocolate e sfilate medievali, sono asset fondamentali, ma non possono rappresentare l'unico respiro di una città che ospita una delle Università per Stranieri più antiche del mondo e un'Accademia d'arte di prestigio plurisecolare. Abbiamo trasformato il centro storico in un "parco a tema" per turisti mordi-e-fuggi, perdendo di vista la dimensione della città come centro di produzione intellettuale permanente. Una città portatrice della cultura non è quella che ospita passivamente un festival, ma quella che offre ai suoi cittadini e ai suoi studenti spazi di aggregazione, laboratori e una programmazione che duri 365 giorni l'anno.
Mentre la politica si divideva in dispute elettorali su piccoli interventi di rinnovamenti, Perugia ha subito un'emorragia invisibile: quella dei suoi cervelli. Gli studenti arrivano, si innamorano dei vicoli, e poi scappano. Scappano perché manca una visione post-laurea, perché il tessuto creativo è asfittico e perché l'offerta culturale è spesso relegata a nicchie mal finanziate o chiusa in un provincialismo che odora di muffa.
Per invertire la rotta non servono altri slogan, ma un cambio di paradigma. Perugia non può continuare a vivere di rendita sulla sua storia medievale o sul successo di intuizioni nate trent'anni fa. Per tornare a essere una capitale europea, servono azioni strutturali.
Luoghi come Palazzo Penna, San Francesco al Prato e l'ex Carcere di Piazza Partigiani, devono smettere di essere solo "sale da affitto". Occorre trasformarli in centri di produzione culturale sul modello europeo: residenze artistiche, luoghi di collaborazione per startup creative e studi di registrazione a canone agevolato. La cultura deve generare economia reale, non solo scontrini nei bar.
Basta guardare agli studenti come semplici affittuari. L'Università deve diventare il polmone della città, con biblioteche aperte 24 ore su 24, laboratori aperti alla cittadinanza e un coinvolgimento diretto dei ricercatori nella pianificazione urbana.
La cultura deve uscire dall'acropoli per curare le ferite delle periferie. A Fontivegge, Ponte San Giovanni ed altrove, servono presidi culturali permanenti: biblioteche di condominio, festival di arte di strada e cinema all'aperto che trasformino i quartieri-dormitorio in centri di partecipazione attiva.
Serve un ufficio dedicato che lavori quotidianamente per attrarre fondi europei (come Creative Europe) e creare gemellaggi produttivi con città d'arte estere, portando a Perugia produzioni di respiro globale indipendentemente dai grandi festival di massa.
Il tempo della "città del cioccolato" è scaduto. Perugia deve avere l'audacia di investire nel contemporaneo e di rimettere al centro la qualità della vita intellettuale dei suoi residenti. Dobbiamo decidere cosa vogliamo: essere una bomboniera per i selfie dei turisti o una capitale che pulsa, produce e osa? È ora di tornare a essere, finalmente, la città del pensiero.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


INTEGRAZIONE NON GHETTIZZAZIONE. 

L'integrazione a Perugia rappresenta una sfida cruciale per il tessuto sociale della città. Se da un lato l'economia locale beneficia enormemente della manodopera straniera, dall'altro il rischio di una "segregazione invisibile", sia urbana che scolastica, è concreto.
Un'analisi critica della situazione attuale e alcune proposte concrete per favorire una reale inclusione ci possono aiutare a capire e a risolvere questo delicato problema.
I rischi della "Ghettizzazione" sono enormi!
A Perugia, il fenomeno della concentrazione degli immigrati in specifiche zone (come l'area della Stazione, Fontivegge o di altri quartieri) si riflette inevitabilmente nelle "scuole di prossimità".
Alcuni istituti presentano classi con una percentuale di alunni stranieri che supera il 50-60%. Questo non è un limite cognitivo, ma logistico: docenti e programmi spesso non hanno le risorse per gestire una tale eterogeneità linguistica.
Molte famiglie italiane, per timore di un rallentamento didattico, tendono a iscrivere i figli in scuole di altri quartieri, accelerando la creazione di "scuole-ghetto".
Un altro fattore importante, che determina un muro tra famiglie di stranieri immigrati e scuola, è che i lavoratori spesso vivono ritmi di lavoro serrati che impediscono la partecipazione alla vita scolastica, creando un solco tra la famiglia e l'istituzione.
​È opportuno a questo punto che la scuola deve smettere di essere un semplice luogo di "accoglienza" per diventare un laboratorio di cittadinanza.
Bisogna, se si vogliono cambiare le prospettive del problema, applicare con intelligenza i tetti ministeriali della presenza di stranieri per classe, incentivando però il trasporto scolastico gratuito per permettere una distribuzione più omogenea tra i vari istituti della città.
Se vogliamo , quindi, una reale integrazione, non basta solo inserire il bambino in classe. Servono laboratori linguistici intensivi pomeridiani, finanziati dal Comune, che evitino al ragazzo di restare indietro nelle materie curricolari.
Ogni scuola, poi, con alta densità di stranieri, dovrebbe avere un mediatore culturale fisso, non solo a chiamata, per tradurre non le parole, ma i codici culturali tra docenti e genitori.
Altro grande problema: l'Integrazione dei Lavoratori oltre il Cantiere di lavoro!
L'integrazione dei figli passa inevitabilmente attraverso la dignità e la stabilità dei genitori e, per realizzare ciò, occorrono centri di formazione serali per adulti. Molti lavoratori stranieri a Perugia restano confinati in mansioni a bassa specializzazione. Creare percorsi di riqualificazione professionale serale permetterebbe loro una mobilità sociale che si riflette positivamente sull'autostima dei figli.
Sarebbe, in fine, necessario coinvolgere le associazioni di categoria e le imprese che impiegano manodopera straniera in progetti di "adozione" degli spazi pubblici o delle scuole, creando un legame identitario con la città.
Se vogliamo realizzare una visione ottimale per il futuro della città,
Perugia non deve guardare all'immigrazione come a un'emergenza, ma come a un investimento. La "ghettizzazione" si combatte quando lo straniero non è più un "ospite temporaneo" ma un cittadino che vive il centro storico e le periferie con lo stesso senso di appartenenza di ogni persona nata in quel luogo.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


Il "Taglio" di propaganda del nastro:

parco Silvio Pellico e l'Ipocrisia del verde pubblico a Perugia.

L'intervento recentemente celebrato (7 Gennaio scorso) presso il parco Silvio Pellico di Perugia, lungi dall'essere percepito, agli occhi di molti cittadini come un virtuoso esempio di riqualificazione del verde urbano, ha assunto i contorni di un'abile manovra di propaganda politica . Quello che doveva essere un "taglio" di una "riorganizzazione" necessaria è sembrato, piuttosto, un evento attentamente orchestrato per generare consenso e visibilità, trasformando la cura del verde in un palcoscenico politico.
Non si discute la necessità di intervenire su aree specifiche, ma è il modus operandi e, soprattutto, il netto contrasto con la realtà quotidiana a suscitare profonda critica.
Il vero nodo critico della gestione del verde a Perugia risiede nella sua evidente politica a due velocità. Se alcune aree, quelle di maggiore prestigio o visibilità, vengono illuminate dai riflettori e godono di interventi anche puntuali (e ben pubblicizzati), mentre la stragrande maggioranza del patrimonio verde pubblico cittadino è condannata a un progressivo e silenzioso impoverimento.


Basta allontanarsi da quei parchi di risonanza mediatica per osservare lo stato di degrado in cui versano parchi, giardini e aiuole di posizioni meno visibili politicamente. Erba alta, giochi per bambini vandalizzati mai riparati e altri aspetti di assoluto degrado.
Il problema non è l'assenza di interventi straordinari (come quello al Silvio Pellico), ma la cronica carenza di manutenzione ordinaria. Questa negligenza costante priva il verde pubblico del suo valore ecologico, estetico e sociale, rendendo i luoghi meno fruibili e meno sicuri per i cittadini.
L'impressione generale è che vi sia uno scarso, se non nullo, interesse strategico dell'Amministrazione verso la totalità del verde cittadino, considerato un costo da contenere piuttosto che una risorsa vitale per la qualità della vita. La manutenzione, un pilastro fondamentale per la gestione di qualsiasi area verde, viene trattata come un optional, un lusso da riservare solo in vista di eventi o necessità di facciata.
In conclusione, l'episodio del parco Ferdinandi non può e non deve distogliere l'attenzione dal quadro generale: una città che non cura il proprio verde in modo omogeneo e costante dimostra di non avere una visione lungimirante della propria sostenibilità urbana. Finché la cura dei parchi sarà un'occasione di propaganda anziché una priorità civica, la maggior parte del verde pubblico perugino continuerà a soffrire,impoverito dalla negligenza e dall'attenzione selettiva.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Lo stato di fatiscenza delle strisce pedonali in Via della Pallotta a Perugia

Via della Pallotta, l'invisibilità che mette a rischio i pedoni: l'allarme sulle strisce pedonali fatiscenti.
Perugia – In una città che ambisce a migliorare la sua mobilità e la sicurezza stradale, è inaccettabile che arterie nevralgiche come Via della Pallotta presentino un degrado così marcato degli attraversamenti pedonali. Quella che dovrebbe essere una via efficiente e sicura, si sta trasformando in un potenziale pericolo quotidiano per residenti, studenti e pendolari.
Le strisce pedonali, dove ancora visibili, sono spesso ridotte a mere ombre sbiadite sull'asfalto consumato. La vernice bianca, un tempo brillante segnale di priorità e attenzione, è ormai corrosiva e indistinguibile, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione o di pioggia. Il contrasto cromatico, essenziale per garantire la sicurezza del pedone e avvisare il conducente, è quasi nullo.
Via della Pallotta è una strada a elevato scorrimento per il traffico veicolare e il trasporto pubblico in diverse fasce orarie. La mole di veicoli che la percorrono dovrebbero imporre standard di sicurezza elevatissimi. Invece, l'attuale condizione delle strisce pedonali costringe il pedone a una vera e propria scommessa sulla propria incolumità, affidandosi più alla cautela dei singoli automobilisti che all'efficacia della segnaletica.
La mancata manutenzione della segnaletica orizzontale non è solo un problema estetico o di decoro urbano; è un'omissione che viola il Codice della Strada e compromette direttamente la sicurezza pubblica.
Se il degrado fosse confinato a vie periferiche, sarebbe comunque grave, ma vederlo in una via centrale come Via della Pallotta, che serve anche aree ad alta frequentazione, solleva interrogativi sulla gestione delle priorità urbane.
Il problema si acuisce nelle ore di punta e, in particolare, in prossimità dei punti di maggiore affluenza (vedi uscita dalle numerose scuole), dove l'attraversamento è più intenso. La mancanza di chiarezza nella segnaletica crea confusione e incertezza sia per chi è a piedi sia per chi è alla guida, aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti.
Nonostante il Comune di Perugia abbia recentemente annunciato (o messo in atto) investimenti per il miglioramento della sicurezza stradale e il rifacimento della segnaletica, è fondamentale che questi interventi vengano attuati con urgenza nelle aree più critiche e trafficate.
Chiediamo all'Amministrazione comunale e agli assessorati competenti:
Quando è previsto il ripristino totale e con materiali ad alta rifrangenza delle strisce pedonali in Via della Pallotta?
La sicurezza dei cittadini non può attendere i lunghi tempi della burocrazia. È ora di azioni concrete e restituire a Via della Pallotta la dignità di strada urbana sicura e a norma.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


Perugia: pro e contro sulla sicurezza percepita.

