La fame nel mondo
La possibilità a un'alimentazione adeguata non è solo un principio morale, ma un diritto umano fondamentale sancito dal diritto internazionale
La crisi alimentare nel mondo!

L'articolo
a cui il
gruppo informale "Perugia Social City" fa
riferimento, pubblicato da Vatican News nell'aprile 2026 (leggi
qui),
si inserisce nel contesto della diffusione del Rapporto Globale sulle
Crisi Alimentari (GRFC) 2026, una pubblicazione curata da un'alleanza
internazionale che include ONU, Unione Europea e altre organizzazioni
umanitarie.
Ecco
i punti chiave emersi da quel rapporto e dal dibattito internazionale
di quel periodo:
La
situazione globale: una crisi senza precedenti.
Il
rapporto ha evidenziato come la fame acuta sia raddoppiata
nell'ultimo decennio. Il dato più allarmante, citato anche nelle
analisi di quel periodo, è che per la prima volta nella storia del
rapporto sono state dichiarate ufficialmente condizioni di carestia
in due aree distinte nello stesso anno: la Striscia di Gaza e alcune
zone del Sudan.
Le
cause principali.
Conflitti:
Rimangono la causa primaria dell'insicurezza alimentare, distruggendo
le infrastrutture, bloccando la produzione agricola e impedendo
l'accesso umanitario.
Sfollamenti
forzati: Nel 2025, oltre 85 milioni di persone sono state costrette
ad abbandonare le proprie case, rendendole significativamente più
vulnerabili alla fame rispetto alle comunità ospitanti.
Instabilità
geopolitica: Nell'aprile 2026, il dibattito si è concentrato molto
sul rischio legato allo Stretto di Hormuz. La chiusura o le
difficoltà nel transito in quest'area cruciale hanno minacciato il
commercio globale di fertilizzanti e materie prime agricole, con la
FAO che ha avvertito del rischio di un'ulteriore crisi alimentare
globale (simile a quella post-pandemia) a causa dell'aumento dei
costi dei combustibili fossili e dei trasporti.
L'impatto
sui minori.
L'UNICEF
ha lanciato un forte appello in quel periodo, sottolineando che nel
2025 oltre 35 milioni di bambini in 23 Paesi sono stati colpiti da
malnutrizione acuta, di cui quasi 10 milioni in forma grave. La
critica principale rivolta ai leader mondiali è stata quella di una
mancanza di volontà politica: la disponibilità di cibo esisterebbe,
ma mancano i finanziamenti e la volontà di garantire accesso
all'alimentazione, acqua potabile e servizi essenziali.
Il
ruolo delle istituzioni (ONU/UE).
L'appello
congiunto delle agenzie umanitarie e istituzionali (come FAO, UNICEF,
PAM e UE) si è concentrato su tre priorità:
Finanziamenti
immediati: Aumentare gli aiuti salvavita, che all'epoca erano tornati
ai livelli minimi di un decennio prima.
Accesso
umanitario: Garantire che gli aiuti possano raggiungere le
popolazioni colpite, specialmente nelle zone di conflitto.
Pace
duratura: Riconoscere che senza la fine dei conflitti, ogni
miglioramento (come si è visto nel caso di Gaza, dove la tregua
aveva temporaneamente rallentato la carestia) è estremamente fragile
e può vanificarsi in breve tempo.
In
sintesi, il documento sottolinea il passaggio da una crisi alimentare
temporanea a una condizione strutturale, dove la fame è usata o
subita come conseguenza diretta di guerre, instabilità economica
globale e negligenza nella risposta umanitaria internazionale.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
La fame nel mondo e lo "Sprecometro"

Lo
Sprecometro,
l'applicazione lanciata dall'Osservatorio internazionale Waste
Watcher (diretto dal professor Andrea Segrè) e basata sul lavoro
della campagna "Reduce".
Lo
Sprecometro è uno strumento digitale pensato per combattere lo
spreco alimentare domestico, che rappresenta una delle quote più
rilevanti dello spreco complessivo di cibo in Italia e nel
mondo.
Come è nostro uso il
gruppo informale "Perugia Social City" vuole effettuare
un'analisi dei suoi vantaggi, utilità e dei potenziali limiti
(svantaggi).
Che
cos'è lo Sprecometro?
È
un'applicazione gratuita che agisce come un "diario" dello
spreco alimentare. L'utente registra i cibi che getta via, la
quantità (in grammi) e la tipologia di alimento. L'app elabora
questi dati fornendo una misurazione in termini economici (soldi
sprecati) e ambientali (impronta idrica e di carbonio).
Vantaggi
e Utilità.
Consapevolezza
(l'effetto "Mirror"):
Il
principale pregio dell'app è quello di rendere visibile
l'invisibile. Molte famiglie non hanno la percezione reale di quanto
cibo buttano. Vedere tradotto in euro lo spreco settimanale o mensile
agisce come un forte deterrente psicologico ("nudge").
Educazione
alimentare:
L'app
non si limita a misurare, ma suggerisce comportamenti virtuosi, come
la gestione corretta delle scadenze, il corretto stoccaggio dei cibi
in frigorifero e suggerimenti su come riutilizzare gli
avanzi.
