"La Goitéta"

La verità dietro l'angolo.


In dialetto perugino la 'goitéta' è una curva a gomito. In questa rubrica è il punto in cui la propaganda si ferma e inizia la realtà.
Cosa intendiamo fare? Un'analisi precisa dei fatti.
Perché? Perché spesso la verità si nasconde proprio dove la cronaca decide di svoltare.
L'obiettivo? Leggere tra le righe, senza sconti per nessuno.


"Partecipa Perugia" e "Le case della partecipazione".

Tra il dire e il fare c'è di mezzo..la politica!

Analizzare "tra le righe" un comunicato istituzionale richiede di separare l'entusiasmo della narrazione politica dall'applicabilità pratica e dai rischi strutturali.

Sebbene l'articolo in questione (leggi qui) ,risalente a maggio 2025, presenti il progetto come una svolta democratica, una disanima obiettiva mette in luce luci e ombre di questo approccio.
Un'analisi critica dei pro e dei contro sottesi al progetto "Partecipa Perugia"? Eccola!
Disanima critica sulle "Le Case della Partecipazione" tra Utopia e Realtà.
I punti di forza.
Il pregio maggiore è il tentativo di scardinare la politica dei social media. Riportare le persone in stanze fisiche (CVA, hub di comunità) costringe al dialogo civile e alla mediazione, elementi che l'algoritmo digitale ha eroso. È un investimento nel "capitale sociale" della città.
Il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Politiche suggerisce che non si tratti di semplici "chiacchiere da bar". L'uso di metodologie strutturate (come i gruppi crescenti) e il monitoraggio dei risultati servono a dare rigore e continuità, evitando che il progetto svanisca dopo i primi mesi di entusiasmo.
Il riconoscimento del policentrismo: Perugia è una città complessa e frammentata. Leggere che si vogliono dare "pari dignità e attenzione" a ogni quartiere è un riconoscimento necessario di un limite storico della politica perugina, spesso troppo concentrata sul centro storico a discapito delle periferie-dormitorio.
L'Amministrazione condivisa come norma: L'obiettivo di modificare i regolamenti comunali è lungimirante. Se la partecipazione diventa "norma", smette di essere una concessione della giunta di turno e diventa un diritto acquisito del cittadino.
Le criticità e i rischi.
Tra le righe si legge l'appello a essere "antenne e moltiplicatori". Il rischio concreto è che a partecipare siano sempre e solo i cittadini già attivi, i "professionisti della partecipazione" o le fazioni più vicine all'area politica della giunta. Il pericolo è creare una"camera dell'eco" che esclude la maggioranza silenziosa o chi è realmente disilluso.
Il percorso è articolato in otto azioni strategiche e dura tre anni. In un mondo che corre veloce, esiste il rischio reale che i tempi della co-progettazione siano troppo lunghi rispetto all'urgenza dei problemi (strade, sicurezza, rifiuti). Il cittadino potrebbe percepire queste fasi come "perdite di tempo" burocratiche.
L'articolo parla di "rappresentanti volontari scelti dai quartieri". Affidare la democrazia partecipativa al volontariato è un'arma a doppio taglio: senza risorse o potere decisionale reale, il rischio di una sindrome da stress dei cittadini è altissimo. Se il parere delle Case non sarà vincolante, la frustrazione supererà il senso di appartenenza.
Cosa succede se la "progettazione condivisa" dei cittadini si scontra con i vincoli tecnici o di bilancio del Comune? L'articolo non chiarisce come verranno gestite le aspettative deluse. Il rischio è generare un senso di "falsa democrazia" se, alla fine, le decisioni rimangono puramente in capo alla giunta.
Rileggendo l'articolo oggi, ci si deve chiedere quanto di quel "sogno collettivo" si sia trasformato in infrastruttura reale e quanto sia rimasto slogan elettorale. La "meravigliosa fatica" citata dalla Sindaca rischia di diventare solo "fatica" se non supportata da investimenti economici concreti oltre che metodologici.
Conclusione
Il progetto "Partecipa Perugia" emerge come un ambizioso esperimento di ingegneria sociale. Il successo o il fallimento, "leggendo tra le righe", non si misura dal numero di partecipanti al primo incontro, ma dalla capacità dell'amministrazione di cedere realmente quote di potere decisionale ai territori, accettando anche il dissenso che la democrazia dal basso inevitabilmente produce.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")


Le buche nobili e le buche plebee delle strade di Perugia.

