"La Goitéta"

La verità dietro l'angolo.


In dialetto perugino la 'goitéta' è una curva a gomito. In questa rubrica è il punto in cui la propaganda si ferma e inizia la realtà.
Cosa intendiamo fare? Un'analisi precisa dei fatti.
Perché? Perché spesso la verità si nasconde proprio dove la cronaca decide di svoltare.
L'obiettivo? Leggere tra le righe, senza sconti per nessuno.


Perugia e il Progetto PARKS:

Verde Condiviso o "Fai-da-te" Municipale?

L'avvio del progetto PARKS, a cui Perugia partecipa insieme ad altre sei città europee, (leggi qui) rappresenta un punto di svolta nella narrazione amministrativa della città: il passaggio dal concetto di verde come semplice "ornamento" a quello di "infrastruttura sociale" gestita in modo condiviso.
Tuttavia, leggendo tra le righe, tra i proclami istituzionali e la realtà percepita dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste, esiste uno scarto significativo.

Vogliamo analizzare gli eventuali "pro" e "contro" sulla verità di questa condivisione, focalizzata esclusivamente sui benefici reali (o mancati) per il verde pubblico di Perugia?
I Pro: Un valore aggiunto della condivisione.
Il progetto PARKS mira a superare il modello in cui il Comune è l'unico attore (spesso in difficoltà finanziaria) della manutenzione.
Il beneficio principale non è solo agronomico, ma sociale. Un parco "adottato" da associazioni o cittadini è un parco più vissuto e meno soggetto a vandalismo. La condivisione trasforma le aree verdi in luoghi di socializzazione, riducendo l'abbandono.
La partecipazione permette, in oltre, una segnalazione più rapida di criticità (alberi malati, arredi rotti, perdite idriche) che spesso sfuggono alla manutenzione ordinaria comunale, sempre più esternalizzata a cooperative con calendari rigidi.
Progetti come questo (e il precedente Life Clivut) puntano a piantare specie più adatte al cambiamento climatico. Coinvolgere la cittadinanza significa anche educare al rispetto della biodiversità urbana, evitando che i parchi siano visti solo come "prati da tagliare".
I Contro: Le ombre della gestione partecipata.
Nonostante le buone intenzioni, a Perugia il dibattito è acceso e le critiche non mancano.
La critica più frequente riguarda l'uso di patti di collaborazione che potrebbero mascherare il disimpegno del Comune. Se la cura del verde viene delegata ai privati o alle associazioni per risparmiare, il rischio è che solo i quartieri "attivi" e benestanti abbiano parchi curati, creando una città a due velocità.
Spesso la "condivisione" si limita all'organizzazione di eventi o alla pulizia superficiale. Il verde pubblico di Perugia, però, necessita di interventi strutturali pesanti (potature specializzate, cura delle alberature storiche, rigenerazione del suolo) che non possono essere affidati a volontari non esperti. Il rischio è che la partecipazione diventi un "palliativo" mentre il patrimonio arboreo continua a invecchiare senza una regia professionale.
Associazioni come Coscienza Verde hanno spesso evidenziato una discrepanza tra gli alberi abbattuti (per sicurezza o per interventi urbanistici) e quelli effettivamente ripiantati. La "gestione condivisa" rischia di essere un'operazione di sola comunicazione se non è supportata da un Bilancio del Verde trasparente e da un reale potere decisionale dei cittadini (la Consulta del Verde è stata spesso criticata per essere poco operativa o meramente consultiva).
In conclusione: Beneficio reale o facciata?
La verità sta nel mezzo. Se il progetto PARKS riuscirà a fornire strumenti digitali e risorse reali ai cittadini per partecipare alle scelte (e non solo per raccogliere rifiuti), il beneficio per il verde di Perugia sarà immenso.
Se invece la condivisione rimarrà confinata a piccoli orti urbani o adozioni di aiuole, mentre le grandi aree verdi della città continuano a soffrire per la carenza di fondi e per manutenzioni aggressive (come le tanto discusse capitozzature o i tagli dei pini), allora il progetto resterà un'interessante esercizio teorico europeo con scarse ricadute sul benessere reale dell'ecosistema urbano perugino.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


LA NUOVA RACCOLTA RIFIUTI PER ALCUNE FRAZIONI.