Gli articoli recenti e le analisi sulla sicurezza a Perugia del 2025 mostrano un quadro più complesso, dove coesistono sia dati che indicano un miglioramento oggettivo della sicurezza (ad esempio, nella classifica Qualità della Vita) sia una forte percezione di insicurezza e preoccupazione tra i cittadini, spesso amplificata da specifici fatti di cronaca e dal dibattito politico.
Queste sono le posizioni critiche emerse nel dibattito del 2025:
Analisi critica: sicurezza percepita a Perugia 2025: Il divario tra dati e paura
La Tesi della Critica: Insicurezza Diffusa malgrado i numeri
mentre alcuni dati statistici (come la classifica ItaliaOggi sulla qualità della Vita 2025) indicano un miglioramento nella categoria "Reati e Sicurezza" di Perugia rispetto all'anno precedente, le voci critiche e parte dell'opposizione politica hanno continuato a sottolineare un deterioramento della sicurezza percepita e della vivibilità urbana.
Punti salienti della critica nel 2025
L'Impatto degli Episodi di Cronaca e Degrado:
La critica si è concentrata su una serie di episodi specifici (aggressioni, spaccio, degrado in aree chiave come l'Acropoli e Fontivegge) che, pur non riflettendosi necessariamente in un aumento generalizzato del tasso di criminalità, hanno generato una "palpabile sensazione di insicurezza" tra i residenti.
Si lamenta che fatti come risse, o il ritrovamento di oggetti simbolici di degrado in luoghi centrali (come l'episodio del divano in Piazza IV Novembre), abbiano avuto un forte impatto sulla percezione di controllo del territorio da parte delle istituzioni.
L'inclinazione a un atteggiamento individualistico esagerato e la strumentalizzazione:
Una parte della critica (proveniente anche da commentatori) ha accusato l'opposizione di "accecamento irragionevole" e "bieca propaganda", trasformando ogni fatto di cronaca in un attacco all'amministrazione, e quindi contribuendo ad esasperare la paura dei cittadini a fini politici.
Tuttavia, queste stesse analisi riconoscono che il problema della sicurezza percepita non può essere banalizzato e che le paure dei cittadini sono reali e vanno affrontate con segnali concreti e non solo con i numeri.
La richiesta di maggiore presidio e visibilità:
I critici hanno spesso chiesto l'istituzione di un Assessorato alla Sicurezza con delega specifica e un incremento degli interventi straordinari e del presidio della Polizia Locale, sostenendo che la città appare in una fase di "arretramento sul piano della vivibilità e della coesione sociale".
Questo suggerisce che il problema non sia solo la commissione di reati gravi, ma la microcriminalità e il degrado urbano che minano la tranquillità quotidiana.
La contrapposizione (per chiarezza)
È importante notare che, in risposta a questa critica sulla percezione peggiorata, l'amministrazione e il Governo hanno spesso citato:
Il calo dei reati (ad esempio, -23% nei primi mesi del 2025 citato dal sottosegretario Prisco).
L'istituzione di zone a vigilanza rafforzata ("zona rossa" a Fontivegge) e l'impiego di centinaia di operatori per controlli straordinari.
Il miglioramento oggettivo nel posizionamento della provincia di Perugia nella classifica sulla qualità della vita 2025 (in particolare per l'indicatore "Reati e Sicurezza").
In sintesi, la critica del 2025 non si è concentrata tanto su un peggioramento delle statistiche ufficiali (che in alcuni casi mostrano il contrario), quanto sul fallimento percepito nel contenere l'escalation del degrado e della microcriminalità in aree sensibili, che ha portato a un forte e diffuso deterioramento della sensazione di tranquillità tra i residenti.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Perugia: il centro storico che sanguina!

Per gli articoli e delle discussioni che hanno interessato il dibattito pubblico e le iniziative amministrative, è possibile delineare un quadro delle carenze e criticità principali relative al centro storico di Perugia riferite all'anno 2025.
Queste criticità sono spesso interconnesse e al centro delle strategie di rilancio come il recente "Patto della Mercanzia".
Consideriamo le principali carenze e criticità dell'anno in corso.
Spopolamento e crisi della residenzialità. Questa è considerata una delle problematiche più gravi e a lungo termine.
Il centro storico è percepito, dalle famiglie, come un luogo disagevole per la vita familiare, il che ha portato all'abbandono da parte dei residenti storici. L'obiettivo dichiarato da più parti è riportare la popolazione residente ad almeno 10.000 abitanti (oggi attorno agli 8.000).
Valori immobiliari bassi. Nonostante la bellezza e la posizione, i valori immobiliari nel centro storico risultano talvolta inferiori a quelli delle periferie, segno di uno scarso interesse residenziale stabile.
Problema degli affitti brevi (B&B non regolamentati) La proliferazione di B&B e affitti turistici non regolamentati, contribuisce a sottrarre immobili al mercato residenziale a lungo termine, trasformando aree abitative in zone di sola accoglienza turistica.
Degrado Urbano e Sicurezza. Nonostante il centro sia riconosciuto come uno dei più belli d'Italia, permangono problemi di decoro e ordine pubblico:
Degrado e sporcizia: Si registrano proteste e segnalazioni riguardo alla sporcizia, all'accumulo di rifiuti e al degrado urbano in alcune aree, inclusi atti di vandalismo e problemi nei bagni pubblici o vicino ai terminal bus (Piazza Partigiani).
Insicurezza percepita: Il tema della sicurezza, legato anche alla presenza di fenomeni come assembramenti notturni (movida), spaccio e microcriminalità, è ricorrente. L'Amministrazione sta intervenendo con misure come l'impiego di "Informatori Civici" e la discussione sull'implementazione della videosorveglianza.
Desertificazione Commerciale e Sbilanciamento delle Attività.

Il tessuto commerciale è in difficoltà e sbilanciato:
Desertificazione commerciale: Molti negozi storici o di vicinato, nel tempo, hanno chiuso. Il dibattito si concentra sulla necessità di invertire questa tendenza, sostenendo le attività commerciali storiche e artigianali.
Sbilanciamento merceologico: C'è una prevalenza di attività legate alla somministrazione (bar e ristoranti) a discapito di altre tipologie commerciali. Questo impatta anche sulla logistica (es. furgoni per il rifornimento) e sulla vivibilità complessiva.
Difficoltà per gli spazi aperti per locali (dehors): La gestione delle occupazioni di suolo pubblico e dei dehors è complessa e richiede un coordinamento con la Soprintendenza per trovare soluzioni sostenibili e rispettose del contesto storico.
Mobilità e Accessibilità.
Le difficoltà logistiche e di accesso al centro sono un fattore di disagio per i residenti.
Complessità della Mobilità: Il centro storico è intrinsecamente disagevole per gli spostamenti e l'uso dell'auto. La discussione si concentra su come migliorare l'accessibilità (non solo "come arrivare", ma "perché venire").
Logistica per i residenti: Chi vive in centro lamenta problemi quotidiani legati al carico/scarico, ai parcheggi e alla circolazione, che rendono la vita più "complicata" e meno attrattiva per le famiglie.
Mancanza di una Visione Strategica Integrata (Dibattito Politico).Interventi a compartimenti stagni: In passato è stata criticata la tendenza a intervenire "per emergenze", senza una visione a 360 gradi che rimetta mano al Piano Regolatore o che integri pienamente il centro storico con il resto della città. L'amministrazione comunale sta cercando di porre rimedio attraverso strumenti come il Patto della Mercanzia e i piani di sviluppo.
In sintesi, la lotta per la vitalità del centro storico di Perugia nel 2025 si concentra sulla triade Residenzialità, Sicurezza/Decoro e Sostenibilità Commerciale, tutte legate alla necessità di integrare questo spazio storico nella vita contemporanea della città, senza snaturarne l'identità.
Le iniziative in corso, come il Patto della Mercanzia e il lavoro sulla Agenda Urbana, mirano a dare risposte coordinate a queste problematiche.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City).


La criticità del manto stradale di Perugia e la sua gestione!