Leggiamo "tra le righe" delle recenti deliberazioni del Comune di Perugia (in particolare la DGC del 17 dicembre 2025 e le variazioni di bilancio collegate al DUP 2026-2028 -leggi qui-). Si nota una strategia politica e finanziaria molto precisa, che va oltre i semplici annunci dei "4 milioni per le strade".
Ecco l'analisi di ciò che emerge dai documenti tecnici e dai flussi di cassa:
Il gioco dei "Residui" e l'Unificazione dei Progetti.
Nelle pieghe della delibera di dicembre 2025, si nota che lo stanziamento di 3,7 milioni di euro non è composto interamente da "nuove risorse" fresche di bilancio.
Cosa c'è scritto? Il Comune ha accorpato il progetto di via dei Loggi (1,2 milioni) con un "residuo 2025" di 2,5 milioni.
Tra le righe: Questo significa che una parte consistente dei fondi era già stanziata ma non spesa o rimasta "incagliata" in passate programmazioni. L'amministrazione Ferdinandi sta facendo un'operazione di pulizia e accelerazione: recupera somme dormienti per iniettarle subito in cantieri visibili, evitando che i fondi vadano in avanzo vincolato (e quindi diventino più difficili da usare).
La "Scommessa" della Qualità contro il "Debito Manutentivo"
L'assessore Zuccherini parla spesso di "interventi strutturali".
La verità tecnica? Per una città come Perugia, 3,7 milioni l'anno coprono circa 15-20 km di strade in modo serio (rifacimento profondo). Perugia ha oltre 1.000 km di rete viaria!
Tra le righe: La giunta ha ammesso implicitamente che non può aggiustare tutto. La scelta politica è quella di "sacrificare" le strade secondarie e le frazioni minori (che continueranno a ricevere solo piccoli interventi d'urgenza) per concentrare la potenza di fuoco sulle grandi arterie (via Cortonese, via XX Settembre, via dei Loggi). È una scelta di visibilità e sicurezza sui grandi flussi, a discapito della capillarità.
E l'ombra del Minimetrò sul Bilancio Strade?
Tra le righe delle discussioni in Commissione Bilancio (dicembre 2025) è emerso un dato critico: la manutenzione straordinaria del Minimetrò richiederà 11 milioni nel 2026 e 11,5 milioni nel 2027.
Poiché queste somme per il Minimetrò non erano state accantonate negli anni passati, il bilancio comunale è sotto forte stress.
E l'effetto sulle strade di questa situazione?

Nonostante i 24 milioni "recuperati" dalla rinegoziazione dei mutui, la necessità di coprire i costi fissi del trasporto pubblico limita la possibilità di aumentare ulteriormente il budget per l'asfalto. La "verità" è che il piano strade attuale è il massimo sforzo possibile, ma resta insufficiente rispetto al degrado accumulato nell'ultimo decennio.
Una strategia comprensibile: L'uso delle "Imprese Locali" come ammortizzatore sociale.
Dall'ultima gara (Piano 2024), chiusa a fine 2025, sono risultate vincitrici 4 ditte umbre.
Il Comune sta frammentando i lavori in lotti non solo per velocità, ma per permettere alle medie imprese del territorio di partecipare (gare troppo grandi attirerebbero solo colossi nazionali).
Tra le righe: Questo crea un "circolo virtuoso" politico-economico: i soldi delle tasse dei perugini tornano alle aziende locali, garantendo un consenso più solido rispetto all'efficienza pura di un unico grande appalto nazionale.
Sintesi della "Verità"!
L'amministrazione sta operando un "pronto soccorso d'eccellenza":
Concentra i soldi dove passano più auto per massimizzare la percezione di miglioramento.
Usa l'inversione procedimentale per aprire i cantieri in tempi record (entro la primavera 2026).
Nasconde la carenza strutturale di fondi (dovuta ai costi del Minimetrò e ai tagli provinciali) dietro un'efficace comunicazione sui "milioni recuperati".

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")​


Il verde pubblico visto dalla politica comunale.