L'analisi del progetto di riorganizzazione della raccolta rifiuti a Castel del Piano e San Sisto (Perugia) (leggi qui) evidenzia un passaggio decisivo verso il modello di gestione "porta a porta" integrale, superando il sistema dei grandi contenitori stradali.
Possiamo su questo progetto, leggendo tra le righe, fare un'analisi critica dei pro e dei contro di questa tipologia di raccolta, basata sulle specificità del medesimo e sulle esperienze consolidate in contesti urbani simili.
I PRO? Eccoli!
Il sistema "Tris" (secco, carta, plastica/metalli) unito al porta a porta dell'organico permette di intercettare frazioni di rifiuto molto più pure. Rimuovendo i cassonetti stradali, si elimina l'anonimato che spesso favorisce conferimenti errati o il "lancio del sacchetto" indiscriminato.
L'introduzione della tracciabilità RFID sui singoli contenitori è il presupposto tecnologico necessario per la "tariffazione puntuale": in futuro, i cittadini pagheranno in base a quanto rifiuto indifferenziato effettivamente producono, incentivando comportamenti virtuosi.
La rimozione dei grandi cassonetti da 2.400 litri elimina i punti critici di degrado dove spesso si accumulano rifiuti ingombranti o sacchetti abbandonati all'esterno, restituendo spazio ai marciapiedi e ai parcheggi.
Avere i contenitori associati alla propria utenza spinge il cittadino a una maggiore attenzione, riducendo la produzione di indifferenziato a favore del recupero.
I CONTRO? Eccoli!
San Sisto e Castel del Piano sono zone ad alta densità abitativa con molti condomini. La gestione di numerosi mastelli o carrellati all'interno di cortili o aree comuni può essere problematica per la mancanza di spazio fisico, creando potenziali tensioni tra vicini o problemi di decoro all'interno delle proprietà private.
L'introduzione del porta a porta per l'organico (con frequenza bisettimanale) richiede un rigore estremo da parte dell'utente. In estate, la permanenza dei rifiuti organici in contenitori privati può causare cattivi odori, specialmente se i contenitori non vengono lavati regolarmente dai residenti.
Finché il sistema non sarà totalmente uniforme su tutto il territorio comunale e limitrofo, esiste il rischio che alcuni utenti "migrino" con i propri sacchetti verso zone dove sono ancora presenti cassonetti stradali (nelle aree non ancora toccate dal progetto) o nei comuni confinanti.
Il sistema richiede che l'utente esponga i contenitori in giorni e orari precisi. Questo può rappresentare un onere significativo per persone anziane, disabili o per chi ha orari di lavoro rigidi e non dispone di spazi protetti dove lasciare i contenitori.
Aumento dei Costi Operativi Iniziali:
Il porta a porta è intrinsecamente più costoso in termini di personale e mezzi rispetto alla raccolta stradale meccanizzata. Sebbene il recupero di materiali nobili (carta, plastica) porti introiti, il bilancio economico nel breve termine potrebbe risentirne, riflettendosi potenzialmente sulla bolletta se non compensato da un'altissima efficienza.
Considerazioni Finali.
Il progetto per Castel del Piano e San Sisto rappresenta un'evoluzione necessaria per raggiungere l'obiettivo regionale del 75% di differenziata. La sfida principale per il comune di Perugia non sarà tanto tecnica, quanto comunicativa e logistica: l'efficacia del sistema dipenderà dalla capacità di gestire i casi limite (condomini senza spazi) e dalla puntualità dei ritiri, fondamentale per mantenere la fiducia dei cittadini in un sistema che chiede loro un impegno quotidiano molto più gravoso rispetto al passato.

Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")


Ponte san Giovanni: da periferia a città?