Questo problema della città si potrebbe concentrare sui seguenti aspetti, desunti anche dalle recenti cronache locali, dalle denunce dei cittadini e della minoranza consiliare:

Stato di degradazione generalizzato e sicurezza a rischio:
La critica principale è l'evidente stato di degrado di ampie porzioni della rete stradale cittadina, non limitato alle periferie ma esteso anche ad arterie principali e aree centrali. Buche, crepe, dissesti e rappezzi di scarsa qualità rendono la circolazione pericolosa per veicoli, pedoni e ciclisti. L'inerzia o la lentezza nel ripristino sollevano questioni sulla responsabilità civile del Comune in caso di danni (pneumatici, ammortizzatori rotti) o incidenti causati dalle "voragini".
Mancanza di un piano di manutenzione serio:
Viene spesso denunciata l'assenza di un vero e proprio "piano di manutenzione serio" di lungo periodo. Gli interventi, seppur a volte annunciati, vengono percepiti come estemporanei, reattivi alle emergenze (le cosiddette "tappabuche") e non come parte di una strategia organica di rifacimento completo e preventivo. Questo approccio comporta un ciclo vizioso in cui il manto stradale si deteriora rapidamente dopo interventi parziali e le buche "vecchie e nuove tornano a rappresentare un disagio quotidiano".
Criticità nelle periferie e frazioni:
Le critiche si focalizzano spesso sulle condizioni "gravemente compromesse" delle strade nelle frazioni, dove si segnalano non solo il manto dissestato, ma anche banchine impraticabili per la vegetazione e l'assenza o il danneggiamento di staccionate di protezione. Questo evidenzia una presunta disparità di attenzione tra il centro e le zone più esterne.
Problemi legati ai sottoservizi e ai ripristini incompleti:
Un altro punto dolente è la cattiva coordinazione con gli interventi sui sottoservizi (acqua, gas, elettricità). Si critica la logica di asfaltare una strada che, poco dopo, deve essere riaperta per lavori urgenti su acquedotti o altri servizi. Sebbene il Comune si difenda sostenendo che rimandare l'asfalto sia una "scelta di buona amministrazione" per evitare di distruggere un lavoro nuovo, la cittadinanza subisce nel frattempo l'attesa e il disagio delle condizioni stradali precarie, spesso per mesi o anni. Inoltre, viene sollevato il problema della scarsa qualità dei ripristini effettuati dalle aziende che eseguono gli scavi, e la mancanza di un recupero efficiente del "bitume" dovuto da queste aziende al Comune.
Richieste e interrogazioni ignorate o evasive:
La minoranza consiliare e i comitati cittadini lamentano spesso la mancata o tardiva risposta alle interrogazioni o alle petizioni che denunciano il degrado. Questo crea un senso di frustrazione e la percezione di una scarsa trasparenza e di un dialogo insufficiente tra Amministrazione e residenti.
In sintesi: si vuole mettere in luce una gestione del manto stradale che appare reattiva anziché proattiva, caratterizzata da una carenza cronica di risorse e pianificazione strutturale, lasciando ampie zone della città in condizioni di pericolosità e degrado prolungato a discapito della qualità della vita e della sicurezza dei cittadini.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


La Perugia che non funziona: 

IL BRACCIO CORTO DEL COMUNE!

L'ex sede della Telecom in via Jacopone da Todi, nel quartiere della Pallotta a Perugia, è da molti anni in stato di abbandono e degrado, suscitando preoccupazione tra i residenti e le associazioni locali.

​L'edificio è in disuso da circa 20-30 anni, a seconda delle fonti, e mostra segni evidenti di usura, con cemento che si sgretola e sporcizia.
​L'immobile è
da molto tempo passato di proprietà (una fonte parla di acquisto da parte di una società legata a Gesenu, ma la notizia è datata e andrebbe verificata), ma la situazione di degrado persiste. Le associazioni locali, come la nostra "Perugia Social City", hanno più volte denunciato la situazione totalmente insostenibile e chiesto l'intervento del Comune per realizzare i progetti già approvati.

L'intervento prevedeva la demolizione dei volumi preesistenti e la costruzione di nuovi edifici. In particolare, gli edifici sono stati concepiti con tecnologie strutturali e di tamponamento prefabbricate e dovrebbero includere appartamenti di varie metrature e attici con serre solari e ampi terrazzamenti, dotati anche di un impianto fotovoltaico sul tetto.

Già nel 2011, il Comune di Perugia aveva approvato un piano attuativo che aveva come obiettivo la riqualificazione dell'area, sottolineando il notevole degrado in cui versava l'immobile, situato vicino a un'importante arteria stradale come via della Pallotta.
​Il degrado, segnalato anche da comitati di quartiere
(vedi articoli di "Perugia Social City"), riguarda non solo l'edificio in sé, ma anche la sua area privata circostante, con problemi di accumulo di rifiuti e incuria generale.
​In sintesi, l'
antico intento era di trasformare l'ex sede dismessa in un moderno complesso direzionale e residenziale, risolvendo così la situazione di degrado e offrendo nuove opportunità abitative e commerciali per la zona.
Ma, purtroppo per chi risiede in quella zona e diciamo pure per la dignità di tutti i perugini, la mancata riqualificazione è una persistente e pericolosa condizione di degrado e abbandono, nonostante i piani approvati e i progetti presentati nel corso degli anni.

I residenti continuano a denunciare l'area di questo "stabile fantasma" come una ferita aperta nel quartiere della Pallotta ma, purtroppo, a nulla valgono i loro tentativi di cambiare la situazione.

Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione informale "Perugia Social City")


FONTIVEGGE E LA SUA "ZONA ROSSA" A PERUGIA

La "zona rossa" a cui fanno riferimento i recenti articoli di cronaca a Perugia non riguarda misure sanitarie legate alla pandemia, ma un'area di vigilanza e controllo rafforzato istituita nel quartiere di Fontivegge, in particolare attorno alla stazione ferroviaria, per contrastare fenomeni di degrado, microcriminalità e spaccio.

Facciamo, in questo articolo, un riassunto dei pro e dei contro (o dei risultati e delle criticità) emersi in relazione all'istituzione di questa misura straordinaria, basato sulle pubblicazioni dai media locali e nazionali di questo ultimo periodo.
I vantaggi?
Significativa Riduzione dei Reati.
Il principale risultato positivo riscontrato è la diminuzione della delittuosità nell'area circoscritta. I bilanci ufficiali hanno evidenziato una sensibile flessione degli episodi di microcriminalità, con alcune fonti che riportano un calo complessivo dei reati fino al 23% nel periodo di attivazione della misura.
Aumento della Sicurezza Percepita.
L'intensificazione della presenza di Forze dell'Ordine e Polizia Locale (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) ha innalzato i livelli di sicurezza, anche quella percepita dai residenti e dai frequentatori della zona, riportando una maggiore serenità in un'area nevralgica della città.
Elevato Numero di Controlli ed Efficacia Repressiva.
La misura ha consentito di effettuare un gran numero di controlli su persone e veicoli. I dati diffusi includono:
Migliaia di persone identificate.
Decine di denunce e di arresti/fermi di polizia giudiziaria.
Provvedimenti di allontanamento notificati a individui ritenuti pericolosi o irregolari.
Sequestri di sostanze stupefacenti e armi.
Risposta Istituzionale Contro il Degrado.
L'istituzione della "zona rossa" è stata vista da molti come un segnale chiaro e concreto che lo Stato ha voluto dare una risposta forte e determinata contro il degrado urbano, lo spaccio e la violenza in uno dei quartieri più difficili di Perugia.
I contro? (criticità e punti deboli)
Necessità di Misure Territoriali Complementari.
La critica principale mossa dagli analisti e da alcune forze politiche è che l'azione repressiva (la "zona rossa") è efficace nel breve termine, ma non sufficiente nel lungo periodo. Per consolidare i risultati, è ritenuto fondamentale affiancare:
Riqualificazione urbana e sociale: Accelerare i percorsi di rigenerazione del quartiere.
Controlli sugli immobili: Verifiche a tappeto sugli edifici a rischio degrado e abbandono.
Politiche sociali: Interventi mirati contro le dipendenze e l'emarginazione.
Rischio di Spostamento della Criminalità.
Una misura circoscritta in una zona specifica comporta il rischio che le attività illecite vengano semplicemente spostate in aree limitrofe, anziché essere eliminate, rendendo necessaria una "vigilanza a geometria variabile" per evitare che la criminalità si riorganizzi altrove.
Dipendenza dall'Intervento Straordinario.
La fine del periodo di vigilanza rafforzata solleva il problema di come mantenere i risultati ottenuti. Gli articoli sottolineano che, pur essendosi formalmente conclusa la "zona rossa," è necessario proseguire con servizi straordinari, soprattutto nei fine settimana, per evitare un rapido ritorno alla situazione preesistente.
E per finire non potevano mancare le opinioni della politica!

Critiche alla Gestione Comunale
L'efficacia della "zona rossa" è stata spesso inserita nel dibattito politico, con qualche posizione politica che che ha attribuito il successo all'intervento del Governo centrale, criticando aspramente la Giunta Comunale per la presunta inerzia o per scelte ritenute sbagliate in materia di sicurezza (come il mancato presidio o l'indebolimento dei nuclei di polizia locale nell'area).

Giampiero Tamburi coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City"


Il nodo stradale (più che altro politico) di Perugia!

Il dibattito sul Nodo di Perugia è uno dei temi più che dividono la politica locale e regionale, con posizioni chiare da parte dei vari partiti. Le motivazioni addotte da ciascuno riflettono visioni diverse sullo sviluppo del territorio, sulla gestione del traffico e sull'impatto ambientale.
Partiti a favore del Nodo di Perugia.
Generalmente, i partiti di centro-destra (Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia) sono i principali sostenitori del progetto. Le loro argomentazioni si basano su:
Necessità strategica: il Nodo è visto come un'opera strategica per lo sviluppo economico dell'Umbria. Si sottolinea che l'isolamento infrastrutturale della regione ha penalizzato la crescita economica per decenni e che un'opera di questo tipo è fondamentale per colmare il divario.
Decongestione del traffico: si ritiene che la nuova arteria sia l'unica soluzione per alleggerire il traffico che oggi paralizza la città, in particolare in zone sensibili come il viadotto dei Volumni e Ponte San Giovanni.
Miglioramento della sicurezza: la realizzazione di una strada moderna e a scorrimento veloce è presentata come un modo per ridurre gli incidenti stradali, separando i flussi di traffico.
Responsabilità politica: i partiti di centro-destra accusano gli avversari di ambiguità e di mancanza di coraggio nel prendere decisioni importanti per il futuro della città.
Partiti contrari o dubbiosi.
I partiti di centro-sinistra e in particolare Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), si dimostrano scettici o decisamente contrari alla realizzazione del Nodo. Le loro motivazioni includono:
Inefficacia dell'opera: si basano su studi che, secondo loro, dimostrerebbero che il "Nodino" (il primo stralcio tra Collestrada e Madonna del Piano) porterebbe solo una minima riduzione del traffico, insufficiente a giustificare l'investimento.
Impatto ambientale e paesaggistico: si sottolinea l'impatto devastante che la costruzione avrebbe su aree naturali, agricole e paesaggistiche di grande valore. Si preferisce la tutela dell'ambiente a un progetto che ritengono superato.
Carenza di fondi: si mette in discussione la fattibilità economica del progetto, sostenendo che al momento non ci sono i finanziamenti necessari e che l'opera potrebbe rimanere bloccata per anni.
Alternative di mobilità: si promuovono soluzioni alternative, come il potenziamento del trasporto pubblico (inclusa la mobilità su ferro), la riorganizzazione della viabilità esistente e la promozione di una mobilità sostenibile, considerate più adatte alle esigenze attuali e future della città.
In sintesi, la discussione politica sul Nodo di Perugia non è solo tecnica o economica, ma riflette una profonda divergenza di visioni: da una parte, chi vede nelle grandi infrastrutture la chiave per lo sviluppo e il superamento del "gap" umbro; dall'altra, chi ritiene che il futuro debba passare per la sostenibilità, la tutela del territorio e una mobilità basata su soluzioni alternative.