L'articolo pubblicato su Perugia Comunica (qui) presenta un'analisi degli interventi dell'amministrazione Ferdinandi sul verde pubblico. Pur essendo un comunicato istituzionale dai toni positivi, una lettura "tra le righe" permette di far emergere alcune tensioni politiche, criticità gestionali e scelte strategiche che meritano una riflessione critica.
Ecco alcune considerazioni su ciò che si legge "tra le righe":
La rottura politica con il passato.
L'uso di espressioni come "cambio di passo" e la dichiarazione dell'assessore Grohmann ("prenderci cura delle alberature come non era mai stato fatto in passato") sono un attacco diretto alla precedente gestione (giunta Romizi).
Critica implicita: Si suggerisce che per anni il verde sia stato gestito in modo emergenziale, poco scientifico o semplicemente trascurato. L'enfasi sulla "cura" serve a legittimare l'attuale amministrazione come "tecnica" e "competente" rispetto a una presunta approssimazione precedente.
Il conflitto tra Alberi e Infrastrutture (Illuminazione).
Un punto centrale dell'articolo riguarda lo stanziamento di 180.000 € per risolvere le "interferenze" tra alberi e illuminazione pubblica.
Lettura critica: Qui emerge una visione utilitaristica dell'albero. Se da un lato si parla di "esseri viventi", dall'altro l'albero viene descritto quasi come un ostacolo fisico alla sicurezza stradale (le "ombre portate" sui passaggi pedonali). Il rischio è che, sotto la bandiera della sicurezza, si proceda a potature drastiche per dare spazio ai lampioni, subordinando la salute della pianta alla funzionalità dell'infrastruttura elettrica.
La "Sicurezza" come scudo per le potature.
L'articolo insiste molto sul concetto di sicurezza legata agli "eventi meteorologici estremi".
Considerazione: In un periodo di forte sensibilità ambientale, le amministrazioni sanno che abbattere o potare pesantemente gli alberi attira critiche feroci dai cittadini. Giustificare gli interventi con la "sicurezza" e le "indagini strumentali" di professionisti serve a costruire uno scudo tecnico preventivo contro eventuali proteste degli ambientalisti. Si dice, in sostanza: "Lo facciamo per la vostra incolumità, ce lo dicono i tecnici".
La gestione basata sulle "Segnalazioni".
La sindaca Ferdinandi menziona le "tantissime segnalazioni" dei cittadini che chiedevano interventi attesi da tempo.
Critica implicita: Questo rivela che l'agenda della manutenzione è ancora fortemente influenzata dalla pressione popolare e dal "pronto intervento" segnalato dall'utente, più che da un piano pluriennale di monitoraggio costante e invisibile. Il rischio è una gestione del verde "a macchia di leopardo", dettata da chi protesta più forte.
L'adeguatezza delle risorse.
Viene sbandierato un investimento di circa 430.000 euro.
Riflessione economica: Per una città delle dimensioni di Perugia, con un patrimonio arboreo vasto e complesso, mezzo milione di euro è una cifra significativa ma probabilmente ancora insufficiente per una vera manutenzione "sistemica" e capillare di tutto il territorio (dalle periferie alle aree interne). L'enfasi sulla cifra serve a dare un'idea di imponenza a un intervento che, nella realtà operativa di un ufficio verde, potrebbe coprire solo le criticità più urgenti.
L'uso del linguaggio "Ecosistemico".
Si parla di "servizi ecosistemici" e "benessere".
Osservazione: È l'adozione di un nuovo glossario politico-ambientale. Tuttavia, nell'articolo questi termini rimangono sullo sfondo rispetto alla "sicurezza" e al "decoro". La sfida "tra le righe" è capire se l'amministrazione vede l'albero come un alleato contro il cambiamento climatico (isole di calore, assorbimento CO2) o semplicemente come un elemento d'arredo che non deve creare problemi ai lampioni e alle macchine parcheggiate.
In sintesi.
L'articolo tenta di narrare una nuova era di competenza e cura, ma tradisce la difficoltà cronica di conciliare la natura viva (gli alberi) con una città pensata per le auto e l'illuminazione artificiale. La vera prova della "cura" promessa non sarà nel numero di potature effettuate, ma nella capacità di far sopravvivere le piante in salute senza mutilarle in nome della visibilità stradale.

Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")