L'articolo di Urbanpromo (leggi qui) a cui fai riferimento (relativo al progetto "Ponte San Giovanni da periferia a città") descrive un reale e ambizioso piano di rigenerazione urbana del Comune di Perugia, finanziato attraverso il bando nazionale PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell'Abitare) e integrato nel PNRR.
Tuttavia, bisogna ,leggendo tra le righe, fare una distinzione netta tra la "verità" urbanistica e la "suggestione" politica o giornalistica:
La "verità" del progetto Urbanpromo.
Il progetto non ha lo scopo di rendere Ponte San Giovanni un comune autonomo. Il titolo "da periferia a città" è un'espressione urbanistica: si riferisce alla volontà di dotare il quartiere di servizi, piazze, spazi sociali e infrastrutture (come, per esempio, il miglioramento dei collegamenti) affinché non sia più solo un "dormitorio" o una periferia degradata, ma un centro urbano autosufficiente e di qualità.
In sintesi: si parla di "città" in senso funzionale e architettonico, non istituzionale.
L'autonomia.
L'autonomia spesso ospita riflessioni, provocazioni o amarcord sulla vita del quartiere. Il tema di Ponte San Giovanni come comune autonomo è un "tormentone" storico che riaffiora periodicamente da decenni.
Perché se ne parla? Con oltre 20.000 abitanti, Ponte San Giovanni è più popoloso di molti comuni umbri (come Corciano o Bastia Umbra). Molti residenti avvertono un distacco dal centro storico di Perugia e ritengono che le tasse pagate non tornino indietro in termini di servizi proporzionati.
È possibile che diventi un comune? Tecnicamente sì, la legge italiana prevede l'istituzione di nuovi comuni tramite leggi regionali e referendum. Tuttavia, non c'è alcun iter formale in corso né il progetto di Urbanpromo mira a questo. Al contrario, il Comune di Perugia sta investendo massicciamente nell'area proprio per "ricucirla" al tessuto cittadino, non per separarsene.
In conclusione.
L'articolo è vero per quanto riguarda i lavori e i fondi stanziati, ma il riferimento al diventare "comune" è probabilmente una riflessione indotta dai residenti per stimolare il dibattito sull'identità e l'importanza del quartiere. Al momento, Ponte San Giovanni resta (e il progetto punta a consolidarlo come tale) il cuore pulsante e produttivo del Comune di Perugia.

Giampiero Tamburi (coordinatore dei gruppo infirmale "Perugia Social City")


In via dei Filosofi? Un intervento giusto ma localizzato a fronte di un'emergenza urbana che riguarda l'intera città di Perugia.

Via dei Filosofi: un "ok" che sa di parzialità. Perché solo qui, se tutta Perugia ha le stesse necessità?
L'annuncio del via libera al rifacimento della segnaletica e alla valutazione dei marciapiedi in via dei Filosofi (leggi qui) viene presentato come una vittoria dell'efficienza amministrativa, approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale. Tuttavia, leggendo tra le righe di questo provvedimento, emerge una realtà meno rassicurante: quella di una politica degli "interventi a macchia di leopardo" che sembra ignorare la scala del degrado urbano perugino.
Il "caso" via dei Filosofi: un'eccezione o un privilegio?
L'ordine del giorno approvato parla di "accessibilità limitata", "sicurezza ridotta" e "rischio incidenti". Parole sacrosante, se non fosse che descrivono perfettamente lo stato di decine di altre arterie cittadine. Da via Settevalli a via dei Loggi, dalle periferie storiche alle zone industriali, il deterioramento dei marciapiedi e la segnaletica sbiadita sono la regola, non l'eccezione.
Viene allora da chiedersi: perché via dei Filosofi riceve oggi questa attenzione dedicata? Qual è il criterio che eleva una via a priorità assoluta mentre il resto della città attende un piano organico? La parzialità dell'intervento suggerisce che la gestione della manutenzione a Perugia continui a procedere per "impulsi" o per la pressione di specifiche mozioni politiche, anziché seguire una programmazione basata sul reale stato di necessità di tutto il territorio comunale.
L'insidia della "valutazione": fatti o annunci?
L'articolo specifica che per i marciapiedi si procederà a una "valutazione complessiva dello stato". Tradotto dal linguaggio burocratico, questo significa che mentre per la segnaletica si interverrà (forse) a breve, per i marciapiedi siamo ancora alla fase dello studio. È la classica strategia del "prendere tempo": si dà un titolo rassicurante ai giornali, ma non si stanziano ancora i fondi necessari per risolvere il problema strutturale.
Come giustamente sottolineato dalla minoranza nel testo, il rischio è che questo ordine del giorno rimanga l'ennesimo annuncio senza una reale copertura economica o una tempistica certa. Se ogni via di Perugia dovesse attendere un proprio ordine del giorno dedicato e una successiva fase di "valutazione", la città rischierebbe di cambiare aspetto prima di vedere un cantiere.
La necessità di un Piano Globale.
La maggioranza rivendica una "pianificazione ad ampio raggio", ma la cronaca quotidiana dei residenti racconta un'altra storia. Un intervento "globale" non significa rifare tutto in un giorno, ma avere una graduatoria pubblica del degrado, dove i cittadini sanno che la loro strada verrà sistemata secondo criteri di urgenza oggettiva, e non perché è stata oggetto di un dibattito in Consiglio.
Intervenire su via dei Filosofi senza un contestuale piano per i rimanenti quartieri che versano nelle medesime (se non peggiori) condizioni, non fa altro che alimentare un senso di ingiustizia tra i cittadini. Perugia non è fatta di una sola via; la sicurezza stradale e l'abbattimento delle barriere architettoniche devono essere un diritto universale di ogni residente, non il risultato di una mozione fortunata.
In conclusione, se da un lato non si può che accogliere con favore ogni metro di marciapiede messo in sicurezza, dall'altro non si può tacere sulla frammentarietà di queste scelte. Senza un intervento strutturale e globale, via dei Filosofi rimarrà solo una piccola isola di (forse) nuovo aspetto in un mare di segnaletica invisibile e percorsi pedonali impraticabili.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