E la storia continua!!!

Giampiero Tamburi (coordinatore associazione gruppo informale "Perugia Social City")


SICUREZZA PERCEPITA E REALE DI PERUGIA?

L' associazione "Perugia Social City" la vede in modo differente!

Sulla base delle informazioni disponibili, si può affermare che a Perugia, come in molte altre città, la sicurezza è un tema complesso, con percezioni e dati che non sempre coincidono.

Percezione e dati sulla sicurezza

La percezione di insicurezza a Perugia è un argomento che ricorre nel dibattito pubblico e politico. Recentemente, si sono registrati appelli e richieste di interventi straordinari contro episodi di violenza e degrado, in particolare nel centro storico e in zone come Fontivegge. Questo ha portato all'intensificazione dei controlli da parte delle forze dell'ordine per ridurre la sensazione di insicurezza.
Secondo un'indagine Istat condotta tra il 2022 e il 2023, pur sentendosi sicuri a camminare da soli di sera nella propria zona, molti umbri (incluso il territorio di Perugia) hanno espresso preoccupazione per furti in casa, scippi, rapine e aggressioni.
Per quanto riguarda i dati ufficiali, la situazione appare più articolata:
Un rapporto del Ministero dell'Interno del 2024 indica che il numero totale di reati denunciati a Perugia è diminuito del 37% negli ultimi dieci anni, un dato significativo che suggerisce un miglioramento della situazione generale.
Tuttavia, alcuni tipi di reati, come i furti in abitazione, mostrano un tasso superiore alla media nazionale e del Centro Italia.

Allo stesso modo, sono aumentate le segnalazioni di aggressioni contro operatori sanitari nella regione.
Risposte istituzionali

Le istituzioni locali e nazionali hanno riconosciuto la problematica e stanno adottando misure per affrontarla:
Nel 2024 è stato deciso un incremento dei controlli nel centro storico e in altre aree sensibili della città, con pattuglie congiunte di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.
Le forze dell'ordine di Perugia hanno potenziato la loro attività, con migliaia di servizi esterni, controlli su persone e mezzi, e un aumento degli arresti, in particolare per reati legati agli stupefacenti.
Inoltre, sono stati annunciati e in parte già realizzati rinforzi di personale per la Questura di Perugia, con nuove unità assegnate per migliorare il presidio del territorio.
In sintesi, mentre la percezione di insicurezza persiste e si manifesta in specifici contesti urbani, i dati a lungo termine indicano una diminuzione complessiva dei reati nel capoluogo umbro.

Le autorità stanno rispondendo con un aumento della presenza e dei controlli sul territorio per affrontare sia la realtà dei crimini che la percezione di insicurezza dei cittadini.

Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione gruppo informale "Perugia Social City)


Le formiche minacciano le piante secolari dei giardini del Frontone: urge un intervento


Perugia - I giardini del Frontone, un'oasi di tranquillità e storia nel cuore di Perugia, sono in pericolo.

Un'incuria che rischia di compromettere la salute e la stabilità delle sue piante secolari, minacciate dall'azione implacabile delle formiche.
Le formiche, infatti, stanno scalzando le radici di questi alberi monumentali, creando vuoti sotterranei che ne compromettono l'ancoraggio al terreno. Ma non solo: aggrediscono, anche con discreto successo, il tronco stesso!

Aumenta così in modo esponenziale il rischio di caduta, con gravi pericoli per la pubblica incolumità e un danno incalcolabile al patrimonio verde della città.
In questa pericolosa situazione, denunciata da tempo da cittadini , si associa anche "Perugia Social City" evidenziando e denunciando ciò che è un evidente sintomo di una cattiva manutenzione che il Comune di Perugia non può più ignorare.

Non si tratta di un problema improvviso, ma del risultato di un'assenza di interventi preventivi e di un monitoraggio costante che dovrebbe essere la norma in luoghi di tale valore storico e naturalistico.
È incomprensibile come un bene comune così prezioso venga trascurato, lasciando che un problema apparentemente piccolo, come la presenza di formiche (o qualsiasi altro parassita sia), si trasformi in una minaccia seria.

Le amministrazioni comunali hanno il dovere di tutelare il proprio patrimonio, e in questo caso l'inerzia dimostrata è preoccupante.
I giardini del Frontone non sono solo un parco, ma un pezzo di storia di Perugia. Queste piante, sicuramente, hanno visto la liberazione di Perugia, con il sacrificio della vita di molti cittadini, nella liberazione della città dal Papato.

Ed ora, è un luogo dove i cittadini si incontrano, passeggiano e si godono momenti di relax.

La loro salvaguardia non è solo una questione estetica, ma un atto di rispetto verso la storia e l'identità della città.
​"Perugia Social City" chiede a gran voce un intervento immediato da parte del Comune: un sopralluogo tecnico, una valutazione del rischio e l'adozione di misure urgenti per la disinfestazione e la messa in sicurezza delle piante, ove ce ne fosse bisogno. È giunto il momento di agire, prima che sia troppo tardi.

Giampiero Tamburi (coordinatore Associazione gruppo informale "Perugia Social City")


Mini spazi verdi: una manutenzione che non c'è!

"Perugia Social City" non si dimenticherà mai di portare costantemente all'attenzione dell'amministrazione competente, questo necessario aspetto per il benessere dei cittadini.

Non c'è dubbio che l'immagine di una città si rifletta anche, e soprattutto, nella cura dei suoi spazi verdi. A Perugia, la situazione dei piccoli giardini pubblici, sparsi per la città sta diventando un tema di crescente polemica.

In molti si chiedono perché il Comune sembri trascurare proprio questi "mini-spazi", lasciandoli in uno stato di evidente abbandono.
Aiuole incolte, erba alta che invade i marciapiedi e panchine rotte sono solo alcune delle segnalazioni che arrivano quotidianamente dai residenti. Questi non sono semplici dettagli: sono segnali di un'amministrazione che, almeno in apparenza, non considera la manutenzione del piccolo verde urbano una priorità.

Ci si domanda se manchino le risorse, se ci sia un problema organizzativo o se, più semplicemente, l'attenzione sia concentrata solo sui grandi parchi e sulle aree più visibili.
Eppure, sono proprio questi piccoli polmoni verdi a migliorare la qualità della vita nei quartieri, a offrire un momento di pausa agli anziani, un luogo di gioco per i bambini e un po' di ristoro per chi cammina. La loro trascuratezza non è solo un problema estetico, ma incide direttamente sul benessere dei cittadini.
È tempo che l'amministrazione perugina si interroghi seriamente su questa problematica.

Non si tratta di chiedere interventi faraonici, ma di garantire una manutenzione costante e dignitosa che dimostri rispetto per i cittadini e per la città stessa.

Perché un grande parco curato è importante, ma una città che si prende cura anche dei suoi angoli più piccoli è una città che funziona davvero.

Giampiero Tamburi (coordinatore Gruppo informale "Perugia Social City")


PERUGIA SOMMERSA DAI RIFIUTI

L'emergenza di una città che non sa più differenziare.


L'immagine di una Perugia bella e "verde" si scontra ogni giorno con una realtà ben diversa: quella dei cassonetti stracolmi, dei rifiuti che debordano sui marciapiedi e di una gestione del servizio di raccolta che sembra non riuscire a tenere il passo con le esigenze della città. Il problema non riguarda solo l'estetica e l'igiene, ma solleva interrogativi sulla reale efficacia delle politiche ambientali e sull'adeguatezza degli investimenti in un settore cruciale.
Il fallimento del modello del porta a porta, pur se lodato per la sua efficacia in altre città, a Perugia sembra essere stato introdotto in modo frammentario e disorganico. Le zone coperte dal servizio convivono con quelle in cui ancora si affidano ai cassonetti, creando confusione e disomogeneità. Questo sistema ibrido non ha portato i risultati sperati, lasciando i cassonetti nelle zone non coperte in balia di un uso improprio e di conferimenti selvaggi.
L'azienda incaricata del servizio, Gesenu, è spesso al centro delle critiche. Le segnalazioni di mancati ritiri, di cassonetti non svuotati per giorni, e di disservizi sono all'ordine del giorno sui social e nelle comunicazioni ai cittadini. "Perugia Social City" si chiede se l'azienda abbia le risorse e l'organizzazione necessarie per gestire un servizio così complesso, o se il contratto di affidamento sia inadeguato a garantire standard di qualità elevati.
In oltre, la gestione dello smaltimento è un altro nervo scoperto. L'impianto di Ponticelli, (il quale sarà oggetto di un prossimo articolo) sebbene fondamentale, è da tempo oggetto di dibattito per la sua saturazione e per la necessità di un ammodernamento che tarda ad arrivare. Il rischio concreto è che la città non abbia un luogo idoneo per trattare i propri rifiuti, finendo per dover ricorrere a soluzioni costose e inquinanti come il trasporto in altre regioni.
Poi c'è da aggiungere che se da un lato il servizio presenta evidenti criticità, dall'altro non si può ignorare la responsabilità di una parte della cittadinanza. Abbandono di rifiuti, conferimento di materiali non idonei nei cassonetti e mancato rispetto delle regole sono fenomeni diffusi. A questo si aggiunge la scarsità di controlli e di sanzioni, che rendono il mancato rispetto delle norme quasi privo di conseguenze.
In definitiva, i disservizi nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti hanno un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini, sull'ambiente e sull'immagine turistica della città. Inoltre, la gestione inefficiente si traduce in costi più alti, che alla fine gravano sulle bollette della TARI, senza garantire un servizio all'altezza delle aspettative.
Di conseguenza l'emergenza rifiuti a Perugia non può più essere trattata come un problema occasionale. È il sintomo di una gestione lacunosa, di un'organizzazione del servizio da rivedere e di una politica ambientale che non ha saputo dare risposte chiare ed efficaci. Per uscire da questa situazione, servono investimenti mirati, una revisione profonda del modello di raccolta, un controllo più serrato e una campagna di sensibilizzazione seria e costante. Solo così Perugia potrà tornare a essere una città pulita e rispettosa dell'ambiente che la circonda.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


NON È CORSO VANNUCCI MA È PUR SEMPRE PERUGIA!