Monitoraggio
ambientale:
Oltre
al risparmio economico personale, l'app calcola l'impatto ambientale
(CO2 equivalente risparmiata e litri d'acqua non sprecati). Questo
lega il gesto quotidiano a una responsabilità globale (Obiettivi di
Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030).
Benchmarking:
Gli
utenti possono confrontare il proprio comportamento con la media
nazionale, il che stimola un senso di emulazione positiva e una sorta
di "sfida" a migliorare le proprie abitudini.
Possibili
Svantaggi o Limiti.
Il
fattore "attrito" (User Experience):
Il
limite principale di qualsiasi applicazione di tracking manuale è la
costanza. Per essere efficace, l'utente deve inserire i dati ogni
volta che getta qualcosa. Questa attività richiede tempo e
disciplina; se l'utente la percepisce come una scocciatura, tenderà
ad abbandonare l'app dopo pochi giorni.
Soggettività
delle stime:
Poiché
l'inserimento è manuale e basato su stime visive dell'utente (es.
"ho buttato metà mela"), i dati potrebbero non essere
sempre precisi al grammo. Tuttavia, ai fini della consapevolezza,
l'ordine di grandezza è comunque sufficiente per generare l'effetto
desiderato.
Soluzione
parziale:
L'app
agisce sulla parte finale della catena (il consumo domestico).
Sebbene il contributo sia fondamentale, essa non risolve lo spreco a
monte (filiera di produzione, distribuzione e vendita), che richiede
interventi strutturali, legislativi e tecnologici di tutt'altra
natura.
Digital
Divide:
L'utilizzo
è riservato a chi ha confidenza con gli strumenti digitali. Le fasce
di popolazione più anziane, che spesso detengono abitudini di
consumo radicate, potrebbero trovare difficoltà o non avere
interesse ad utilizzare un'applicazione per questo scopo.
In
sintesi.
Lo
Sprecometro è uno strumento eccellente per il cambiamento culturale.
Non deve essere visto come una "contabilità domestica"
rigida, ma come un allenatore che aiuta a passare da un'abitudine di
spreco inconsapevole a un modello di consumo responsabile.
Il
suo successo dipende interamente dalla capacità dell'utente di
integrare il gesto dell'inserimento nella propria routine quotidiana.
Se usato con costanza, lo Sprecometro trasforma il "buttare"
da gesto automatico e indifferente a scelta consapevole, portando
inevitabilmente a una riduzione dei costi sulla spesa familiare e a
un minore impatto ecologico.
Giampiero Tamburi (coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")
ONU: Obbiettivo 2030 "Fame Zero"!

Il
Global Hunger Index (GHI) 2025 delinea uno scenario estremamente
preoccupante, che solleva dubbi profondi (se
non un netto scetticismo)
sulla possibilità di raggiungere l'obiettivo "Fame Zero"
entro il 2030.
Ecco
un'analisi incisiva, dell'associazione
"Perugia Social City",
basata sui dati del rapporto:
La
frenata drammatica: un obiettivo che si allontana.
Il
dato più allarmante è la stagnazione quasi totale: dopo anni di
progressi costanti fino al 2016, il miglioramento globale si è
praticamente fermato. Con l'attuale ritmo di progresso, le proiezioni
indicano che la fame non sarà sradicata prima del 2137, ben oltre il
traguardo del 2030 prefissato dalle Nazioni Unite.
Le
"tre forze" che sabotano il progresso.
Il
rapporto identifica chiaramente le dinamiche che stanno vanificando
gli sforzi internazionali:
Conflitti
armati come arma di guerra:
La fame è sempre più utilizzata deliberatamente come strumento
bellico (es. Gaza, Sudan). Questi conflitti non solo distruggono le
infrastrutture alimentari, ma creano flussi migratori e crisi
umanitarie che annullano decenni di sviluppo.
Crisi
climatica:
Gli shock ambientali, sempre più frequenti e intensi, rendono
fragile l'agricoltura di sussistenza, soprattutto nelle regioni già
vulnerabili come l'Africa subsahariana e l'Asia
meridionale.
Inversione
delle priorità politiche:
Mentre le necessità aumentano, gli aiuti umanitari sono in calo. Si
assiste a un pericoloso paradosso: le risorse globali vengono
dirottate verso le spese militari, indebolendo drasticamente la
capacità di risposta ai sistemi di emergenza.
Una
realtà "invisibile".
Il
report sottolinea che in molti paesi (come la Corea del Nord o zone
colpite da conflitti estremi) i dati sono frammentari o mancanti.
Questo crea un "vuoto di consapevolezza": laddove i sistemi
di monitoraggio vengono smantellati, le necessità umane diventano
invisibili e, di conseguenza, non ricevono alcun tipo di
assistenza.
È
possibile una svolta?
Nonostante
il quadro desolante, il GHI 2025 non è solo una cronaca di un
fallimento annunciato, ma un atto d'accusa che indica dove agire:
Dal
breve al lungo periodo:
Gli aiuti attuali sono limitati ai casi più acuti ("sopravvivenza").