"Partecipa Perugia" e "Le case della partecipazione".

Tra il dire e il fare c'è di mezzo..la politica!

Analizzare "tra le righe" un comunicato istituzionale richiede di separare l'entusiasmo della narrazione politica dall'applicabilità pratica e dai rischi strutturali.

Sebbene l'articolo in questione (leggi qui) ,risalente a maggio 2025, presenti il progetto come una svolta democratica, una disanima obiettiva mette in luce luci e ombre di questo approccio.
Un'analisi critica dei pro e dei contro sottesi al progetto "Partecipa Perugia"? Eccola!
Disanima critica sulle "Le Case della Partecipazione" tra Utopia e Realtà.
I punti di forza.
Il pregio maggiore è il tentativo di scardinare la politica dei social media. Riportare le persone in stanze fisiche (CVA, hub di comunità) costringe al dialogo civile e alla mediazione, elementi che l'algoritmo digitale ha eroso. È un investimento nel "capitale sociale" della città.
Il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Politiche suggerisce che non si tratti di semplici "chiacchiere da bar". L'uso di metodologie strutturate (come i gruppi crescenti) e il monitoraggio dei risultati servono a dare rigore e continuità, evitando che il progetto svanisca dopo i primi mesi di entusiasmo.
Il riconoscimento del policentrismo: Perugia è una città complessa e frammentata. Leggere che si vogliono dare "pari dignità e attenzione" a ogni quartiere è un riconoscimento necessario di un limite storico della politica perugina, spesso troppo concentrata sul centro storico a discapito delle periferie-dormitorio.
L'Amministrazione condivisa come norma: L'obiettivo di modificare i regolamenti comunali è lungimirante. Se la partecipazione diventa "norma", smette di essere una concessione della giunta di turno e diventa un diritto acquisito del cittadino.
Le criticità e i rischi.
Tra le righe si legge l'appello a essere "antenne e moltiplicatori". Il rischio concreto è che a partecipare siano sempre e solo i cittadini già attivi, i "professionisti della partecipazione" o le fazioni più vicine all'area politica della giunta. Il pericolo è creare una"camera dell'eco" che esclude la maggioranza silenziosa o chi è realmente disilluso.
Il percorso è articolato in otto azioni strategiche e dura tre anni. In un mondo che corre veloce, esiste il rischio reale che i tempi della co-progettazione siano troppo lunghi rispetto all'urgenza dei problemi (strade, sicurezza, rifiuti). Il cittadino potrebbe percepire queste fasi come "perdite di tempo" burocratiche.
L'articolo parla di "rappresentanti volontari scelti dai quartieri". Affidare la democrazia partecipativa al volontariato è un'arma a doppio taglio: senza risorse o potere decisionale reale, il rischio di una sindrome da stress dei cittadini è altissimo. Se il parere delle Case non sarà vincolante, la frustrazione supererà il senso di appartenenza.
Cosa succede se la "progettazione condivisa" dei cittadini si scontra con i vincoli tecnici o di bilancio del Comune? L'articolo non chiarisce come verranno gestite le aspettative deluse. Il rischio è generare un senso di "falsa democrazia" se, alla fine, le decisioni rimangono puramente in capo alla giunta.
Rileggendo l'articolo oggi, ci si deve chiedere quanto di quel "sogno collettivo" si sia trasformato in infrastruttura reale e quanto sia rimasto slogan elettorale. La "meravigliosa fatica" citata dalla Sindaca rischia di diventare solo "fatica" se non supportata da investimenti economici concreti oltre che metodologici.
Conclusione
Il progetto "Partecipa Perugia" emerge come un ambizioso esperimento di ingegneria sociale. Il successo o il fallimento, "leggendo tra le righe", non si misura dal numero di partecipanti al primo incontro, ma dalla capacità dell'amministrazione di cedere realmente quote di potere decisionale ai territori, accettando anche il dissenso che la democrazia dal basso inevitabilmente produce.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Le buche nobili e le buche plebee delle strade di Perugia.