Via Jacopone da Todi, la strada "gruviera" che Perugia finge di non vedere.
Perugia, città d'arte, cultura e... buche. Se c'è una via che incarna perfettamente il degrado della rete stradale cittadina, quella è senza dubbio via Jacopone da Todi. Stiamo parlando di una strada secondaria, non di un'arteria importante che collega il centro a zone residenziali e commerciali, ma non per questo meno importante per chi vi abita. E il suo stato è a dir poco imbarazzante.
Avventurarsi su via Jacopone da Todi è un'impresa degna di un rally, un slalom continuo per evitare buche che sembrano più crateri che semplici dissesti. Avvallamenti, crepe profonde e rattoppi che cedono dopo pochi giorni rendono il tragitto un vero incubo per chi la percorre, con il rischio costante di danneggiare i veicoli o, peggio ancora, di provocare incidenti.
La situazione è il manifesto di una manutenzione stradale assente o, peggio, inadeguata. I cittadini denunciano da tempo il problema, ma le risposte dell'amministrazione, quando ci sono, sembrano limitarsi a interventi tampone che non risolvono il problema alla radice. Un po' di asfalto versato in fretta e furia, che poi cede alle prime piogge o al passaggio di un mezzo pesante, è una soluzione che non è più accettabile.
È un problema di sicurezza, ma anche di decoro urbano. Una città che si presenta con strade in queste condizioni dà un'immagine di trascuratezza che non le rende giustizia. I residenti di quella via, come il resto dei cittadini, pagano le tasse per avere servizi efficienti, tra cui strade sicure e ben tenute.
È ora che l'amministrazione comunale affronti seriamente la questione. Via Jacopone da Todi non è un caso isolato, ma è uno degli esempi più eclatanti di una politica di manutenzione stradale che deve essere rivista dalle fondamenta. I perugini, compresi anche i residenti di quella via, se non li vogliamo considerare cittadini di serie "B", meritano di più: non solo rattoppi precari, ma una riqualificazione completa e duratura che restituisca dignità e sicurezza a una delle vie che sembrano proprio dimenticate dalla nostra amministrazione comunale.

Ma se l'amministrazione si è dimenticata di via Jacopone da Todi un fatto e certo; i residenti di quella via non si dimenticano di come non sono considerati e non soddisfatti nelle loro esigenze primarie, almeno per i rimanenti quattro anni che devono passare per il rinnovo delle cariche amministrative della città.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


La Storia Nascosta della Fonte dei Tintori 

in Via San Galigano a Perugia

il convento di San Francesco al Prato alla fonte stessa, a testimonianza di un'attenta e capillare gestione delle risorse idriche nell'area sin dai tempi antichi.
La Fonte dei Tintori, di autore ignoto, fu realizzata a spese del Collegio dei Tintori, le cui botteghe erano concentrate nel rione della Conca. Il nome stesso del rione, "Conca", potrebbe derivare proprio dall'attività di "concia" delle pelli, ulteriore indicazione della vocazione artigianale e idrofila della zona.
Dal punto di vista architettonico, come si vede dalla foto, il manufatto è costituito da una pianta simmetrica formata dalla giustapposizione di tre vani voltati a botte, disposti parallelamente alla via e aperti verso di essa. Il vano centrale è più ampio e di forma quasi quadrata, mentre i due laterali sono rettangolari.
La Fonte dei Tintori non è solo un monumento architettonico, ma un vero e proprio "libro di pietra" che racconta la storia di Perugia, delle sue corporazioni, delle sue esigenze idrauliche e della sua incessante ricerca di bellezza e funzionalità. Rappresenta un importante tassello per comprendere l'evoluzione urbanistica e sociale della città, un luogo dove la memoria storica si fonde con la suggestione del fluire dell'acqua, testimone silenzioso di secoli di attività e trasformazioni.
Il Restauro e le Potenzialità Inespresse
In passato, la fonte presentava evidenti segni di degrado dovuti all'erosione, alle crepature e all'inquinamento atmosferico. Muschi e vegetazione infestante ne ricoprivano le superfici, nascondendo alla vista la sua bellezza originaria.
Fortunatamente, negli ultimi anni, grazie all'impegno dell'amministrazione comunale, la Fonte dei Tintori è stata oggetto di importanti interventi di restauro, spesso resi possibili grazie a iniziative come l'Art Bonus. Questi lavori hanno permesso la ripulitura delle superfici in muratura e travertino, la stuccatura, l'integrazione delle parti mancanti, il rifacimento del marciapiede antistante e la sistemazione dell'area circostante. Grazie a questi interventi, è stato possibile ammirare nuovamente dettagli nascosti, come un Grifo scolpito su pietra serena, simbolo della città di Perugia.
Ed è proprio grazie a questo notevole impegno del nostro comune che ora possiamo ammirarla nel suo antico splendore.

Tuttavia, in tutto questo lavoro, emerge un grande interrogativo: non si riesce a comprendere perché l'intervento non sia stato portato a termine in modo completo. Non mi riferisco al restauro in sé, ma al fatto che l'amministrazione non abbia pensato a come mettere in risalto questo importante momento storico della nostra città, offrendo maggiore pubblicità e accessibilità alla sua ammirazione ed alla storia per chiunque fosse interessato.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


Il "Fontone" nel Parco Sant'Anna:

Una memoria risorgimentale dimenticata.


Il "Fontone" del Parco del Vallone Sant'Anna offre uno scorcio affascinante della storia risorgimentale della nostra città. Questo piccolo monumento, carico di memoria, è visibile all'interno del parco, precisamente verso nord, ma è stato dimenticato dai cittadini e, soprattutto, dall'amministrazione comunale.
I garibaldini, protagonisti audaci dell'unificazione italiana, usavano il "Fontone" come riparo strategico dalle cannonate che partivano dalla Rocca Paolina, fortezza simbolo del potere papale e austero baluardo difensivo. È straordinario pensare come quel luogo, al pari dell'insurrezione dei cittadini al Borgo XX Giugno, che oggi passa quasi inosservato, abbia vissuto momenti di vera tensione storica. La Perugia del XIX secolo era, infatti, un crocevia di ribellione e passione patriottica.
Spesso, piccoli monumenti come il "Fontone" finiscono nell'ombra, non per mancanza di valore storico, ma perché non rientrano nei grandi circuiti turistici o culturali. Eppure, questo monumento alla storia cittadina ha avuto un ruolo cruciale: secondo la tradizione, fu proprio lì che, oltre a offrire un prezioso riparo, i garibaldini trovarono l'acqua necessaria durante la presa di Perugia nel 1859. Un dettaglio importante che racconta la storia "dal basso", fatta di gesti concreti e luoghi quotidiani.
Perché questi piccoli ma importantissimi monumenti storici vengono trascurati?
Le ragioni sono molteplici:
Mancanza di fondi per la manutenzione e la valorizzazione.
Scarso coinvolgimento delle comunità locali.
Priorità data ai monumenti più "visibili" o famosi.
Difficoltà nel raccontare la storia in modo coinvolgente.
Cosa si potrebbe fare per valorizzarli?
Diverse iniziative potrebbero riportare questi luoghi alla luce:
Creare percorsi storici alternativi che includano questi siti.
Coinvolgere scuole e associazioni in progetti di memoria attiva.
Utilizzare QR code o app per narrare la storia direttamente sul posto.
Questo e molto altro si potrebbe fare nel rispetto della storia della nostra città. Ma, prima di tutto, è necessaria un'azione fondamentale: l'amministrazione comunale dovrebbe intervenire per il ripristino strutturale di questo monumento al Risorgimento italiano, troppo a lungo trascurato.
Come si evince dalle foto, il suo stato attuale è ridotto a quello di un'inutile discarica cittadina colma di liquame di piccione e, purtroppo molto spesso, rifugio dei senzatetto, tossicodipendenti ed altro. È tempo di restituire dignità a un pezzo così significativo della nostra memoria collettiva.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


Perugia: Il degrado delle ex segreterie universitarie di Via Tuderte. 

                                                          Una ferita aperta nel cuore del quartiere Pallotta.