Il salto di qualità richiede investimenti strutturali: sistemi di
allerta precoce, riforme agrarie, infrastrutture resilienti al clima
e, soprattutto, la protezione legale del "diritto al
cibo".
Esempi
virtuosi:
Paesi come Mozambico, Ruanda e alcune zone dell'America Latina
dimostrano che, dove vi è volontà politica, investimenti mirati e
politiche sociali stabili, la fame può diminuire significativamente
anche in contesti difficili.
Conclusione:
il fallimento della volontà politica.
L'analisi
incisiva che emerge è che la tecnologia e le risorse per sconfiggere
la fame teoricamente esistono; ciò che manca è la volontà
geopolitica. Il 2025 segna il ventesimo anno del GHI, e il messaggio
è chiaro: continuare con l'attuale approccio frammentario significa
accettare il fallimento dell'Agenda 2030. La "normalizzazione"
della fame come sottoprodotto inevitabile dei conflitti e dei
cambiamenti climatici è il vero pericolo che trasforma una crisi
umanitaria in una catastrofe di civiltà.
In
sintesi: l'obiettivo 2030 è matematicamente fuori portata nelle
condizioni attuali. La possibilità di raggiungerlo non dipende da
soluzioni tecniche, ma dalla capacità della comunità internazionale
di riordinare le priorità, fermare l'uso del cibo come arma e
tornare a investire nella cooperazione piuttosto che nella
militarizzazione.
Giampiero Tamburi (coordinatore gruppo informale "Perugia Social City")
Come è manipolata la fame nel mondo!

L'articolo
che "Perugia
Social City" ha
indicato (leggi
qui) propone
una disamina critica, basata sul pensiero di Jean Ziegler (sociologo,
diplomatico ed ex relatore speciale ONU per il diritto
all'alimentazione), riguardo alle cause strutturali della fame nel
mondo.
Ecco
una sintesi dei punti principali trattati nel testo:
La
tesi centrale.
Ziegler
sostiene che la fame non sia un fenomeno naturale o inevitabile
dovuto alla scarsità di cibo, ma il risultato di una specifica
geopolitica della fame orchestrata da grandi corporazioni
agro-alimentari, in complicità con istituzioni internazionali come
il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), il FMI (Fondo
Monetario Internazionale) e la Banca Mondiale.
I
meccanismi di controllo.
L'articolo
evidenzia come il mercato alimentare mondiale sia estremamente
concentrato!
Monopoli:
Un numero esiguo di aziende controlla percentuali schiaccianti del
mercato globale di semi, pesticidi, fertilizzanti e distribuzione.
Queste corporazioni
possiedono risorse finanziarie che superano il budget di molti Stati
in cui operano.
Condizionamento
delle politiche:
Queste multinazionali hanno il potere di influenzare le decisioni
economiche dei governi e delle organizzazioni internazionali,
imponendo la liberalizzazione selvaggia e la privatizzazione come
uniche soluzioni per combattere la fame.
Critica
alla "soluzione" del mercato.
Secondo
l'articolo, le corporazioni giustificano la loro posizione sostenendo
che la fame si sconfigge aumentando la produzione agricola attraverso
l'industrializzazione tecnologica e l'eliminazione delle piccole
aziende locali, considerate "poco produttive". Ziegler
contesta questo approccio.
Distruzione
dell'agricoltura locale:
La liberalizzazione forzata (riduzione dei dazi, eliminazione dei
sussidi ai piccoli contadini) espone gli agricoltori locali alla
concorrenza spietata delle multinazionali, portandoli spesso al
fallimento e privandoli dei mezzi di sussistenza.
Il
caso del Ghana:
Viene citato l'esempio del Ghana, dove le politiche imposte dal FMI
hanno distrutto la produzione locale di riso, rendendo il paese
dipendente dalle importazioni.
Speculazione:
Le aziende attive nel commercio di materie prime creano meccanismi di
prezzo che favoriscono l'aumento dei costi del cibo.
Esempi
critici.
Il
testo porta l'esempio della multinazionale Cargill, accusata
di:
Controllare
l'intera filiera (dai concimi al trasporto, alla
macellazione).
Utilizzare
pratiche produttive controverse (trattamenti chimici sulla
carne).
Operare
in paesi (come l'Uzbekistan) dove lo sfruttamento del lavoro minorile
nella produzione di cotone è documentato.
Ostacolare
l'aiuto umanitario: l'articolo riporta che, in alcune conferenze
internazionali, il WTO ha criticato la distribuzione gratuita di cibo
(es. nei campi profughi) perché considerata una distorsione del
mercato libero, sostenendo che ogni prodotto debba avere un prezzo
commerciale.
Conclusione.
L'articolo
si chiude con una nota di denuncia: le politiche attuali, dettate da
logiche di puro profitto, sono percepite come nemiche del diritto
all'alimentazione. La resistenza delle nazioni del Sud del mondo
contro i dettami delle organizzazioni internazionali viene presentata
come una lotta necessaria e ancora in corso.
Giampiero Tamburi Coordinatore del gruppo informale "Perugia Social City")