Leggiamo "tra le righe" delle recenti deliberazioni del Comune di Perugia (in particolare la DGC del 17 dicembre 2025 e le variazioni di bilancio collegate al DUP 2026-2028 -leggi qui-). Si nota una strategia politica e finanziaria molto precisa, che va oltre i semplici annunci dei "4 milioni per le strade".
Ecco l'analisi di ciò che emerge dai documenti tecnici e dai flussi di cassa:
Il gioco dei "Residui" e l'Unificazione dei Progetti.
Nelle pieghe della delibera di dicembre 2025, si nota che lo stanziamento di 3,7 milioni di euro non è composto interamente da "nuove risorse" fresche di bilancio.
Cosa c'è scritto? Il Comune ha accorpato il progetto di via dei Loggi (1,2 milioni) con un "residuo 2025" di 2,5 milioni.
Tra le righe: Questo significa che una parte consistente dei fondi era già stanziata ma non spesa o rimasta "incagliata" in passate programmazioni. L'amministrazione Ferdinandi sta facendo un'operazione di pulizia e accelerazione: recupera somme dormienti per iniettarle subito in cantieri visibili, evitando che i fondi vadano in avanzo vincolato (e quindi diventino più difficili da usare).
La "Scommessa" della Qualità contro il "Debito Manutentivo"
L'assessore Zuccherini parla spesso di "interventi strutturali".
La verità tecnica? Per una città come Perugia, 3,7 milioni l'anno coprono circa 15-20 km di strade in modo serio (rifacimento profondo). Perugia ha oltre 1.000 km di rete viaria!
Tra le righe: La giunta ha ammesso implicitamente che non può aggiustare tutto. La scelta politica è quella di "sacrificare" le strade secondarie e le frazioni minori (che continueranno a ricevere solo piccoli interventi d'urgenza) per concentrare la potenza di fuoco sulle grandi arterie (via Cortonese, via XX Settembre, via dei Loggi). È una scelta di visibilità e sicurezza sui grandi flussi, a discapito della capillarità.
E l'ombra del Minimetrò sul Bilancio Strade?
Tra le righe delle discussioni in Commissione Bilancio (dicembre 2025) è emerso un dato critico: la manutenzione straordinaria del Minimetrò richiederà 11 milioni nel 2026 e 11,5 milioni nel 2027.
Poiché queste somme per il Minimetrò non erano state accantonate negli anni passati, il bilancio comunale è sotto forte stress.
E l'effetto sulle strade di questa situazione?

Nonostante i 24 milioni "recuperati" dalla rinegoziazione dei mutui, la necessità di coprire i costi fissi del trasporto pubblico limita la possibilità di aumentare ulteriormente il budget per l'asfalto. La "verità" è che il piano strade attuale è il massimo sforzo possibile, ma resta insufficiente rispetto al degrado accumulato nell'ultimo decennio.
Una strategia comprensibile: L'uso delle "Imprese Locali" come ammortizzatore sociale.
Dall'ultima gara (Piano 2024), chiusa a fine 2025, sono risultate vincitrici 4 ditte umbre.
Il Comune sta frammentando i lavori in lotti non solo per velocità, ma per permettere alle medie imprese del territorio di partecipare (gare troppo grandi attirerebbero solo colossi nazionali).
Tra le righe: Questo crea un "circolo virtuoso" politico-economico: i soldi delle tasse dei perugini tornano alle aziende locali, garantendo un consenso più solido rispetto all'efficienza pura di un unico grande appalto nazionale.
Sintesi della "Verità"!
L'amministrazione sta operando un "pronto soccorso d'eccellenza":
Concentra i soldi dove passano più auto per massimizzare la percezione di miglioramento.
Usa l'inversione procedimentale per aprire i cantieri in tempi record (entro la primavera 2026).
Nasconde la carenza strutturale di fondi (dovuta ai costi del Minimetrò e ai tagli provinciali) dietro un'efficace comunicazione sui "milioni recuperati".