Perugia, città ricca di storia e cultura, sembra a tratti dimenticare i propri obblighi sociali, morali ed estetici, lasciandoli cadere in un lento e inesorabile oblio. È il caso, emblematico e purtroppo non isolato, delle ex segreterie universitarie di Via Tuderte, nella zona della Pallotta. Abbandonate da lunghissimi anni, queste strutture, un tempo fulcro della vita accademica cittadina (e ancora prima filiale FIAT), sono oggi un triste monumento al degrado, un pugno nell'occhio per i residenti e una macchia indelebile sull'immagine del comune.
Le ex segreterie universitarie, situate in una zona strategica e densamente abitata, sono state abbandonate, appunto dall'Ateneo universitario, in seguito al trasferimento delle funzioni altrove. Da allora, l'edificio è diventato una vera e propria cattedrale nel deserto. Mura scrostate, erbacce che crescono rigogliose ovunque, e un'aria generale di abbandono che grida vendetta. Non si tratta di un semplice invecchiamento strutturale, ma di una palese mancanza di cura e programmazione da parte dell'amministrazione comunale che non interviene nei confronti dei proprietari.
Simbolo statico di una quotidianità compromessa!
L'abbandono di un edificio di queste dimensioni e in una posizione così centrale non è un fatto di poco conto, ma una problematica che si ripercuote quotidianamente sulla vita dei residenti le cui conseguenze sono molteplici e gravi.
Un edificio abbandonato è, per sua stessa natura, un richiamo per attività illecite. Spesso diventa rifugio per senzatetto, tossicodipendenti o persone che cercano riparo, aumentando il rischio di furti, spaccio e atti di vandalismo nella zona circostante. I residenti si sentono meno sicuri, soprattutto nelle ore serali, vivendo con la costante preoccupazione per la propria incolumità e quella dei propri beni.
Per quanto poi riguarda l'aspetto della salute, l'accumulo di rifiuti, la proliferazione di insetti e roditori attirati dall'incuria, e la mancanza di manutenzione rendono l'area un potenziale focolaio di infezioni e un serio problema igienico-sanitario per le abitazioni circostanti: il senso di sporcizia è palpabile.
Altro aspetto da non sottovalutare è la vista di un edificio in rovina che incide pesantemente sul decoro urbano della zona. Ciò non solo mina l'orgoglio dei residenti e la loro percezione di vivere in un quartiere non curato, ma ha anche un impatto diretto sul valore degli immobili circostanti. Nessuno desidera acquistare o affittare una proprietà che si affaccia su un'area così degradata.
Da non sottovalutare, poi, che un edificio di tali dimensioni, se recuperato, potrebbe essere destinato a svariati scopi utili per la comunità: centri sociali, spazi culturali, associazioni, servizi per i giovani o per gli anziani. L'abbandono, quindi, non è solo un danno estetico, ma anche una perdita di opportunità per lo sviluppo sociale e culturale del quartiere e dell'intera città.
In buona sostanza i residenti si sentono dimenticati dalle istituzioni. Le ripetute segnalazioni, da parte della nostra associazione (Perugia Social City), sempre cadute nel vuoto, generano un senso di frustrazione e impotenza. La percezione è quella di un'amministrazione distaccata dalle reali esigenze dei cittadini, incapace di intervenire su problematiche che, per quanto locali, hanno un impatto profondo sulla qualità della vita.
Ancora una volta l'appello al Comune è categoricamente quello di agire!
Il Comune di Perugia ha il dovere di intervenire con urgenza presso i proprietari dell'immobile per far cambiare la precaria situazione. Non si tratta solo di una questione di decoro, ma di sicurezza, salute pubblica e giustizia sociale. Le opzioni sono diverse: dall'imposizione ai proprietari per obbligarli ad una immediata riqualificazione, alla messa a bando per progetti sociali o culturali, fino a un intervento diretto di recupero e riutilizzo pubblico.
Lasciare che un bene così strategico continui a marcire è un lusso che Perugia non può permettersi. È tempo che le ex segreterie di Via Tuderte cessino di essere un simbolo di abbandono e tornino a vivere, diventando un'opportunità di rinascita per il quartiere e per l'intera comunità perugina. I residenti della zona, e con loro l'intera città, attendono risposte e, soprattutto, azioni concrete. Il tempo delle promesse è finito, è ora di passare ai fatti.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


L'ABBANDONO DEL VERDE URBANO MINORE:

Un'Amministrazione a Secco di Manutenzione a Perugia.


Perugia meriterebbe una cura e un'attenzione al dettaglio che, purtroppo, sembrano mancare nella gestione attuale degli spazi verdi pubblici di piccole dimensioni. Se i grandi parchi e le aree più visibili ricevono talvolta interventi, seppur non sempre impeccabili, è nei fazzoletti di verde incastonati tra le vie che l'amministrazione comunale mostra la sua più lampante carenza.
È un problema che va ben oltre la semplice estetica. In verde minimo pubblico trascurato è sintomo di una mancanza di attenzione per il benessere dei cittadini e per la qualità della vita urbana.
Questa negligenza nella manutenzione ordinaria ha conseguenze dirette e indirette. In primo luogo, depaupera il patrimonio naturale della città, rendendo gli spazi meno gradevoli e meno fruibili. Un piccolo spazio verde ben curato, anche se di modeste dimensioni, può rappresentare un punto di respiro, un'oasi di bellezza in un contesto urbano. Al contrario, un'area verde abbandonata diventa un ricettacolo di sporcizia e degrado, contribuendo a un senso generale di abbandono e trascuratezza che si ripercuote sull'immagine complessiva della città: esempio lampante nella foto a corredo del piccolo spazio verde in fondo alla via Cino da Pistoia.
In secondo luogo, la mancanza di manutenzione del verde minore denota una scarsa programmazione e un'assenza di visione da parte dell'amministrazione. Non si tratta solo di tagliare l'erba (minimi interventi che neanche quelli vengono eseguiti, molto spesso, con regolarità) ma di una gestione oculata che preveda potature regolari, sostituzione delle essenze morte, controllo delle malattie e una pianificazione delle fioriture stagionali. Questi interventi, seppur apparentemente minori, richiedono una competenza e una continuità che al momento sembrano disattese.
Ci si chiede se l'amministrazione comunale sia consapevole del valore intrinseco di questi piccoli polmoni verdi. Non sono semplici riempitivi urbani, ma elementi fondamentali per la biodiversità, per la regolazione termica, per l'assorbimento delle polveri sottili e per il benessere psicologico dei residenti. Ignorarli significa non comprendere il ruolo cruciale che il verde pubblico minore gioca nella costruzione di una città sostenibile e vivibile.
È tempo che l'amministrazione di Perugia prenda atto di questa evidente lacuna e intervenga con urgenza. Non bastano sporadici interventi "tampone" ma è necessaria una strategia a lungo termine che preveda investimenti concreti nella manutenzione, con particolare attenzione ai piccoli spazi che, pur essendo diffusi e numerosi, sembrano essere i più dimenticati.
I cittadini perugini meritano una città non solo bella da visitare, ma anche piacevole da vivere in ogni suo angolo, dal più grande al più piccolo. La cura dei dettagli, inclusa quella del verde urbano minore, è il primo passo per dimostrare un reale impegno verso la qualità della vita e il rispetto per il patrimonio comune.

Giampiero Tamburi (Coordinatore "Perugia Social City")


DEGRADO DEL PARCO RIMBOCCHI (e non solo)

L'erba è stata tagliata!

Dopo una marea di proteste da parte dei residenti l'erba è stata tagliata!

Una goccia di decoro su un mare di degrado!

Tanto per dirne alcune:

l'illuminazione è inesistente; come pure panchine inutilizzabili.

Giochi per bambini talmente esigui che si perdono in uno spazio infinito, quando sono utilizzabili!

Dulcis in fundo, ma non ultima cosa, accessi al parco per nulla percorribili con sicurezza, come una discesa talmente ripida e combinata male che il solo affrontarla mette in pericolo anche le gambe più buone o una scalinata che per come è ridotta (nelle foto molto visibile) fa vergogna anche solo a chiamarla tale, adatta solo a rompersi qualche osso. 

Il Parco Rimbocchi di Perugia è un'area verde che ancora versa in condizioni di grave degrado. L'associazione "Perugia Social City" ha più volte denunciato questa situazione nel corso degli anni, sottolineando la necessità di interventi da parte dell'amministrazione comunale.
Ecco la storia più significativa degli interventi e delle segnalazioni dell'associazione:
- 2019: L'associazione "Perugia: Social City", tramite Giampiero Tamburi, segnala lo stato di abbandono del parco, con strutture fatiscenti, scarsa illuminazione e un livello di incuria che lo rende inutilizzabile per la collettività. Evidenziava,con ciò, la necessità di una riqualificazione che andasse oltre la semplice gestione ordinaria e che considerasse il parco come un luogo vitale per i residenti.
- 2022: In occasione di un evento chiamato "Elce & Friends", svoltosi al Parco Rimbocchi, l'associazione ha partecipato, dimostrando il suo impegno nel cercare di rivitalizzare l'area. L'evento ha visto la partecipazione di altre associazioni e attività commerciali, con l'obiettivo di offrire momenti di svago e socializzazione.
-2025 (recentemente): Nelle ultime settimane, il degrado del parco è tornato al centro dell'attenzione mediatica. Diversi articoli di giornale riportano le denunce dei residenti e delle associazioni, tra cui "Perugia Social City", che lamentano la presenza di erbacce alte, rifiuti abbandonati e un'assoluta mancanza di manutenzione. Si sottolinea come il parco, un tempo luogo di incontro per famiglie, bambini e sportivi, sia ora inaccessibile e insicuro.
In sintesi, l'associazione "Perugia Social City" ha una storia di interventi e segnalazioni che risale ad anni fa, evidenziando costantemente il degrado del Parco Rimbocchi e chiedendo all'amministrazione comunale di agire con urgenza. Le denunce più recenti del giugno 2025 mostrano che la situazione non è migliorata e che il problema persiste.

A questPerugia meriterebbe una cura e un'attenzione al dettaglio che, purtroppo, sembrano mancare nella gestione attuale degli spazi verdi pubblici di piccole dimensioni. Se i grandi parchi e le aree più visibili ricevono talvolta interventi, seppur non sempre impeccabili, è nei fazzoletti di verde incastonati tra le vie che l'amministrazione comunale mostra la sua più lampante carenza.

È un problema che va ben oltre la semplice estetica. In verde minimo pubblico trascurato è sintomo di una mancanza di attenzione per il benessere dei cittadini e per la qualità della vita urbana.

Questa negligenza nella manutenzione ordinaria ha conseguenze dirette e indirette. In primo luogo, depaupera il patrimonio naturale della città, rendendo gli spazi meno gradevoli e meno fruibili. Un piccolo spazio verde ben curato, anche se di modeste dimensioni, può rappresentare un punto di respiro, un'oasi di bellezza in un contesto urbano. Al contrario, un'area verde abbandonata diventa un ricettacolo di sporcizia e degrado, contribuendo a un senso generale di abbandono e trascuratezza che si ripercuote sull'immagine complessiva della città: esempio lampante nel filmato a corredo del piccolo spazio verde in fondo alla via Cino da Pistoia.

In secondo luogo, la mancanza di manutenzione del verde minore denota una scarsa programmazione e un'assenza di visione da parte dell'amministrazione. Non si tratta solo di tagliare l'erba (minimi interventi che neanche quelli vengono eseguiti, molto spesso, con regolarità) ma di una gestione oculata che preveda potature regolari, sostituzione delle essenze morte, controllo delle malattie e una pianificazione delle fioriture stagionali. Questi interventi, seppur apparentemente minori, richiedono una competenza e una continuità che al momento sembrano disattese.