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")​


Il verde pubblico visto dalla politica comunale.

L'articolo pubblicato su Perugia Comunica (qui) presenta un'analisi degli interventi dell'amministrazione Ferdinandi sul verde pubblico. Pur essendo un comunicato istituzionale dai toni positivi, una lettura "tra le righe" permette di far emergere alcune tensioni politiche, criticità gestionali e scelte strategiche che meritano una riflessione critica.
Ecco alcune considerazioni su ciò che si legge "tra le righe":
La rottura politica con il passato.
L'uso di espressioni come "cambio di passo" e la dichiarazione dell'assessore Grohmann ("prenderci cura delle alberature come non era mai stato fatto in passato") sono un attacco diretto alla precedente gestione (giunta Romizi).
Critica implicita: Si suggerisce che per anni il verde sia stato gestito in modo emergenziale, poco scientifico o semplicemente trascurato. L'enfasi sulla "cura" serve a legittimare l'attuale amministrazione come "tecnica" e "competente" rispetto a una presunta approssimazione precedente.
Il conflitto tra Alberi e Infrastrutture (Illuminazione).
Un punto centrale dell'articolo riguarda lo stanziamento di 180.000 € per risolvere le "interferenze" tra alberi e illuminazione pubblica.
Lettura critica: Qui emerge una visione utilitaristica dell'albero. Se da un lato si parla di "esseri viventi", dall'altro l'albero viene descritto quasi come un ostacolo fisico alla sicurezza stradale (le "ombre portate" sui passaggi pedonali). Il rischio è che, sotto la bandiera della sicurezza, si proceda a potature drastiche per dare spazio ai lampioni, subordinando la salute della pianta alla funzionalità dell'infrastruttura elettrica.
La "Sicurezza" come scudo per le potature.
L'articolo insiste molto sul concetto di sicurezza legata agli "eventi meteorologici estremi".
Considerazione: In un periodo di forte sensibilità ambientale, le amministrazioni sanno che abbattere o potare pesantemente gli alberi attira critiche feroci dai cittadini. Giustificare gli interventi con la "sicurezza" e le "indagini strumentali" di professionisti serve a costruire uno scudo tecnico preventivo contro eventuali proteste degli ambientalisti. Si dice, in sostanza: "Lo facciamo per la vostra incolumità, ce lo dicono i tecnici".
La gestione basata sulle "Segnalazioni".
La sindaca Ferdinandi menziona le "tantissime segnalazioni" dei cittadini che chiedevano interventi attesi da tempo.
Critica implicita: Questo rivela che l'agenda della manutenzione è ancora fortemente influenzata dalla pressione popolare e dal "pronto intervento" segnalato dall'utente, più che da un piano pluriennale di monitoraggio costante e invisibile. Il rischio è una gestione del verde "a macchia di leopardo", dettata da chi protesta più forte.
L'adeguatezza delle risorse.
Viene sbandierato un investimento di circa 430.000 euro.
Riflessione economica: Per una città delle dimensioni di Perugia, con un patrimonio arboreo vasto e complesso, mezzo milione di euro è una cifra significativa ma probabilmente ancora insufficiente per una vera manutenzione "sistemica" e capillare di tutto il territorio (dalle periferie alle aree interne). L'enfasi sulla cifra serve a dare un'idea di imponenza a un intervento che, nella realtà operativa di un ufficio verde, potrebbe coprire solo le criticità più urgenti.
L'uso del linguaggio "Ecosistemico".
Si parla di "servizi ecosistemici" e "benessere".
Osservazione: È l'adozione di un nuovo glossario politico-ambientale. Tuttavia, nell'articolo questi termini rimangono sullo sfondo rispetto alla "sicurezza" e al "decoro". La sfida "tra le righe" è capire se l'amministrazione vede l'albero come un alleato contro il cambiamento climatico (isole di calore, assorbimento CO2) o semplicemente come un elemento d'arredo che non deve creare problemi ai lampioni e alle macchine parcheggiate.
In sintesi.
L'articolo tenta di narrare una nuova era di competenza e cura, ma tradisce la difficoltà cronica di conciliare la natura viva (gli alberi) con una città pensata per le auto e l'illuminazione artificiale. La vera prova della "cura" promessa non sarà nel numero di potature effettuate, ma nella capacità di far sopravvivere le piante in salute senza mutilarle in nome della visibilità stradale.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")