Ci si chiede se l'amministrazione comunale sia consapevole del valore intrinseco di questi piccoli polmoni verdi. Non sono semplici riempitivi urbani, ma elementi fondamentali per la biodiversità, per la regolazione termica, per l'assorbimento delle polveri sottili e per il benessere psicologico dei residenti. Ignorarli significa non comprendere il ruolo cruciale che il verde pubblico minore gioca nella costruzione di una città sostenibile e vivibile.

È tempo che l'amministrazione di Perugia prenda atto di questa evidente lacuna e intervenga con urgenza. Non bastano sporadici interventi "tampone" ma è necessaria una strategia a lungo termine che preveda investimenti concreti nella manutenzione, con particolare attenzione ai piccoli spazi che, pur essendo diffusi e numerosi, sembrano essere i più dimenticati.

I cittadini perugini meritano una città non solo bella da visitare, ma anche piacevole da vivere in ogni suo angolo, dal più grande al più piccolo. La cura dei dettagli, inclusa quella del verde urbano minore, è il primo passo per dimostrare un reale impegno verso la qualità della vita e il rispetto per il patrimonio comune.

Giampiero Tamburi (Coordinatore "Perugia Social City"



IL LAMENTO DEL CIMITERO DI PIEVE DI CAMPO

COSÌ È COME DOVREBBE ESSERE:

La gestione di un cimitero comunale, come quello di Pieve di Campo a Perugia, comporta sia costi che ricavi per l'amministrazione comunale. L'obiettivo è spesso quello di garantire un equilibrio economico-finanziario del servizio.
Ecco cosa ci guadagna (o può guadagnare) il Comune:
1. Proventi dalle concessioni:
- Concessioni di loculi, cellette ossario e aree per tombe di famiglia: Questa è la principale fonte di entrata per i cimiteri. I cittadini pagano una tariffa al Comune per il diritto di utilizzare uno spazio cimiteriale per un determinato periodo di tempo (generalmente 30 o 99 anni per i loculi, anche meno per le cellette ossario). Questo denaro serve a coprire i costi di costruzione e manutenzione delle strutture.
- Diritti di utilizzo del suolo: Anche per le tombe a terra, il Comune incassa una tariffa per l'occupazione del suolo pubblico.
2. Proventi dai servizi cimiteriali:
- Diritti di istruttoria pratiche: Il Comune percepisce una tariffa per la gestione delle pratiche amministrative relative a sepolture, es tumulazioni, esumazioni, cremazioni, ecc.
- Servizi accessori: In alcuni casi, il Comune può fornire direttamente o attraverso concessioni a terzi servizi come l'illuminazione votiva, la pulizia delle tombe, la vendita di fiori, ecc., incassando un corrispettivo.
- Entrate per esumazioni ed es tumulazioni: Quando vengono eseguite queste operazioni, il Comune può applicare delle tariffe.
3. Manutenzione e sviluppo del patrimonio:
- Se la gestione è efficiente e genera un surplus, il Comune può reinvestire questi proventi nella manutenzione ordinaria e straordinaria del cimitero (es. rifacimento viali, giardini, ristrutturazione di cappelle e strutture esistenti) e nella costruzione di nuovi loculi o aree di inumazione per far fronte alla domanda futura.
- Questo garantisce che il cimitero sia sempre in condizioni decorose e funzionali, un servizio essenziale per la comunità.
4. Controllo e Regolamentazione:
- Indipendentemente dai proventi economici, il Comune ha un ruolo fondamentale nel garantire il rispetto delle normative igienico-sanitarie e delle disposizioni di polizia mortuaria. Mantiene il controllo sulla gestione e sullo sviluppo del cimitero, che è un bene pubblico e un luogo di memoria e culto.
Cosa il Comune non "guadagna" nel senso di profitto, ma che è un obiettivo:
- Copertura dei costi: Spesso l'obiettivo primario non è il lucro, ma la copertura dei costi di gestione e investimento del servizio cimiteriale. I cimiteri sono considerati servizi pubblici a domanda individuale, e le tariffe dovrebbero tendere a coprire i costi, inclusi ammortamenti e oneri finanziari.
- Efficienza e decoro: Un cimitero ben gestito contribuisce al decoro urbano e offre un servizio dignitoso alla cittadinanza, aspetto che ha un valore sociale e civico.
In sintesi, il Comune di Perugia, gestendo il cimitero di Pieve di Campo (direttamente o tramite concessione a terzi), trae guadagno dai proventi delle concessioni e dei servizi, che vengono poi utilizzati per coprire i costi di gestione, manutenzione e sviluppo del cimitero stesso, garantendo un servizio essenziale e dignitoso alla comunità.

INVECE COSÌ È LA REALTÀ:

La vera realtà dei fatti, di quel cimitero (manutenzione ecc..), la vedete nelle foto allegate e in più c'è da dire che quest'anno si deve pagare l'energia elettrica, per le lampade votive, con 4 mesi di anticipo rispetto agli anni precedenti che, nella normalità, viene richiesto il loro pagamento alla fine di Novembre (il motivo sarà, forse, perché avranno qualche scadenza da pagare alle ditte che eseguono i lavori delle nuove cappelle e non vogliono anticipare i denari dal bilancio comunale?)!

Giampiero Tamburi (Perugia Social City                                                          (Perugia 22 Giugno 2025)


COME NATURA CREA IL COMUNE CONSERVA!

Ma noi cittadini di Perugia ci siamo mai chiesti il perché le nostre lamentele, a parte ascoltate in rarissime occasioni per le quali bisognerebbe indagarne i veri motivi delle loro soddisfazioni, non hanno mai trovato e non trovano tutt'ora, una adeguata risposta?

Sto parlando per quanto riguarda le denunce della cattiva manutenzione delle varie infrastrutture come, tanto per citarne alcune; la mancata manutenzione dei piccoli spazi verdi con l'erba talmente alta che se un padre, una madre o dei nonni vi perdessero i loro pargoli, sarebbe una impresa titanica il ritrovarli. Oppure come (tutte) le strade della città le quali sono ridotte realmente all'osso, tra buche, dossi o cunette, che si rischia di frantumare il mille pezzi le nostre disgraziate autovetture che hanno la sfortuna di passarvi sopra. O ancora la buona parte dei marciapiedi talmente disconnessi o mancanti che per come sono ridotti, portano disagio a tutti ma maggiormente alle persone con disabilità, perché mancanti di rampe di accesso o, ancor più fastidioso, perché le automobili vi fanno ore di sosta impedendone il passaggio pedonale e raramente (per dirla tutta) non vi è nessuno della Polizia Locale che si vede a elevare la giusta sanzione.

Ben s'intende, senza dirlo, che queste problematiche sussistono solo iniziando dalle immediate zone dopo lo splendido centro storico fino al più remoto quartiere ma mai sopra lo stesso centro storico!

E purtroppo, per mancanza di spazio, mi debbo fermare qui anche se l'elenco è molto più lungo e doloroso!

A loro merito ringraziamo, sicuramente, i nostri sindaci e i nostri amministratori che si sono succeduti nel corso degli anni, i quali sono stati capaci di elevare la cultura della città attraverso incontri mirati alla sua storia, all'arte e ad altri argomenti di valore intellettuale che sono stati messi in atto nel tempo e per i quali l' Associazione "Perugia Social City" applaude a piene mani ma ricordando in ogni momento, agli stessi amministratori comunali, passati e presenti, che la buona amministrazione di una comunità inizia sempre dal soddisfare le più immediate necessità per il pieno benessere della medesima o, quanto meno, ad arrivare al massimo punto possibile...e questo, secondo il parere della nostra Associazione, non sembra che ci siano stati sforzi, ne in questo ne in altri tempi passati, che vadano verso questi obbiettivi.

Giampiero Tamburi (Ass. Perugia Social City)


LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE! (Punto e a capo)

Le strade di Perugia sono un disastro!

Questo tutti lo vedono e non è una novità perché questa sgradevole e pericolosa situazione è da molti anni che è in atto!

Ma quello che sanno in pochi è la storia dell'asfalto di via Jacopone da Todi.

Una strada ridotta ai minimi termini che farebbe arrossire di vergogna la Giunta comunale, ammesso che gli interessasse minimamente e avessero la bontà e la voglia di venire a vederla personalmente.

Diceva una mia vecchia professoressa dell'Istituto dove frequentavo le lezioni della mia gioventù; "Ragazzi, non potete pretendere strade come il piano di un biliardo!".

Aveva pienamente ragione ma, c'è una notevole differenza "tra una pioggia regolare e il diluvio universale!" perché, nella via suddetta, è proprio questo che sta succedendo al disgraziato asfalto che non viene rinnovato fin dagli anni '60!

Che ne dite? Sarebbe il caso che la nostra amata Sindaca (o chi per essa) ci farebbe un pensierino sopra?

L'amministrazione uscente già da 2 anni aveva promesso di sistemarla. Addirittura aveva messo anche dei nastri di divieto di sosta per inizio lavori ma poi, visto che in Comune si sentiva odore del cambio di amministrazione, o vuoi per chissà quale altro motivo, tutto è finito a "tarallucci e vino".

Ma ora, vista l'impellente necessità di procedere ad una nuova asfaltatura, cosa dovrebbero fare i residenti per essere ascoltati e soddisfatti nella loro esigenza?

Portare la strada a palazzo comunale non si può e allora scacco matto? No di sicuro!

Forse presentare una petizione, con le firme di tutti i cittadini residenti, per una richiesta di intervento? Buona idea! Se le suppliche dei cittadini trovano una resistenza spietata da chi, da questo orecchio non sente, attrezziamoci per questo e facciamone molta pubblicità sui giornali!

Giampiero Tamburi (Coordinatore Perugia Social City)


L'INFINITO SOTTO IL CIELO DI PERUGIA

Cosa c'è di più infinito a Perugia che la situazione del grave problema della zona di Fontivegge? Credo nulla!

Giustamente le opposizioni di oggi, che erano la maggioranza di ieri, protestano a voce piena, contro la maggioranza di oggi che era l'opposizione di ieri, per la brutta situazione di criminalità che insiste e persiste in quel quartiere della città. E fanno bene!

Come facevano bene a protestare, quelli della maggioranza di oggi quando erano l'opposizione contro la maggioranza di ieri !

Tutto regolare: è il gioco delle parti!

A pensarci bene, tutto questo, mi ricorda quando, da ragazzetto, giocavo a ping-pong nell'Oratorio dei Salesiani in Corso Garibaldi; solamente che allora era un gioco, tra due giocatori, con le racchette e la pallina sul tavolo diviso da una rete mentre, oggi, questo "ping-pong" si gioca sulla pelle dei cittadini di Perugia e sopratutto, su quella dei residenti,

Ora, come ultimo muro di contrasto a questa pericolosa situazione del quartiere, hanno decretato Fontivegge come "Zona Rossa".

Per quattro mesi, a partire de Giugno, divieti e controlli rafforzati per garantire maggior sicurezza!

Dicono che queste azioni sono parte di una strategia più ampia di rigenerazione sociale, culturale ed economica del quartiere.

Cose grosse dunque (!).
Speriamo che questa "ennesima" trovata sia risolutiva per togliere il colore "Rosso" dal quartiere!
Sinceramente ho i miei dubbi che ciò sia risolutivo per la questione della sicurezza in ballo ma, al contrario di come si dice, provar non nuoce, se non si riuscisse a risolvere la questione, ai cittadini nuocerebbe; ed anche parecchio!

Giampiero Tamburi (Coordinatore di "Perugia Social City")



PERUGIA E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI.

(c'è qualcosa che non torna!)

La TARI? A Perugia è come l'erba dei piccoli parchi: ogni anno cresce e non viene mai tagliata!

E il servizio raccolta rifiuti?

Sempre più scarso ed inefficiente!

Può capitare di vedere contenitori dedicati, colmi a tal punto che non si possono serrare con le apposite chiavi. Ma perché?

È naturale se i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 10 in tutta la città!

È naturale se i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 100 in tutta la città!

È naturale si i contenitori colmi (per qualche giorno) sono 1000 in tutta la città!

Ma, se questi contenitori, in tutta la città, per molti giorni sono stracolmi c'è qualcosa di fondo che non funziona!

Le possibilità, di questa incresciosa situazione sono due; o i contenitori dei vari utenti sono insufficienti alle loro necessità o la raccolta per lo svuotamento è gestita male o viene fatta ad intervalli troppo dilatati.

Comunque sia, noi cittadini, siamo sempre pronti a giustificare e perdonare la nostra amministrazione, se siamo dalla parte politica di chi ci governa, altrimenti pronti a criticare (giustamente o ingiustamente) il loro operato.

Ma quando la misura è colma allora facciamo delle task force per cambiare le situazioni! Ma con quale risultato? Staremo a vedere!

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


QUELLI DEL COMUNE DALLA DURA CERVICE!

Se hai tempo e ti metti a cercare delle situazioni simili nel comune di Perugia, tra strade e parcheggi, ne trovi una infinità in quello stato ma, oggi, parliamo del parcheggio del cimitero di Pieve di Campo!

Quel piazzale, antistante e di servizio a quel cimitero, è un esempio lampante di come il nostro comune si comporta quando sarebbe invece opportuno e intelligente asfaltare in toto gli spazi e le strade che gli competono.

Sono anni su anni che fanno lo stesso errore ed ancora non si rendono conto che sbagliando e sbagliando, riescono a bruciare i soldi dei contribuenti senza un utile scopo.

Perché? Presto detto!

Dove sarebbe necessario asfaltare ex novo tutto il piazzale del parcheggio, già da tempo immemorabile, chiudono, con qualche centimetro di bitume, le antiche (nonché numerose) buche di cui è ben fornito il medesimo (come si vede bene dalle foto).

Le quali, naturalmente, non fanno che ritornare al loro stato naturale (di buche) dopo pochissimo tempo che si è speso tempo e denaro, per far finta di ripararle.

Non c'è altro da dire; fuorché constatare l'evidenza del fatto che se insistono a intervenire in questo assurdo modo (e lo fanno in qualsiasi parte del territorio comunale), siamo sempre "daccapo a quindici" ed i cittadini, o chi vi transita che siano tali o no, si troveranno sempre nella necessità di prestare attenzione non tanto al traffico quanto ad essere impegnati in uno "slalom speciale" per dribblare le medesime, onde evitare danni alla propria auto che, naturalmente, il comune sarà sempre pronto a non pagare i danni eventuali!

Giampiero Tamburi (Perugia Social City) 


E LA DIGNITÀ DEI CITTADINI?

La dignità dei cittadini si tutela anche tagliando l'erba nei parchi al momento opportuno.

Il rispetto per gli spazi pubblici e la loro manutenzione è fondamentale per preservare la dignità e il benessere della comunità. Tagliare l'erba anche nei piccoli parchi al momento giusto non è solo una questione di estetica, ma anche di sicurezza e salubrità, permettendo a tutti di godere di aree verdi curate. È un gesto che valorizza il territorio e dimostra attenzione ai bisogni dei cittadini. Credo che siano questi piccoli gesti quotidiani che costruiscono un ambiente piacevole per tutti e che fanno stimare la propria amministrazione comunale per come porta avanti il suo lavoro.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


L'ennesimo episodio di criminalità a Fontivegge!

Sotto questo aspetto, Perugia, è davvero inquietante.

Secondo le notizie riportate sui giornali (31 Marzo), una lite tra due uomini, un peruviano e un ecuadoriano, è degenerata in violenza, con l'uso di un machete. Il peruviano ha riportato una ferita al volto, mentre l'ecuadoriano è stato disarmato e denunciato. Questo evento si inserisce in un contesto di tensioni crescenti nella zona, già, come chi abita a Perugia conosce benissimo, segnalata per episodi di degrado, insicurezza e criminalità più o meno gravi.

Questi fatti sollevano domande importanti sulla sicurezza pubblica e sulla necessità di interventi più incisivi per prevenire simili episodi.

Non credo che si possa parlare di una "condanna divina." La criminalità a Fontivegge, come in altre aree urbane, è spesso il risultato di fattori complessi: disuguaglianze sociali, mancanza di opportunità, e talvolta una gestione inefficace delle risorse pubbliche. Piuttosto che una maledizione, è una sfida che richiede soluzioni concrete e collaborative.

Da come questi incresciosi episodi si protraggono nel tempo e di come, i vari sindaci che sono passati da parecchi anni a questa parte, non siano stati capaci di migliorare il suo stato, anche se i medesimi si sono impegnati in tal senso mettendoci la loro faccia, sembra quasi che si possa parlare di una "condanna divina." ma la realtà della criminalità a Fontivegge, come in altre aree urbane, sappiamo benissimo che è il risultato di fattori complessi: disuguaglianze sociali, mancanza di opportunità, e talvolta una gestione inefficace delle risorse pubbliche. Piuttosto che una maledizione è, sostanzialmente, una sfida che richiede soluzioni concrete e collaborative.

Ed allora, i nostri politici comunali, cercassero altre strade da percorrere in tal senso magari, se ci riescono, lasciando da parte le proprie posizioni politiche di partito o critiche, non costruttive, alle loro opposizioni e forse, con questi presupposti, riusciranno a dare concrete soluzioni al problema.

Giampiero Tamburi (Perugia Social City)


Perugia È!

Una buona amministrazione comunale si fonda sulla capacità di rispondere in modo efficace e tempestivo ai bisogni immediati dei cittadini. Questo approccio implica una serie di azioni e principi chiave:
Ascolto attivo:
L'amministrazione deve essere costantemente in contatto con la comunità, attraverso incontri pubblici, sondaggi, e canali di comunicazione aperti, per comprendere le esigenze e le preoccupazioni dei cittadini.
Priorità ai servizi essenziali:
Garantire l'efficienza e l'accessibilità dei servizi fondamentali, come la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade, l'illuminazione pubblica, e l'assistenza sociale.
Rapidità di intervento:
Rispondere prontamente alle emergenze e ai problemi segnalati dai cittadini, dimostrando reattività e capacità di risoluzione.
Trasparenza e comunicazione:
Informare i cittadini sulle attività dell'amministrazione, sulle decisioni prese, e sulle risorse disponibili, promuovendo la partecipazione e la fiducia.
Collaborazione con la comunità:
Coinvolgere i cittadini e le associazioni locali nella pianificazione e nell'attuazione di progetti e iniziative, valorizzando le competenze e le risorse del territorio.
Sostenibilità:
Le amministrazioni devono anche tenere conto delle necessità future, quindi devono pianificare la sostenibilità dei servizi.
In sintesi, una buona amministrazione comunale si impegna a costruire un rapporto di fiducia con i cittadini, basato sull'ascolto, sulla trasparenza, e sulla capacità di rispondere in modo concreto alle loro esigenze.

Giampiero Tamburi (Creator digitale)


VIA JACOPONE DA TODI? L'ULTIMA VIA DELLA CITTÀ!

Alla cortese (ma forse anche doverosa) attenzione della Signora Vittoria Ferdinandi, Sindaco si Perugia.

Nelle foto a corredo è evidenziato lo stato pietoso in cui versa l'asfalto di via Jacopone da Todi.

Una via che sembra dimenticata dalle Amministrazioni del nostro Comune.

Perché dimenticata? Presto detto!

L'asfalto che vide la luce, per la prima volta in quella via, risale, addirittura, al 1963 e da allora si sono solo visti interventi con una quantità di asfalto davvero ridicola e solo nelle "voragini" che il tempo ci regalava (e ci regala) o solamente nel caso che furono effettuati lavori, tipo tubazioni per il gas ecc…

Poi, finalmente, a Febbraio dell'anno scorso (2024), l'Amministrazione Romizi, promise una totale asfaltatura ma solamente della fine della strada (la più disastrata da come si vede nelle foto): in effetti gli ultimi cento metri.

Addirittura mettendo cartelli di divieto di sosta dove dovevano essere effettuati i lavori.

Ho detto "dovevano" perché, naturalmente, tutto venne dimenticato. Dimenticato forse perché erano tempi di rinnovo del primo cittadino e per altro non c'era tempo (!) e i poveri residenti non videro il ben che minimo realizzo e tutto restò tale e quale!

Per ciò; fermo restando la "dimenticanza" dell'Amministrazione passata, i suddetti cittadini residenti si chiedono se anche la nuova Amministrazione resta nelle posizioni della vecchia o se, volesse il caso, facendoci mente locale, un pensierino provvedendo alla sua sistemazione (magari quanto prima)!

Giampiero Tamburi (Creator digitale)